OCCUPAZIONE 28 Novembre Nov 2014 0800 28 novembre 2014

Italia, la classifica dei lavoratori introvabili

La disoccupazione in Italia sale al 13,2%. Ma nel nostro Paese ci sono ancora circa 61 mila posizioni vacanti. E il 34% delle aziende lamenta carenze.

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Giovani in cerca di lavoro.

Nell’Italia della disoccupazione da record (13,2% il dato aggiornato a ottobre) ci sono almeno 61 mila posizioni che i datori di lavoro hanno difficoltà a riempire.
Praticamente un lavoratore su 10 assunzioni previste è introvabile.
Secondo l’indagine Excelsior 2014, realizzata da UnionCamere, in Lombardia si cercano ingegneri e l’offerta è inferiore alla domanda.
CERCASI CANTANTI LIRICI. In Veneto servono stuccatori edili e 280 laureati in Musicologia e spettacolo che possano ricoprire il ruolo di cantanti lirici: ne mancano all’appello 180.
Nel Lazio c’è penuria di accompagnatori turistici. E in Piemonte c’è bisogno di organizzatori di eventi, ma su 130 profili richiesti molti rimarranno scoperti.
Nella classifica delle professioni più difficili da reperire sul mercato del lavoro ce ne sono sei high skill, cioè con una formazione elevata.

Analisti e progettisti di software in testa alla graduatoria

Nel Jobs act del governo Renzi, uno dei punti per rilanciare il lavoro è il limite per i contratti a termine senza causale fissato a 36 mesi.

A guidare nell’indagine Excelsior la classifica dei lavoratori introvabili ci sono gli analisti e progettisti di software: le assunzioni di difficile reperimento in questa categoria sono il 37,9% del totale.
Al secondo posto gli acconciatori, per cui il deficit è il 32,9%; chiudono il podio gli operai addetti ai macchinari di confezioni abbigliamento in stoffa e assimilati: i datori di lavoro non trovano il 32,3% di quanti servirebbero alle industrie.
Seguono grafici, disegnatori e allestitori di scena (31,6%), addetti alle consegne (29,8%), tecnici programmatori (29,6%), ingegneri energetici e meccanici (27,9%), tecnici della sicurezza sul lavoro (27,5%), professioni sanitarie, infermieristiche e ostetriche (27%), artigiani e operai specializzati delle calzature e assimilati (26,9%).
MANCANO REGISTI E SCENOGRAFI. Limitandosi alle professioni high skill, le più introvabili sul mercato del lavoro italiano sono, oltre le citate, tecnici esperti in applicazioni, professioni sanitarie riabilitative, registi, direttori artistici, attori, sceneggiatori e scenografi e tecnici della produzione manifatturiera.
Ma mancano anche il 17,5% degli estetisti necessari, il 10,3% degli addetti alla preparazione, cottura e distribuzione di cibi, i montatori di carpenteria metallica (23,1%), gli installatori e riparatori di apparati elettrici ed elettromeccanici (20,7%), gli attrezzisti di macchine utensili (25,7%).

I metodi di ricerca del personale sono inadeguati

L'indice di disoccupazione esteso raggiunge il 16,8%.

Le cause del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, ha osservato il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi, sono diversi.
«Molte aziende continuano a denunciare che nei settori tecnologici ad alta specializzazione le competenze dei candidati sono insufficienti. Sicuramente ciò è vero: spesso la preparazione di molti giovani è ben al di sotto delle richieste avanzate dalle imprese».
SI PUNTA SUL PASSAPAROLA. Tuttavia, aggiunge, molte aziende scontano ancora adesso metodi di ricerca del personale «del tutto inadeguati, basati sui cosiddetti canali informali, come il passaparola o le conoscenze personali che non consentono di effettuare una selezione efficace».
SCARSE CONDIZIONI OFFERTE. Non va trascurato nemmeno il fenomeno della disoccupazione d’attesa: «Nei settori dove è richiesta una elevata specializzazione le condizioni offerte dagli imprenditori, come la stabilità del posto di lavoro, la retribuzione e le prospettive di carriera non sempre corrispondono alle aspettative dei candidati. Se questi sono di valore, preferiscono rinunciare, in attesa di proposte più interessanti».

Le aziende che lamentano carenze sono passate dal 17 al 34%

L'Italia è al terzo posto in Ue per la disoccupazione giovanile: solo Grecia e Croazia stanno peggio.

Se nel 2009, conferma la Cgia di Mestre, la platea dei “lavoratori introvabili” era costituita prevalentemente da attività artigianali a elevata abilità manuale, oggi ci sono settori ad alta specializzazione tecnica, in particolare nell’informatica.
Secondo la multinazionale delle risorse umane Manpower Group le aziende del nostro Paese che segnalano la carenza di talenti sono passate dal 17% al 34% in un solo anno, la percentuale più alta dall’inizio della crisi.
«C'È SCARSA FLESSIBILITÀ». «È sempre più complesso trovare nei candidati il giusto mix di competenze, capacità, orientamento agli obiettivi e una forte automotivazione», spiega a Lettera43.it Stefano Scabbio, amministratore delegato di ManpowerGroup Italia e Iberia. «Cultura internazionale poco sviluppata, difficoltà di un cambio culturale, scarsa flessibilità e resistenza al cambiamento rappresentano le maggiori criticità nello scenario occupazionale attuale».

Nessuno vuole fare la segretaria o l'addetto alle vendite

In Italia l'Istat ha calcolato una disoccupazione giovanile al 43,3%.

Secondo il sondaggio Talent Shortage condotto dell’azienda, i 10 profili più difficili da trovare in Italia nel 2014 riguardano ruoli di produzione specializzati; tecnici specializzati: segretarie, assistenti di direzione, assistenti amministrativi e personale di back office; addetti alle vendite; professionisti di information technology, sales manager; personale addetto alla ristorazione e personale alberghiero; professionisti nel settore contabilità e finanza; formatori e persino autisti.
Una situazione di skill mismatch - quando cioè domanda e offerta di lavoro non si incontrano - in cui le caratteristiche richieste dal mercato non sono quelle possedute dai dai lavoratori.
E non solo per un deficit nei piani di formazione e istruzione.
PERCORSI DI STUDIO SNOBBATI. «Per le nuove generazioni si aggiunge il timore di intraprendere percorsi di studi 'meno blasonati' che invece posso dar vita a importanti opportunità lavorative», sottolinea Scabbio.
«Infine persiste una bassa propensione allo spostamento da parte dei candidati e, a volte, scarsa volontà di mettersi in gioco anche su mansioni non direttamente correlate alle esperienze lavorative precedenti o al percorso scolastico.
POCO SVILUPPO NEI TALENTI. Anche le imprese hanno delle responsabilità: «Talvolta la ricerca di un vantaggio competitivo a tutti i costi in tempi molto ridotti e convulsi favorisce esclusivamente la scelta di competenze dall’esterno, senza un'adeguata facilitazione dello sviluppo dei talenti e alti potenziali sia interni sia esterni anche nei profili più giovani».

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