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PROPOSTA 25 Novembre Nov 2014 2002 25 novembre 2014

Ue, Juncker lancia un piano creativo da 315 miliardi

Capitale base di 21 miliardi. Obbligazioni per altri 60. E infrastrutture con effetto leva di 5 volte il valore. L'azzardo per creare 1 milione di nuovi posti di lavoro.

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Jean-Claude Juncker.

da Strasburgo

Alla Commissione europea più che un maggiore potere politico servirà un potere magico per trasformare 21 miliardi di euro nei 300 promessi dal Piano investimenti di Jean-Claude Juncker, il cavallo di battaglia che l'ha portato a vincere le elezioni europee e che ora rischia di rivelarsi un cilindro senza coniglio.
I 21 miliardi sono per ora le garanzie che il lussemburghese ha deciso di portare in dote la mattina del 26 novembre al parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, proprio per ascoltare la proposta dell'esecutivo su come far ripartire l'economia europea.
EFFETTO MOLTIPLICATORE CRUCIALE. La parola magica è «effetto moltiplicatore». Quello che dovrebbe fare lievitare il capitale messo sul piatto dall'Ue.
Si tratta di risorse comunitarie che la Commissione ha intenzione di far fruttare fino a 315 miliardi, grazie a una 'lievitazione' complessiva di 15 volte la cifra scucita dall'Unione europea, e cioè quei 21 miliardi di garanzia divisi così: 16 messi direttamente dall'Ue e 5 dalla Banca europea per gli investimenti (Bei).


FEIS, NUOVO FONDO CREATO AD HOC. Garanzie che l'esecutivo vuole far confluire in un nuovo fondo specifico creato ad hoc e chiamato Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis o Efsi, secondo acronimo inglese).
Per ora non si sa ancora da chi verrà gestito, ma di sicuro non sarà controllato dalla Bei. L'obiettivo è infatti quello di creare un'entità separata in modo da non mettere a rischio il rating dell'istituto di credito.
LA BEI NON VERRÀ ANCORA COINVOLTA. Come lo stesso presidente della Bei Werner Hoyer ha più volte ribadito: «La tripla A non è un feticcio per noi».
Così come fuori discussione è per ora un ulteriore coinvolgimento finanziario della banca (per ora Hoyer ha assicurato solo 5 miliardi di euro di garanzia).

Obbligazioni per reperire sul mercato altri 60 miliardi

Juncker ha promesso 300 miliardi di euro di investimenti entro Natale.

Davanti quindi all'impossibilità di un aumento delle risorse da parte della Bei, la Commissione è passata dai piani miliardari promessi in campagna elettorale al realismo forzato.
Tre le esigenze a cui Juncker non è potuto venire meno: mobilitare investimenti senza produrre nuovo debito pubblico, sostenere progetti in aree ritenute cruciali quali infrastrutture, ricerca e innovazione.
E infine rimuovere le barriere non finanziarie agli investimenti.
«Abbiamo cercato di essere realistici», spiegano a Strasburgo, «16 miliardi di euro è qualcosa che l'Ue può dare ora come garanzia».
GIÀ ESISTENTI 8 MILIARDI DI RISORSE. Anche se per ora l'unico capitale sicuro è costituito da 8 miliardi di risorse già esistenti, che l'esecutivo ha intenzione di riallocare: 2,7 miliardi saranno presi dal programma per la ricerca Horizon 2020, altri 3 miliardi dal programma Connecting Europe faciliy (Cef) per il finanziamento delle reti di trasporto) e altre risorse sono invece da rastrellare nei prossimi esercizi finanziari (2 miliardi provengono dai “margini di bilancio”, ovvero dalla liquidità che non è ancora stata messa in bilancio per il 2015, il 2016 e il 2017.
Una garanzia di liquidità immediata, a cui si aggiunge l'impegno per altri 8 miliardi.
A chi pensa che 21 miliardi siano pochi, Juncker suggerirà probabilmente di leggere l'episodio del Vangelo sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci.

EFFETTO PER 5 DELLE INFRASTRUTTURE. Grazie alla garanzia di 21 miliardi, la Bei emetterà infatti obbligazioni per reperire sul mercato fondi complessivi per altri 60 miliardi (l'effetto moltiplicatore è di 3).
Soldi usati per finanziare i singoli progetti infrastrutturali (reti energetiche, di telecomunicazione e trasporto) «con una capacità di effetto leva sugli investitori di 5 volte il valore, che permetterà di arrivare quindi a 315 miliardi di euro», ribadiscono le fonti.
«SOLDI? NO, IL PROBLEMA È LA FIDUCIA». Una strategia più volte promossa dal capo della Bei Hoyer, il cui imperativo per uscire dalla crisi e far ripartire l'economia è «migliorare la capacità di coprire i rischi in modo da attirare più investimenti privati», ha più volte ribadito il tedesco.
Il problema non è infatti di liquidità, «ma di fiducia», spiegano a Strasburgo, «quella che gli investitori privati hanno perso».

I soldi immessi nel Fondo scorporati dal calcolo del deficit

L'euro è la moneta unica adottata da 18 dei 28 Paesi membri dell'Unione europea

Il rischio è però quello di avere per ora un piano di investimenti basato sulla finanza creativa più che sulla liquidità reale.
A meno che a credere nel piano Juncker non sia solo la squadra di commissari europei, ma i 28 Stati membri.
Il ruolo degli Stati non è infatti obbligatorio, ma fondamentale. Come spiegano le fonti europee, «questo piano è possibile se lo facciamo tutti insieme, non da soli».
BENEFICI PER CHI CONTRIBUISCE. Se un Paese volesse contribuire immettendo risorse nel nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis), «la Commissione adotterà una posizione favorevole nel contesto del giudizio delle finanze pubbliche nell'ambito del Patto di stabilità e crescita».
Ovvero i soldi messi nel Fondo e non nei singoli progetti saranno scorporati dal calcolo del deficit. In pratica sarà applicata la stessa regola che vale per il contributo degli Stati membri al fondo salva stati Esm.

IN TRE ANNI 1 MILIONE DI POSTI IN PIÙ. Se il piano funziona, in tre anni - secondo le stime della stessa Commissione - si potranno creare tra 1 e 1,3 milioni nuovi posti di lavoro in tutta l'Unione europea.
L'esecutivo comunitario calcola inoltre che nel triennio di riferimento (2015-2017) il piano per gli investimenti farà salire il Prodotto interno lordo (Pil) dell'Unione europea «dai 330 ai 410 miliardi di euro».
Ma l'unico obiettivo per ora è quello di convincere il parlamento, che deve attuare la legislazione necessaria per rendere operativo il Fondo entro giugno 2015. E il Consiglio europeo che nel vertice del 18 e 19 dicembre deve dire la sua sul piano Juncker. Più che scommessa, un azzardo.

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