Economia 27 Novembre Nov 2014 1315 27 novembre 2014

Derivati, Bazoli e Passera a giudizio

  • ...

La procura di Trani ha citato in giudizio gli ex vertici di Banca Intesa e Banca Caboto (entrambe del gruppo Intesa-San Paolo). Ai 15 imputati viene contestata la negoziazione di prodotti derivati di tipo 'swap' ritenuti "truffaldini". Tra gli imputati Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Banca Intesa San Paolo ed ex presidente del Cda, e Corrado Passera, ex ministro per lo sviluppo economico e amministratore delegato sino al 2011. Con loro rischia il giudizio anche Giovanni Gorno Tempini (ex Caboto), attuale amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti: se dovesse essere rinviato a giudizio, perderebbe l'onorabilità come prevista dal nuovo Statuto dell'ente. Per rimanere in carica, Gorno Tempini dovrebbe chiedere la fiducia al consiglio di amministrazione e all'assemblea della società. La modifica allo statuto societario prevede l'inellegibilità o la decadenza di un membro del cda nel caso di rinvio a giudizio per una serie di reati finanziari, tributari, corruzione o contro la pubblica amministrazione. I REATI CONTESTATI A PASSERA A BAZOLI. A Passera e Bazoli viene contestato di aver seguito, tra ottobre 2004 e settembre 2011, un "medesimo disegno criminoso consistente nella volontà di avvantaggiare la banca e farle conseguire, in violazione dei principi normativi della buona fede contrattuale e di quelli regolari della condotta degli intermediari finanziari, un crescente profitto in danno della clientela più inesperta". I due imprenditori parti offese del reato di truffa sono stati - secondo il pm Michele Ruggiero - qualificati nei contratti sottoscritti come "operatore qualificato", pur "senza avere ricevuto alcuna informazione sul tipo di derivati, sulla nozione di 'operatore qualificato' e sulle conseguenze scaturenti dalla sottoscrizione di quella dichiarazione".  La citazione in giudizio riguarda anche Enrico Salza, ex presidente del consiglio di gestione di Intesa-San Paolo. Giampio Bracchi, ex vicepresidente e componente del comitato esecutivo di Banca Intesa; e Andrea Munari, ex ad di Banca Caboto. LE AZIENDE COINVOLTE. Le contestazioni agli ex vertici delle banche fa riferimento al comportamento da questi tenuto nel "predeterminare - secondo l'accusa - le condizioni per la negoziazione di contratti derivati di natura truffaldina" presso la filiale di Barletta. I derivati furono fatti sottoscrivere da dipendenti di quella filiale al legale rappresentante della 'Vingi Shoes snc di Digiorgio & Chiumeo'. I prodotti - secondo quanto la banca assicurò al cliente - avrebbero dovuto coprire la 'Vingi Shoes' dal rischio di variazione del tasso di interesse (relativo a finanziamenti ottenuti in precedenza) ma in realtà - secondo il pm Ruggiero - "erano strumentalmente inefficaci ed inadeguati per la loro peculiare natura speculativa (cioè di vere e proprie scommesse sui tassi), sempre sbilanciata in favore della banca". Secondo l'accusa, dalla sottoscrizione dei derivati l'azienda subì, con una transazione firmata nel 2011, un danno patrimoniale quantificato in oltre 154mila euro. L'altra contestazione di truffa (per reati che si prescriveranno nel 2015) fa riferimento alla sottoscrizione di titoli derivati swap da parte del legale rappresentante della ditta pugliese Euroalluminio, Ruggiero Di Vece, che sarebbero dovuti servire a coprire l'impresa dall'oscillazione dei tassi di interesse per un mutuo quindicennale da 700 mila euro sottoscritto nel 2004. In questo caso il danno patrimoniale che la banca avrebbe provocato all'imprenditore è stimato in circa 106 mila euro. A tre dipendenti della filiale di Barletta di Banca Intesa viene contestato il reato di abusivismo finanziario.

Correlati

Potresti esserti perso