Jean Claude Juncker 141110125347
BRUXELLES 22 Novembre Nov 2014 2004 22 novembre 2014

Ue, piano Juncker: presentati 1.800 progetti, Italia prima

La lista di Roma vale 87,1 miliardi per i prossimi tre anni. Gb seconda con 62 mld.

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Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

Ben 87,1 miliardi di euro da investire nei prossimi tre anni attraverso decine, centinaia di progetti grandi e piccoli nei settori dei trasporti, dell'energia, delle telecomunicazioni e dell'istruzione.
Questa, in estrema sintesi, la 'lista della spesa' presentata da Roma a Bruxelles in vista della messa a punto del piano Juncker per sostenere il rilancio della crescita e dell'occupazione in Europa.
E che fa dell'Italia il maggiore 'richiedente' davanti Gran Bretagna (62,7 miliardi), Spagna (51) e Francia (48,4).
I dati sono stati messi nero su bianco in una bozza del rapporto della Task Force Commissione Ue-Bei voluta dall'Ecofin proprio per contribuire al lavoro in corso a Bruxelles per mettere a punto il piano da 300 miliardi annunciato da Jean-Claude Juncker davanti al parlamento europeo nei mesi scorsi. E di cui dovrebbe tornare a parlare, sempre a Strasburgo, il 26 novembre.
1.800 PROGETTI PER 1.100 MILIARDI. La discussione sugli strumenti finanziari da utilizzare per sostenere gli investimenti e sul loro 'quantum' è ancora in corso. Ma intanto quasi tutti i Paesi - all'appello mancano ancora Germania, Olanda e Portogallo - hanno presentato i loro 'desiderata'. Complessivamente i progetti approdati a Bruxelles sono stati 1.800 per un valore complessivo di 1.100 miliardi, di cui 396 da spendere entro il prossimo triennio.
Prima di diventare definitiva, la lista dei progetti da finanziare - che dovrebbe essere sul tavolo dell'Ecofin del 9 dicembre e poi su quello del vertice europeo di fine anno - subirà inevitabilmente sforbiciate e razionalizzazioni, anche attraverso accorpamenti e simili.
ITALIA IN POLE POSITION. Intanto però l'Italia, in questa corsa al sostegno Ue, parte in pole position. E la possibilità che gli investimenti destinati alle opere presentate a Bruxelles possano essere scorporati dal calcolo di deficit e debito rende l'operazione ancora più interessante per il nostro Paese.
Nel suo documento, la Task Force - di cui fanno parte anche rappresentanti degli Stati membri - sottolinea la necessità di mettere in campo nuovi strumenti per rilanciare la crescita evidenziando che mediamente nell'Ue gli investimenti sono diminuiti del 15%, in termini reali, rispetto ai livelli pre-crisi. E nei Paesi più colpiti, il calo è andato dal 25 fino al 60%. Inoltre, «la ripresa appare particolarmente debole».
COSTO STIMATO IN 217 MILIARDI. Per questo, si legge nella bozza del rapporto, «è imperativo trovare il modo di rompere il circolo vizioso» venutosi a creare. Trasformandolo in un «circolo virtuoso» dove i progetti d'investimento contribuiscano a un incremento dell'occupazione, della domanda, «ma soprattutto a un sostanziale incremento del potenziale di crescita».
Nella lista allegata al rapporto, i progetti italiani elencati interessano praticamente tutto il Paese e hanno un costo totale (cioè al di là delle spese previste per il triennio 2015-2017) stimato in 217 miliardi, pari al 14% del Pil. E vanno dallo sviluppo di elettrodotti, alla realizzazione di gasdotti, di smart grid e iniziative per l'efficienza energetica.
A cui si aggiungono quelli regionali per lo sviluppo delle reti a banda larga e quelli che riguardano collegamenti autostradali, ferroviari, scali portuali e aeroportuali.
Ma anche interventi a favore delle piccole e medie imprese, di iniziative nel campo della ricerca e dell'innovazione nonché in quello dell'istruzione e della formazione.

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