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TIVÙ DI STATO 25 Novembre Nov 2014 0935 25 novembre 2014

Rai, riforma pronta: Renzi vuole accelerare

Cda snello. Un top manager ai vertici. Renzi vuole chiudere prima di un eventuale voto anticipato. Ma sul canone in bolletta il governo fa dietrofront.

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Si fa presto a dire fuori i partiti dalla Rai, o a sostenere che il governo non si occupa della tivù pubblica, come ha più volte detto nei mesi scorsi il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, se poi i partiti dentro viale Mazzini hanno radici difficili da estirpare e la dirigenza dell’azienda si occupa di Palazzo Chigi.
Difficile girare lo sguardo dall’altra parte, se non addirittura impossibile.
LE LARGHE INTESE SONO SALTATE. E così il Pd, e con esso il premier-segretario, ha deciso di riporre gli strumenti del pragmatismo per imbracciare le armi con le quali affrontare la battaglia di viale Mazzini.
Che non sarà né facile né incruenta, ma necessaria per la stabilità del governo e la credibilità del partito, dato che una Rai imbizzarrita rischia di disarcionare chiunque la voglia domare.
Sia sul canone, sia sulla legge Gasparri, ovvero la normativa che stabilisce le regole per la nomina dei vertici aziendali, il governo vuole procedere a tappe forzate, nella convinzione che su questo tema le larghe intese sono saltate. Ma almeno sul primo tema i tempi sembrano destinati ad allungarsi: Palazzo Chigi ha fatto sapere che appare «improbabile» l'inserimento del canone in bolletta nella legge di Stabilità, per le tempistiche troppo strette.

Riforma del canone Rai: declinato con l'Irpef, scenderà a 65 euro

Il primo tassello, ovviamente, riguarda la riforma del canone Rai, la tassa più odiata dagli italiani.
Poi in agenda c’è quella della governance e, infine, una seria riflessione sulla funzione o meno della commissione di Vigilanza.
RENZI PENSA A UN PROVVEDIMENTO UNICO. Ma visto che la situazione inizia a farsi rischiosa, che il fronte del no al canone in bolletta si allarga di giorno in giorno, il governo potrebbe scegliere di spostare in avanti il timing dell’agenda Rai, accorpando tutto in un unico provvedimento. Insomma, nuovo canone e riforma della governance in un colpo solo, magari a gennaio, invece che in due tappe.
Sul canone le ipotesi allo studio sono tante e tutte perfettibili. Con molta probabilità, però, la strada maestra sarà l’inserimento della tassa nella bolletta elettrica, nonostante la netta contrarietà del Nuovo centrodestra.
SOLUZIONE IRPEF COMPLESSA. «Complesso e farragginoso», per stessa ammissione del sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, legarlo all'Irpef.
In pratica inserendolo nella bolletta il canone si potrà pagare diluito ogni due mesi.
L’utente avrebbe la possibilità di non pagare dichiarando, sotto la sua responsabilità, di non usare nessuno di questi cinque apparecchi elettronici (con cui si vede la tivù e quindi la Rai): televisore, pc, laptop, tablet, smartphone.
NUOVA IMPOSTA A GENNAIO. Il nodo sarà affrontato al ministero dello Sviluppo economico, con Giacomelli che dovrà misurarsi con gli esperti del Mef.
Nessun passo indietro quindi dell’esecutivo rispetto al progetto di stroncare l’evasione del canone Rai che oggi riguarda un terzo degli italiani e il cui importo, con la nuova normativa, dovrebbe scendere intorno ai 65 euro.
Nel vertice tra Mise e Mef verrà messo a punto il meccanismo e anche lo strumento, che dovrebbe essere un emendamento alla Legge di stabilità in Senato, in modo da rendere operativo il nuovo canone a partire già dal prossimo gennaio. In questo modo l’esecutivo avrà un bell’argomento da campagna elettorale, in caso di elezioni anticipate.

Riforma della governance: il Pd vuole fare presto

Sul tavolo c’è anche la riforma della governance: il Pd proverà a chiarirsi definitivamente le idee con un vertice nella sede del Nazareno, centrato più sui contenuti, già individuati almeno nelle linee principali, che sull’iter più breve da seguire, dato che Renzi vuole comunque evitare la rottura con Silvio Berlusconi, al quale l’assetto della Rai interessa eccome.
Il problema però riguarda la gestione della transizione. Se l’attuale Consiglio di amministrazione nominato nel 2012 con mandato triennale e in carica fino a primavera dovesse arrivare a scadenza, si potrà prorogare.
Un’opzione che tanto il governo quanto il partito vogliono assolutamente evitare. Soprattutto in prospettiva elezioni anticipate.
OBIETTIVO: CAMBIARE LA GASPARRI. Meglio cambiare subito la Gasparri, introducendo la figura dell’amministratore delegato al posto del direttore generale, rendendo più agile il Cda.
Al vertice del 25 novembre hanno preso parte il presidente del partito Matteo Orfini, il vicesegretario Lorenzo Guerini, i capigruppo di Camera e Senato Luigi Zanda e Roberto Speranza, il vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai Salvatore Margiotta, il capogruppo Pd in Vigilanza Vinicio Peluffo, il senatore Marco Filippi della commissione Lavori pubblici e Comunicazioni e infine i sottosegretari Antonello Giacomelli e Luca Lotti.
CDA DI CINQUE MEMBRI. Con la nuova governance la Rai sarà un'azienda vera, guidata da un amministratore delegato con un Consiglio di amministrazione sempre di nomina parlamentare ma ridotto nel numero (cinque componenti).
I consiglieri sarebbero eletti in una 'rosa' indicata da soggetti esterni di garanzia mentre il presidente sarebbe indicato dal board.
Se la strada dovesse essere quella del disegno di legge potrebbe accadere che dentro ci finisca anche la riforma del canone, in modo da sminare il pericolo Ncd.
VIGILANZA ALL'ATTO FINALE? A completare il quadro dei lavori sono in agenda la commissione di Vigilanza sulla Rai che deve ascoltare il presidente Anna Maria Tarantola, e il Consiglio di amministrazione dell’azienda il quale, a sua volta, dovrebbe decidere sui vicedirettori di Rai Sport.
Un atto di normale amministrazione, quello della Vigilanza, che in futuro potrebbe non esserci più. Una delle idee care alla maggioranza, infatti, è quella di smontare questa commissione bicamerale, considerata superata dai fatti e dalla storia. Il percorso non è facile, ma c’è chi ci starebbe già lavorando.
Del resto Renzi sogna una Rai agile e al passo con i tempi, non più legata al carro della politica e la Vigilanza è davvero qualcosa in più.

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