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ECONOMIA 21 Novembre Nov 2014 0947 21 novembre 2014

Draghi: «La situazione dell'inflazione in Ue è sempre più difficile»

Il presidente della Bce lancia l'allarme: «Servono riforme per attirare investimenti». E Piazza Affari vola.

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Mario Draghi, presidente della Bce.

Mario Draghi ha fatto il punto sullo scenario economico nel Vecchio Continente, tracciando uno scenario che vede l'Europa in difficoltà, con una ripresa che ancora stenta ad arrivare. Dopo aver già commentato che la ripresa è sempre più a rischio, il presidente della Bce, intervenendo a Francoforte ha detto che «la situazione dell'inflazione nell'Eurozona è diventata sempre più difficile».
Con poche parole il numero uno dell'Eurotower ha avvicinato ulteriormente il quantitative easing, l'acquisto massiccio di titoli.
«La Bce», ha proseguito, «farà tutto quello che dobbiamo fare per alzare l'inflazione e le aspettative d'inflazione il più veloce possibile, e se l'attuale politica monetaria non è efficace abbastanza aumenteremo la pressione ampliando ulteriormente i canali attraverso cui interveniamo».
«RIPRESA IMPROBABILE». Sul futuro Draghi vede grigio, con il motore della ripresa ancora fermo. «L'indice Pmi dell'Eurozona», ha sottolineato, «suggerisce che una ripresa più forte è improbabile nei prossimi mesi, con i nuovi ordini in calo per la prima volta dal luglio 2013».
Il banchiere detto che la Bce è «impegnata a ricalibrare le dimensioni, il ritmo e la composizione degli acquisti di titoli, se necessario, per rispettare il proprio mandato».
RIFORME STRUTTURALI PER GLI INVESTIMENTI. Perché l'Europa possa ripartire, secondo Draghi servono «appropriate riforme strutturali per creare un ambiente imprenditoriale dove i nuovi investimenti siano attraenti». E per raggiungere questi obiettivi, «la politica di bilancio complessiva dell'Eurozona deve andare nella stessa direzione impressa dalla politica monetaria espansiva della Bce in modo da spingere la fiducia, e cioè coerente con le regole di governance fiscale».
Così, dopo il 'credit easing' portato avanti con acquisti di bond garantiti e da oggi prestiti cartolarizzati, oltre ai prestiti Tltro per le pmi con l'obiettivo di espandere l'attivo verso i 3 mila miliardi, Draghi non ha mancato di osservare che Fed e BoJ hanno portato a una significativa svalutazione dei rispettivi tassi di cambio» proprio nel giorno in cui la Banca popolare della Cina taglia i tassi di 0,4 punti percentuali al 5,6% per aiutare una crescita che delude.
NO STRALI BUNDESBANK. Con le sue parole Draghi vincola la Bce, di fronte ai mercati, a un rilancio delle misure se l'inflazione non accelererà.
A differenza di quanto accaduto nei mesi scorsi, su di lui non piombano gli strali della Bundesbank: parlando poco dopo, il presidente (e consigliere Bce) Jens Weidmann, fino a poco tempo fa fermo oppositore del 'QE', ha evitato ogni riferimento alla politica monetaria della Bce e aggiunge, a margine «non ci si può commentare a vicenda ogni volta».
Segno, forse che Berlino comincia ad avvertire i rischi che il mix bassa inflazione-stagnazione economica in varie parti d'Europa comporta per la Germania.
BORSE FESTEGGIANO. A prescindere da quanto la Bce potrà essere efficace contro la stagnazione di Francia e Italia, i mercati festeggiano: Borse in volata dopo le parole di Draghi, con Milano che mette a segno un +3,8%, seguita da Francoforte e Parigi (+2,6%) e Londra (+1,08%).
Lo spread scende sotto quota 150, il tasso del Btp decennale piomba al minimo storico (2,21%) e l'euro va a picco fino sotto la soglia 1,24 dollari.
POSSIBILE OK GERMANIA. Ma lo sfondo dell'apertura di Draghi è anche politico.
La Germania vorrebbe capitolare legando l'acquisto dei titoli di Stato, considerato fino a poco tempo fa un'eresia a Berlino, a un accordo con cui il 'Sud' d'Europa s'impegna alle riforme strutturali.
Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, ha spiegato che l'Eurozona ha bisogno di un ministro delle Finanze dei Diciotto.

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