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GOVERNO 27 Novembre Nov 2014 0650 27 novembre 2014

Jobs act: la guida alla riforma del Lavoro di Renzi

Dal 1 gennaio 2015 arrivano le nuove misure su articolo 18 e contratti.

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Nei piani di Matteo Renzi, il Jobs act è destinato a entrare in vigore dal 1 gennaio 2015.

Il Jobs act è destinato a rivoluzionare la vita dei lavoratori. Ma pure delle aziende.
La sua entrata in vigore è prevista per il 1 gennaio 2015: la riforma del Lavoro prevede misure su articolo 18 e nuovi contratti, anche se al momento mancano ancora i decreti attuativi con il governo di Matteo Renzi che ha detto di starci «pensando» (il ministro Giuliano Poletti deve scriverli e il parlamento si deve esprimere in merito, anche se il parere dell'Aula non è vincolante). E nel Partito democratico si preparano alla battaglia finale.
Ecco una guida per capire il Jobs act.

1. Il rush finale con i decreti attuativi

A scrivere i decreti attuativi, così come deciso dalla legge, è il governo che è destinato a rivedere profondamente molti dei regolamenti alla base del mercato del lavoro.
Le deleghe affidate all'esecutivo sono cinque: il riordino degli ammortizzatori sociali; i servizi per il lavoro e le politiche attive; la semplificazione degli adempimenti; il riordino delle forme contrattuali e dell'attività ispettiva; la tutela della maternità e la conciliazione dei tempi di vita e quelli del lavoro.

2. Ultimo passaggio in Senato per il via libera

Il Jobs act ha ricevuto l'ok della Camera martedì 25 novembre e ora è atteso nuovamente in Senato per la terza lettura. L'arrivo in Aula è fissato per il 2 dicembre e l'obiettivo è dare il via libera per il 4 dicembre. Ma c'è da fare i conti con emendamenti (76) e ordini del giorno (46) che possono intralciarne l'iter.
Quando Palazzo Madama l'avrà votato, il governo avrà sei mesi di tempo per realizzare i decreti attuativi.

3. Nuovo contratto a tutele crescenti

Il principale obiettivo dell'esecutivo è presentare il piano per introdurre il nuovo contratto a tutele crescenti che modifica l'applicazione dell'articolo 18. Subito dopo è la volta della riforma degli ammortizzatori sociali che il governo vuole estendere rendendoli operativi già dal 1 gennaio 2015, associando il nuovo modello contrattuale al bonus assunzioni.

4. Restano gli ammortizzatori sociali

Con il passaggio alla Camera del Jobs act, la commissione Lavoro ha modificato i criteri di delega in materia di ammortizzatori sociali e politiche attive. Ma pure le forme contrattuali flessibili e il contratto a tutele crescenti.
Per esempio, per la Cassa integrazione si prevede di non applicarla nel caso in cui la cessione dell'attività aziendale è definitiva. Mentre devono essere decisi a livello nazionale i meccanismi standardizzati per la concessione degli ammortizzatori.

5. Ordine nelle forme contrattuali

Altra modifica alla riforma del Lavoro è stata quella che ha riguardato la disciplina dei licenziamenti illegittimi nell'ambito del nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Escluso il reintegro del lavoratore per i licenziamenti economici, mentre per quelli disciplinari ingiustificati è stato limitato.
Sulle forme contrattuali flessibili, il riordino è stato previsto superando le collaborazioni coordinate e continuative.

6. Resta il nodo degli indennizzi

Il punto più delicato per il governo riguarda gli indennizzi nel contratto a tutele crescenti. All'inizio s'era ipotizzato il tetto delle 36 mensilità, ma i tecnici lo ritengono troppo oneroso e non in linea con quello previsto dagli altri Paesi europei e quindi vogliono limitarlo. L'idea è di abbassarlo a 25 mensilità, calcolando 1,5 mesi di stipendio per ogni anno di anzianità aziendale. Per le piccole imprese l'indennizzo andrebbe dalle 2,5 mensilità fino al massimo di sei.

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