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BUSINESS 25 Novembre Nov 2014 0630 25 novembre 2014

Egitto, l'Italia riabilita al Sisi in Europa

Appalti e commesse militari: Roma in prima linea per i business Ue al Cairo. Nonostante le violazioni del regime del generale. Che ha già ricucito con gli Usa.

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Il Cairo concede appalti nella difesa come nelle infrastrutture. E Roma accetta di buon grado, chiudendo un occhio sulle violazioni dei diritti umani di cui si è reso protagonista il regime di Abdel Fattah al Sisi.
L'Italia non ha enfatizzato l'arrivo nella Capitale del generale egiziano, presentatosi il 24 novembre come un capo di Stato qualunque in visita all'esecutivo «presidente di turno dell'Unione europea».
L'agenzia ufficiale Mena al Cairo ha sottolineato l’importanza della scelta di Sisi di fermarsi a Roma, per bocca della stessa Ambasciata italiana, ma fa gioco a entrambi i governi stemperare i toni.
L'UE CONDANNA IL GOLPE DEI GENERALI. Gli studenti del Cairo e delle università egiziane sono controllati dai servizi segreti e ammanettati alle manifestazioni. A un anno dalla deposizione, il presidente eletto dal popolo Mohammed Morsi è agli arresti domiciliari. E chi, in strada, continua a difendere il leader della Fratellanza musulmana, è caricato dalla polizia, fermato, a volte ucciso da proiettili volanti.
A parole, Bruxelles ha condannato il golpe del giugno 2013 e la repressione dei generali, che solo nella strage delle piazza Rabaa al Adaweya del 14 agosto successivo ha fatto oltre 630 morti. E per quanto, un anno dopo, l'artefice del colpo di Stato si sia fatto eleggere presidente, per il governo italiano sarebbe stato sconveniente accogliere in pompa magna al Sisi.
OCCIDENTE IN CERCA DI UN NUOVO MUBARAK. Ma la verità è che, all'Europa come agli Usa, un nuovo Mubarak fa comodo per stabilizzare il Medio Oriente e riprendere i vecchi business.
E all'Italia - primo partner commerciale europeo dell'Egitto - fa comodo più che agli altri Paesi Ue.
Diritti a parte, al Sisi ha i mezzi militari per contenere il caos libico che alimenta il traffico di esseri umani. Prima ancora che nella visita di Roma, ne hanno discusso al Cairo, il premier Matteo Renzi e il ministro della Difesa Roberta Pinotti, negli incontri ufficiali che, ad agosto e a novembre, hanno spianato la strada al riconoscimento europeo del nuovo regime egiziano.

Mogherini, Renzi, Alfano, Pinotti: il via vai del leader italiani al Cairo

Il premier italiano Matteo Renzi stringe la mano al presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi.

Non è un caso se, per la sua prima visita in Ue, al Sisi ha scelto l'Italia, prima della Francia.
La delegazione del generale egiziano è atterrata a Roma il 24 novembre. Per una due giorni che, oltre ai colloqui con il presidente del Consiglio e il capo di Stato Giorgio Napolitano, include incontri con ministri e imprenditori. E, dentro le mura leonine, un colloquio con il papa.
Ma, senza dare troppo nell'occhio, il governo aveva iniziato a legare con al Sisi nell'estate scorsa. Due mesi dopo l'investitura del generale, nel giugno 2014, a presidente, Renzi volò al Cairo, primo leader occidentale a stringergli la mano.
RENZI, PRIMO LEADER DA AL SISI. L'apparato di sicurezza di al Sisi era impegnato a blindare le università (si stimano 5 mila studenti arrestati dal luglio 2013 al luglio 2014) e a imbavagliare Ong e media, con leggi restrittive sulla libertà d'espressione e fermi a catena tra centinaia di attivisti e decine di giornalisti (gli inviati di al Jazeera vicini alla Fratellanza ma anche il direttore di Le Monde Diplomatique, il francese Alain Gresh).
Ma al ritorno in Italia Renzi raccontava del presidente egiziano che prometteva di sconfiggere il «terrorismo e il radicalismo con le scuole e l'educazione». A spianargli il terreno, con due missioni in Egitto, era stata l'allora ministro degli Esteri Federica Mogherini, promossa ad Alto rappresentate della politica estera Ue. E, dopo Mogherini e Renzi, il ministro degli Interni Angelino Alfano prima e Pinotti poi tornarono a imbastire relazioni con al Sisi.
«IL CAIRO HA BISOGNO DI AIUTO». «L'Egitto è impegnato in uno scontro globale e diretto con il terrorismo. Ha bisogno di un aiuto finanziario e tecnico. E di un coordinamento per garantire la sicurezza lungo le sue lunghe frontiere e in Sinai», avrebbe dichiarato, poche settimane fa, il ministro della Difesa italiano. Alludendo alla guerra di al Sisi agli estremisti islamici lungo il confine con la Libia e anche nella penisola tra il Nilo e Israele.
Stando a una nota della presidenza egiziana (non smentita dal governo italiano), Pinotti avrebbe mostrato interesse a «a rafforzare le relazioni bilaterali in tutti i campi con l'Egitto». Anche per il «ruolo egiziano in Medio Oriente», in particolar modo per favorire il «consolidamento dell'esercito nazionale libico», di fatto inesistente.

Forniture militari e appalti: l'Italia rafforza i legami con l'Egitto

Mauro Moretti, amministratore delegato di Finmeccanica.

Dopo il golpe, l'esercito di al Sisi ha incassato milioni dall'Arabia saudita. Continuato a ricevere finanziamenti e mezzi militari dagli Usa. E firmato commesse in armamenti con la Russia.
Un accordo di cooperazione militare con Roma estenderebbe il boom italiano di forniture a Israele ai generali egiziani loro alleati: tra gli imprenditori, i finanzieri e grand commis di Stato all'incontro del 25 novembre all'Italian-egyptian business council, spicca il capo della delegazione italiana Mauro Moretti, amministratore delegato del colosso Finmeccanica.
In cambio l'Egitto, che in Libia finanzia e arma (anche con le basi per raid aerei) la cordata dei cosiddetti laici di Tobruk, potrebbe impegnarsi a bloccare i barconi zeppi di migranti in partenza dal porto di Zuara.
L'antipasto per l'alleanza militare è, in ogni caso, il rafforzamento degli appalti italiani in Egitto.
902 PROGETTI DI INVESTIMENTO NEL PAESE. Nella due giorni, è attesa la firma di un memorandum d'intesa tra l'Agenzia per la promozione delle imprese italiane all’estero (Ice) e l'Egyptian Commercial Service (Ecs).
Terzo parter commerciale al mondo dell'Egitto, dopo Stati Uniti e Cina, l'Italia ha in corso 902 progetti di investimento nel Paese. Nonostante, dalle rivolte del 2011, la terra dei faraoni sia sempre meno sicura, l'interscambio con Roma è cresciuto nel 2013 a 4,7 miliardi di dollari, per volare a un +6,5% nella prima metà del 2014.
Tornata al potere, la lobby militare egiziana ha varato un piano di rilancio economico che, in un anno, ha aperto oltre un migliaio di nuove imprese, nei servizi, nell'industria, nel settore edile e delle comunicazioni.
UN PRESTITO DI 10 MLN PER L'ALTA VELOCITÀ. In ballo c'è il cantiere del raddoppio del Canale di Suez e altri 14 grandi progetti (un totale di oltre 100 miliardi di euro), tra i quali lo sviluppo del triangolo industriale e minerario tra i porti sul Mar Rosso e la Valle del Nilo, l'edificazione della fascia costiera tra el Alamein ed el Salloum, e maxi investimenti nell'energia solare.
Al Sisi ha in tasca una legge sulla semplificazione burocratica che sdogana gli investimenti stranieri. In prima linea, l'Italia avrebbe sul tavolo un prestito di 10 milioni di dollari per l'alta velocità, in cambio del sì ai grandi appalti nei porti sul Mediterraneo.
«Con gli Usa i rapporti sono tornati ai tempi migliori. Con Putin c’è una ottima intesa. Ma voglio più Europa», ha dichiarato al Sisi, «gli investimenti italiani sono consistenti, ma potrebbero esserlo molto di più».

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