Economia 25 Novembre Nov 2014 1142 25 novembre 2014

E.on, ipotesi spezzatino per l'Italia

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Corrono in molti per le attività italiane di E.on, ma l'interesse si concentra soprattutto sugli asset di maggior pregio, le fonti rinnovabili e il parco clienti, mentre non sembrano aver suscitato grandi entusiasmi le centrali a gas del colosso tedesco, come tutto il comparto in crisi di redditività. Alla scadenza del termine per la presentazione delle offerte vincolanti si sarebbero fatti avanti per tutto o parte del parco rinnovabili (la centrale di Terni, 328 megawatt di eolico e 50 di fotovoltaico) F2i, il fondo guidato da Renato Ravanelli, e la Erg della famiglia Garrone. Più defilata A2A, che ha manifestato interesse anche per la base clienti ma non al punto da spingersi a formulare una proposta vincolante. UN BACINO DI 900MILA CLIENTI. Sempre per la base clienti - 900 mila tra luce e gas - sarebbero in corsa Hera e forse l'Enel, nel cui mirino potrebbero essere finite anche le fonti rinnovabili. Tra le centrali termoelettriche, che rappresentano gran parte dei sei gigawatt di potenza del gruppo tedesco in Italia, qualche attenzione sembrerebbe averla suscitato solo quella a carbone di Fiume Santo, per cui potrebbero aver presentato un'offerta la società romana Gala e (ma non ci sono conferme al riguardo) i cinesi di Shanghai Electric Power. Tra gli stranieri che hanno guardato a E.on Italia sono circolati anche i nomi della società energetica Usa Contour Global e di alcuni fondi, come Brookfield e Aquila Capital. E.on, assistita dall'advisor Goldman Sachs, mantiene la consegna del silenzio. IPOTESI DI ACCORDO CON EDF-EDISON. Per il gruppo tedesco, che da tempo ha messo in vendita le sue attività in Italia, il problema è evitare uno spezzatino che li privi degli asset 'buoni' lasciandogli quelli in perdita. Un esito che potrebbe essere evitato da un accordo con Edf per l'integrazione di tutta E.on Italia con Edison (assistita dagli advisor Mediobanca e Lazard), operazione che consoliderebbe così il suo ruolo di secondo operatore elettrico dopo l'Enel. Tra i nodi da sciogliere, quello del prezzo: il valore ipotizzato per E.on Italia (due miliardi di euro) deve infatti essere messo alla prova della crisi del mercato energetico. Da tempo le due società hanno intavolato una trattativa privata, parallela alla gara, che l'uscita di scena del presidente di Edf, Henry Proglio, sostituito da Jean-Bernard Levy, non sembra aver interrotto. Si tratterà di vedere se i tedeschi, alla luce delle offerte ricevute, valuteranno più conveniente procedere a uno spezzatino o puntare sulla vendita in blocco ai francesi.

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