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PROFILO 27 Novembre Nov 2014 0845 27 novembre 2014

Valerio Saffirio, dai Google glass alle cene pro-Renzi

Genuino, social e fighetto. Produce i super occhiali di Big G. Tra Torino e Silicon valley, chi è il pubblicitario e uomo media del centrosinistra che sta col premier.

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Matteo Renzi mentre prova i Google glass.

Per i renziani che lo hanno conosciuto alla cena milanese di fundraising, lui è soprattutto «quello dei Google Glass», definizione ostentata con certo orgoglio aa segnalare la capacità del leader Matteo di attirare a sé i migliori, talento, stile, innovazione.
Ma nella Torino discretamente salottiera dove ancora contano i cognomi, le appartenenze, le genìe, Valerio Saffirio è innanzitutto un pubblicitario, razza che al capoluogo piemontese ha regalato nomi illustri, da Armando Testa in giù, capaci di far la storia di grandi aziende e non di rado dei politici.
LO ZIO SILVIO, UN PEZZO GROSSO. Negli Anni 80 lo zio, Silvio Saffirio, fu tra i fondatori, con altri nomi noti dell'advertising cittadino come Caponetti e Silombria, di una delle più importanti agenzie pubblicitarie italiane, la Bgs D'Arcy, commesse per Swatch, Procter&Gamble, Fiat e Intesa, solo per citarne alcune.
Oggi quella generazione, pur restando in campo, ha lasciato il passo ai creativi cresciuti con Twitter, Facebook e YouTube. Valerio Saffirio in quel mondo ci si è catapultato dentro.
I SUPER OCCHIALI PRESENTATI A RENZI. La sua Rokivo a San Francisco produce i Google Glass. Ad aprile 2014 l'imprenditore torinese ha conosciuto il premier proprio per presentargli i super occhiali. E cinque mesi dopo, negli uffici californiani della società ha ricevuto la visita del presidente del Consiglio. Ad accoglierlo in Silicon valley non c'era Saffirio, ma il suo socio, Fabrizio Caso.

Dal 2001 cura le campagne per Chiamparino

Valerio Saffirio.

Una separazione alle spalle, due figli e ambizioni da Zuckerberg delle Langhe, il 53enne Saffirio si muove felicemente tra Torino, Milano e San Francisco, incrociando sviluppo digitale, comunicazione e politica, sebbene lui dica di non intendersene.
La sua agenzia Orange ha in portafoglio grandi marchi, da Martini & Rossi a Lavazza, pubbliche amministrazioni e anche un certo numero di politici, tutti area centrosinistra, con in testa Sergio Chiamparino.
Del governatore renziano ha curato le campagne elettorali fin dal 2001, compresa l'ultima per le regionali.
È SOCIAL COME I GRILLINI. «Era molto concentrato sui social. Si è presentato spiegandoci come li usavano i grillini e come ci saremmo dovuti muovere noi, in una specie di controffensiva all digital», raccontano nel team che ha affiancato il 'Chiampa' durante la campagna elettorale..
AFFARI CON I GRANDE STEVENS. La Orange, di cui è presidente del consiglio di amministrazione, secondo gli ultimi dati disponibili sul registro imprese è posseduta al 40% dalla sua storica socia, Silvia Caligaris, e al 60% dalla Simon fiduciaria spa, che a sua volta è posseduta per il 70% dalla Sofegi fiduciaria, srl che al marzo 2009 risultava di proprietà della dinastia Grande Stevens: l'avvocato Franzo (10%), storico legale della famiglia Agnelli, l'avvocatessa Cristina (30%) e il finanziere Riccardo (60%).

Ha un sogno americano e pure un po' anti-camussiano

Valerio Saffirio e Matteo Renzi coi Google glass.

Genìe piemontesi. Ai giornalisti di Caterpillar che gli chiedevano il perché della sua partecipazione alla cena di fundraising del Partito democratico - considerato che, ha spiegato lo stesso Saffirio, 1.000 euro «sono un tasto dolente, per uno che come me arriva dalle Langhe ed è abituato a risparmiare ogni centesimo» - l'amministratore delegato di Orange ha risposto così: «Volevo capire qualche cosa di più dal premier su come intende sistemare questo Paese».
UN EFFETTO... SERRA. E in particolare? «Noi abbiamo questa fortuna-barra-sfortuna di vivere un po' in America, un po' a Torino e Milano. Abbiamo anche una srl in Italia, assumiamo personale italiano e siamo felici di farlo, ma la differenza di visione tra i due Paesi è notevole. Mi piacerebbe avere qualche buona notizia da Renzi sul rapporto con i sindacati». Genìe torinesi, effetto Serra.

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