Economia 26 Novembre Nov 2014 1532 26 novembre 2014

Google: cosa vuole davvero l'Ue

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I fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin. Google da tempo è nel mirino delle autorità europee antitrust per la sua posizione dominante sul mercato della ricerca online (in vari Paesi del Vecchio Continente arriva a una quota del 90%). Ora la battaglia è arrivata a un punto cruciale, con la Commissione europea pronta a chiedere un break-up della società, ovvero la separazione di alcune attività. Il voto sulla mozione è previsto per questa settimana. I precedenti, soprattutto negli Stati Uniti, ci sono: richieste analoghe sono state fatte al colosso delle telecomunicazioni At&t negli anni Ottanta e successivamente a Ibm e Microsoft, ma non necessariamente i risultati sono stati quelli che le autorità di regolamentazione avrebbero desiderato. EconomiaWeb.it fa il punto sulle pressioni su Google in Europa. 1. È UN PERICOLO PER LE CONCORRENTI Una mozione presentata al Parlamento europeo spiega che «lo scorporo dei motori di ricerca da altri servizi commerciali dovrebbe essere preso in considerazione come una soluzione potenziale al dominio di Google». La Commissione europea, che da cinque anni indaga per capire se Google sia in posizione dominante sulle ricerche web, è dunque sotto pressione affinché usi un pugno più duro nei confronti del colosso di Mountain View. Il timore è che Google dia maggiore risalto ai propri servizi nei risultati delle ricerche, danneggiando in questo modo le rivali. Secondo Google, che da sempre respinge al mittente le accuse e difende le proprie attività, ci sono ampie motivazioni politiche dietro le mozioni europee. 2. IN USA SI TEME POLITICIZZAZIONE DEL CASO Della stessa idea sono anche gli Stati Uniti, che temono una politicizzazione dell’indagine su Google. In una rara dichiarazione pubblica sulle vicende del gruppo californiano in Europa, la missione americana in Europa ha espresso preoccupazione per la bozza di risoluzione del Parlamento europeo. «È importante che il processo per l’identificazione di danni competitivi e rimedi possibili sia basato su fatti oggettivi e imparziali e non sia politicizzato», hanno fatto sapere i funzionari americani. Anche Günther Oettinger, il commissario dell’Unione europea per le questioni legate al digitale e una delle voci più critiche contro Google, ha preso le distanze da misure radicali per mettere un freno al dominio di mercato di Google, come appunto il suo break-up. Anche la Computer and Communications Industry Association, l’associazione americana del settore tecnologico, spiega che la politicizzazione del caso è “profondamente preoccupante”. 3. PER L’UE È L’ULTIMA RISORSA Per le autorità di regolamentazione un’azione di questo tipo nei confronti di Google sarebbe l’ultima spiaggia per evitare che il colosso americano tagli fuori dal mercato le rivali più piccole, incapaci di resistere allo strapotere di Mountain View. Ramon Tremosa, membro spagnolo del Parlamento europeo, le autorità dovrebbero avere l’autorità di imporre un break-up, se tutte le altre misure volte a evitare la discriminazione di società più piccole si rivelano inutili. “Dovrebbe essere l’ultimo strumento a disposizione per incentivare Google a cambiare il proprio comportamento. La Commissione europea deve agire rapidamente, perché l’alternativa è la chiusura di numerose aziende”, ha detto. Il voto sulla mozione è previsto per questa settimana, ma anche qualora passasse resterebbe comunque un’indicazione non vincolante. Sicuramente un voto contro Google inasprirebbe i rapporti, già non facili, tra la società e le autorità europee. 4. NON È CERTO CHE UN BREAK-UP SAREBBE SOLUZIONE IDEALE Non è comunque detto che un break-up sarebbe la soluzione ideale. Negli anni Novanta, quando il web ha cominciato a diffondersi, l’unico modo per collergarsi alla rete era il computer e più del 95% dei Pc era dotato di Microsoft Windows. Nel 1995 il browser di Microsoft, Internet Explorer, era il più diffuso e aveva fatto diventare sostanzialmente irrilevante Netscape, pioniere del settore. A marzo 2000 le autorità di regolamentazione imposero quello che vorrebbero fare oggi con Google e Microsoft dovette separare le attività legate a Windows da tutto il resto. Oggi, 14 anni dopo, Microsoft non è più in posizione dominante sul campo dei motori di ricerca, ma non necessariamente è stato un successo dei regulator: Microsoft si è indebolita ed è più timida sulle innovazioni. Senza contare che oggi il panorama burocratico e tecnologico è infinitamente più complesso, quindi è più difficile comprendere le effettive ripercussioni di un’azione di quel tipo.

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