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IMPRESE 24 Novembre Nov 2014 0841 24 novembre 2014

Francia, paradiso fiscale per i colossi hi-tech

Sgravi, sussidi, ingegneri preparati: le grandi imprese digitali guardano Oltralpe. Così Hollande attira gli investimenti stranieri. E bilancia la disoccupazione.

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Il presidente francese François Hollande.

Per 20 anni il paradiso fiscale del Vecchio Continente è stata l’Irlanda: ha offerto la tassazione più bassa d’Europa ad aziende di tutto il pianeta.
Non è un caso che i giganti dell’economia digitale come Apple, Google o Facebook abbiano scelto proprio Dublino come quartier generale delle loro operazioni europee e internazionali. Facendo assomigliare il Paese sempre più a una Silicon Valley.
GLI SGRAVI SONO FRANCESI. Ora però le grande società di Information technology (It) che cercano territori “ospitali” da un punto di vista fiscale potrebbero a sorpresa scegliere la Francia. Non come base operativa, ma come polo per l’innovazione.
Il motivo? Sono attratte da incubatori creati dal governo e soprattutto da importanti sgravi sulle tasse su ogni spesa catalogabile sotto la voce ricerca e sviluppo.
VANTAGGI PER 5,6 MILIARDI. Solo nel 2014 i vantaggi fiscali per il settore della Ricerca & sviluppo ammontano a 5,6 miliardi di euro.
Più di 17 mila società, dal campo della biotecnologia all’energia, dai software al mondo del videogiochi, hanno approfittato delle agevolazioni fiscali e sussidi all’innovazione messi in campo dalla Francia con uno sgravio fiscale medio di circa 323.500 euro.
L'obiettivo del governo Hollande è replicare il successo dell'industria finanziaria britannica e la solidità ed efficacia del settore manifatturiero tedesco.

Oltre 20 mila imprese straniere Oltralpe

La sede di Google a Dublino.

Secondo i dati rilasciati dal ministero dell’Economia e delle Finanze e dal ministero del Commercio estero francese, il Paese conta oltre 20 mila imprese straniere che rappresentano circa 2 milioni di posti di lavoro.
Solo nel 2013 ci sono stati ben 685 nuovi progetti d’investimento esteri e 146 nuove imprese hanno scelto di impiantarsi in Francia.
BOOM DI INVESTIMENTI STRANIERI. La Francia infatti è il quarto Paese al mondo per stock d’investimenti stranieri diretti (Ide) con ben 1.081 miliardi di dollari in entrata nel 2013, dietro gli Stati Uniti, la Cina e il Regno Unito.
Sempre nel 2013 le entrate dirette sono aumentate del 3,3%, pari a 12,7 miliardi di euro.
DUBLINO HA GLI OCCHI DELL'UE ADDOSSO. Sul fronte della tassazione, certo, non c’è paragone con l’Irlanda: lì l’aliquota sulla corporate tax del 12,5% è meno della metà di quella francese (che è al 33,3%), ma il Paese celtico sta attraversando un periodo difficile da quando ha gli occhi dell’Unione europea puntati addosso.
Il motivo è proprio legato al trattamento di estremo favore riservato - sottoforma di scappatoie fiscali - a tutte le imprese estere che decidono di mettere piede in Irlanda.
IL 'DOUBLE IRISH' NEL MIRINO EUROPEO. All’aliquota sulla corporate tax (una delle più basse d’Europa), si aggiunge infatti anche quello che è chiamato il “double Irish”: la possibilità cioè di ridurre le tasse sui profitti quasi a zero.
Opportunità che però dovrebbe chiudersi a partire da gennaio 2015 anche se, come ha spiegato il ministero delle Finanze irlandese, le società che ne usufruiscono oggi potranno goderne fino al 2020.

L'ecosistema tecnologico bilancia la disoccupazione francese

Hollande al vertice di Milano sulla crescita e il lavoro.

Le agevolazioni fiscali in Francia hanno contribuito a creare un ecosistema tecnologico che ha generato numerosi posti di lavoro, e che potrebbe contribuire anche a ridimensionare il record negativo della disoccupazione nel Paese sul quale la politica di Hollande è messa ormai da tempo a dura prova.
EREDITÀ DI SARKOZY. Non è un caso infatti che questa misura - introdotta nel 1980 e sviluppata dal presidente Sarkozy - sia una delle poche eredità che Hollande ha raccolto dal suo predecessore.
La mossa, che forse inizialmente aveva come obiettivo principale trattenere i talenti francesi, alla fine ha raggiunto anche un altro scopo: attrarre le grandi società straniere e convincerle a impiantare lì un loro centro di ricerca e sviluppo assumendo anche personale locale.
MICROSOFT, ACCORDO CON INRIA. Lo ha fatto Microsoft che ha siglato un accordo con Inria, l’agenzia nazionale dedicata alla scienza e alla tecnologia che ha dato vita a un laboratorio - creato otto anni fa - che oggi ospita circa 100 scienziati e lavora su temi complessi come la sicurezza dei software o l’informatica applicata alla salute.
HUAWEI NEL POLO DI SOPHIA ANTIPOLIS. Fra i big della tecnologia che hanno scoperto la Francia c’è anche la cinese Huawei che ha impiantato un nuovo centro di ricerca e sviluppo nel polo tecnologico di Sophia Antipolis, vicino Nizza che si dedicherà alla progettazione e allo sviluppo di chipset ed elettronica integrata.
Come ha spiegato lo stesso colosso cinese, la decisione di aprire questo centro in Francia è stata dettato dal fatto che nel Paese c’è un fertile ecosistema It e grande competenza tecnica.
DAI CINESI 1,9 MILIARDI DI DOLLARI IN TRE ANNI. Huawei infatti è in Francia dal 2003, e considera il Paese strategico nello sviluppo delle sue attività europee e per questo ha già in progetto l’assunzione di circa 200 ricercatori entro il 2017. Il colosso cinese ha inoltre annunciato la sua intenzione di investire 1,9 miliardi di dollari nei prossimi tre anni.

Aiuti alle imprese estere grazie all'agenzia Invest in France

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e il premier Matteo Renzi.

I vantaggi per le aziende estere specializzate in tecnologia e informatica, poi, sono innegabili anche su altri fronti: gli ingegneri francesi, per esempio, sono preparati come quelli che lavorano in Silicon Valley ma, proprio grazie agli sgravi fiscali del governo Hollande, costano molto meno.
IL FONDO BPIFRANCE AIUTA. In realtà la Francia aiuta le aziende straniere anche in altri modi.
A partire dalla ricerca di investitori stranieri attraverso organizzazioni statali come l’agenzia Invest in France.
A questo si aggiunge il fatto che il fondo sovrano BpiFrance sostiene alcune società innovative attraverso sussidi, prestiti e finanziamenti.
ANCHE L'ITALIA FUGGE OLTRALPE. Un'occasione che anche molti gruppi italiani, da Magneti Marelli e Iveco fino alla farmaceutica Chiesi, hanno colto: l’anno scorso i progetti di investimento del made in Italy in Francia sono stati 64, per 2.500 posti di lavoro, e una stima dell’Agenzia di Parigi per gli investimenti internazionali indica che circa 150 aziende italiane potrebbero aver già spostato almeno parte della ricerca in Francia.
RENZI RILANCIA CON GLI INCENTIVI. Un tema scottante che pone una sfida anche al governo italiano. Che per non perdere una partita nell'ennesima competizione coi cugini francesi ha inserito una misura (che da sola vale circa 300 milioni di euro) all'interno della legge di Stabilità.
Il recupero del credito di imposta per chi investe in ricerca e sviluppo nel periodo che va dal 2015 al 2109, in misura pari al 25% della differenza tra quanto investito nel triennio precedente e i nuovi investimenti.
Resta però da capire se questa misura, da sola, possa convincere non solo le imprese italiane a restare, ma anche ad attrarre colossi internazionali.

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