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BASSA MAREA 25 Novembre Nov 2014 0552 25 novembre 2014

Salvini e Grillo, sull'euro solo inesattezze

Gli euroscettici danno alla moneta unica colpe che non ha. Il problema vero è che abbiamo perso credibilità. E il nazionalismo non è la via d'uscita.

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Beppe Grillo.

Ogni Paese ha i leader che si merita e il destino ci riserva oggi, tra gli altri, Matteo Salvini e Beppe Grillo uniti nella lotta contro l’euro.
A distinguere il leader dal demagogo è la capacità di guidare. Il demagogo urla, usa sempre parole troppo forti, e anche se sembra voler guidare in realtà segue l’andazzo, si accoda alla cacofonia e cerca di usarla a proprio vantaggio.
L’ultimo Eurobarometro, il periodico sondaggio d’opinione su scale continentale, indica per la prima volta in Italia una maggioranza relativa di euroscettici, in tutte le varie gradazioni della formula.
Più che ostilità, è confusione, incrementata da molti che dovrebbero invece fare chiarezza. Accademici e politici, tra cui alcuni nello stesso Pd postcomunista che aveva fatto dell’europeismo una entusiastica bandiera e una garanzia, incominciano a dubitare della moneta unica.
SALVINI SPARA INCONGRUENZE A TUTTO ANDARE. A destra Silvio Berlusconi è sempre stato a corrente alternata. Una moneta strana, incompleta, senza Stato e senza esercito, condizione che non può durare in eterno, senza una gestione comune delle finanze e delle banche cosa che può durare ancora per poco, ma difficile per ora da abbandonare, per un Paese come l’Italia, e per altri.
Salvini ogni volta che parla di Bruxelles, e in particolare dell’euro, atteggia il volto a un’espressione di schifo.
Ma il leader leghista spara incongruenze a tutto andare e l’unica cosa seria che ha detto recentemente riguarda Vladimir Putin e la Russia e la necessità di trattarli con più lungimiranza. Non debolezza, lungimiranza.
L'EXPORT? IL PROBLEMA È IL MERCATO INTERNO. Grillo dice che il popolo deve parlare, e votare se davvero vuole l’euro o no, e dimentica che persino molti industriali all’inizio degli Anni 50, per non parlare del Pci, avrebbero votato no a un ingresso italiano nell’Europa a sei, spaventati com’erano dalla concorrenza del Nord e incapaci di valutare le potenzialità che i tempi offrivano all’Italia e alle sue imprese.
Il primo argomento di chi vuole uscire dall’euro o creare un euro bis, l’eurodebole, cioè tornare di fatto comunque alla lira, è che la moneta unica tarpa le ali all’export. Ma il nostro export, nonostante un euro ancora troppo forte a 1,25 sul dollaro, sta andando secondo i casi dal bene al discretamente.
È il mercato interno che non va, ci sono meno soldi causa disoccupazione e nuove tasse, e soprattutto chi ha liquidi – e sono molti in Italia - è restio a spendere. Prudenza deflazionistica.

Italia sorvegliata speciale, a prescindere dalla moneta

Grazie alla battaglia contro l'euro, la Lega alle europee 2014 ha superato il 6% di voti.

Subito dimentichi del fatto che l’argomento di un euro che castiga l’export non regge, i nuovi crociati di un’Europa neonazionalista balzano sul secondo argomento: ecco, dicono, il mercato interno è bloccato perché non possiamo spendere in deficit, abbiamo i parametri strangolatori di Maastricht, usciamo quindi dall’euro e facciamo una bella politica keynesiana di stimolo usando la spesa pubblica.
TROPPE SPESE IN PASSATO. Eh già, con un debito pubblico al 134% del Pil quanto impiegherebbe la ritrovata lira, ipotizzando un cambio di uscita dall’euro a 1.800 lire, ad arrivare a 3 mila dimezzando così, rispetto all’euro del Nord Europa o al dollaro, il valore dei circa 9 mila miliardi di risparmi, tra liquidità titoli e immobili, degli italiani? Più mesi che anni. Il tutto naturalmente con un’inflazione da far impallidire quella di 35 anni fa.
«Una deflagrazione nucleare» l’ha immaginata recentemente Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia.
Fuori dall’euro, e perché no dalla Ue, la disciplina che oggi viene imposta dalla moneta e dai parametri di Maastricht verrebbe imposta, data la montagna del debito pubblico, dai mercati. Euro o non euro l’Italia è destinata a essere a lungo sorvegliato speciale, avendo troppo speso in passato.
UNA NUOVA VERSIONE DI NAZIONALISMO URLATO. Grillo ha una risposta: facciamo come ha fatto l’Argentina, non paghiamo. Ma come noto d’estate il sole di Sant’Ilario, uno dei posti più belli del mondo dove Grillo modestamente vicino a Genova vive, dà alla testa.
Grillo cita e riporta sempre l’economista eterodosso francese Jacques Sapir anche lui convinto che l’euro sia una sciagura e che, se la Germania non cambia presto, l’Italia fra meno di un anno sarà costretta a uscire dalla moneta unica, e la Francia seguirà. Ma a Londra sono più bravi e annunciano da un decennio per il prossimo anno la fine dell’euro, e in particolare l’uscita dell’Italia.
Siamo a una nuova versione di nazionalismo urlato che cerca di scaricare sull’euro, moneta assai imperfetta e che non può resistere a lungo nel limbo, ma perfettibile, guai tipicamente nazionali.
BASTA DARE ALL'EURO COLPE CHE NON HA. Non è colpa dell’euro se a Venezia sul Mose rubavano come matti, non è colpa dell’euro se anche altrove fanno altrettanto in Italia, non è colpa dell’euro se siamo probabilmente il Paese industrializzato peggio amministrato del mondo, non è colpa dell’euro se molti italiani hanno un’idea troppo vaga di come dovrebbe essere una buona amministrazione, non è colpa dell’euro se il top delle nostre burocrazie, centrale e locali, si è trasformato (al Sud da sempre) in una sorta di corpo di pretoriani del basso impero pronti prima di tutto a riscuotere la decima sotto infinite forme. Insomma, non è colpa dell’euro se abbiamo in giro una mediocre reputazione.
Il nazionalismo è una brutta bestia. E dare all’euro colpe e responsabilità che non ha, non quelle che gli vengono date almeno, e ignorare che le colpe sono prima di tutto le nostre, equivale a una versione altrettanto stracciona del «Dio stramaledica gli inglesi» di quasi 80 anni fa.

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