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CRISI 27 Novembre Nov 2014 1012 27 novembre 2014

Draghi: pronti a nuove misure anti-deflazione

Il presidente della Bce lancia l'allarme sulle prospettive di crescita.

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Mario Draghi, presidente della Bce.

Le prospettive di crescita dell'Eurozona «sono circondate da diversi rischi al ribasso» e il calo dell'inflazione in Spagna e Germania avvicina sempre più il 'quantitative easing'. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi, intervenendo al parlamento finlandese.
«IL PACCHETTO FUNZIONA». Il numero 1 dell'Eurotower ha spiegato che ci sono «già indicazioni tangibili che l'attuale pacchetto stia portando tangibili benefici» ma «se dovesse essere necessario contro un'inflazione bassa troppo a lungo» la Bce è pronta a nuove misure di stimolo e lo staff è già al lavoro.
Ad avvicinare il 'Qe', su cui la Bce ha in programma di decidere nel primo trimestre 2015, è la debolissima inflazione dell'Eurozona. Che il 28 novembre, quando è atteso il dato di novembre, rischia persino di deludere lo 0,3% previsto dagli economisti: è possibile uno 0,2% dopo che la Germania e la Spagna hanno registrato a novembre un rialzo dei prezzi dello 0,5% e un calo dello 0,4% rispettivamente.
DISOCCUPAZIONE AI MINIMI IN GERMANIA. Sull'altro piatto della bilancia ci sono dati contrastanti sulla disoccupazione: in Germania è scesa al minimo storico del 6,6% mentre in Francia il numero dei disoccupati a ottobre è aumentato dello 0,8% rispetto al mese precedente, segnando il nuovo record storico di 3,46 milioni di senza lavoro.
Un dato positivo nell'Eurozona è la fiducia economica, salita a novembre a sorpresa a 100,8 punti. Draghi prende ancora tempo, perché il consiglio direttivo vuole valutare l'impatto dei prestiti Tltro e acquisti di bond garantiti e prestiti cartolarizzati lanciati fra giugno e settembre. Le aspettative d'inflazione, ha però avvertito riferendosi al parametro principale usato dalla Bce, sono «appena compatibili con la stabilità dei prezzi».
LA BCE NON BASTA. Draghi ha però messo in guardia sul fatto che la Bce non può farsi carico da sola della ripresa: «Tutti gli attori politici, sia a livello nazionale sia europeo, devono fare la loro parte» per la riduzione del debito, l'aumento della crescita potenziale e la solidità dell'euro.
L'Eurozona, secondo l'ex governatore di Bankitalia, ha bisogno di «condividere ulteriormente sovranità» sulle politiche economiche nazionali, attraverso un «salto in avanti dalle regole comuni verso istituzioni comuni».
OK AL PIANO DI JUNCKER. Draghi ha anche accolto «con favore la nuova proposta della Commissione per stimolare gli investimenti in Europa» a proposito del piano Juncker, chiedendo dimensioni adeguate, una partenza veloce e un utilizzo «verso quei settori in grado di avere maggiore impatto sulla crescita potenziale».
Una posizione di bilancio solida è necessaria in un'unione monetaria come l'Eurozona, ha aggiunto, ma «che sia sufficiente» è messo in questione dall'esperienza della crisi. Il concetto alla base dell'euro del «mantenere i conti in ordine» offre una «protezione che non è assoluta».

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