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WEB 30 Novembre Nov 2014 0744 30 novembre 2014

Truffe online, un fenomeno in espansione

Dati bancari rubati via mail. O dai file cestinati. E usati per creare false identità. Così 26 mila italiani all'anno vengono frodati. Per un business che vale 162 mln.

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Andare in banca per chiedere un mutuo e scoprire di essere finiti nel Registro dei protesti, la lista della Camera di Commercio che raccoglie i nomi dei cattivi pagatori.
Sembra la trama di un thriller, invece è la realtà da incubo con cui tanti italiani si devono confrontare.
LA VITTIMA DI FURTO DIVENTA PRESTANOME. Il famigerato furto di identità è più semplice di quanto si possa credere: basta una mail che funge da esca, con un link che rimanda a un sito contraffatto; l'utente ignaro clicca, inserisce i dati e cade nella trappola.
Quelle informazioni vengono impiegate per creare documenti falsi o per acquisire le password necessarie a entrare negli account. La vittima diventa un prestanome inconsapevole per compiere truffe come assegni scoperti e cambiali non pagate: nella “migliore” delle ipotesi sarà colpita da prelievi sul proprio conto.
I RISVOLTI EMOTIVI: STRESS PER UNO SU TRE. Il furto di identità è un crimine complesso da scoprire: i responsabili nella maggioranza dei casi non vengono individuati. Il risultato è però evidente: una persona è costretta ricostruire la propria credibilità finanziaria.
Il problema è economico, ma non vanno trascurati i risvolti emotivi. Secondo una ricerca dal Bureau of Justice Statistics (Bjs) statunitense, il 36% ha sofferto di un accumulo di stress.

In Italia 26 mila frodi nel 2013 per un giro d'affari di 162 milioni

In Italia nel 2013 ci sono state 26 mila frodi creditizie.

L’Osservatorio Centrale Rischi Finanziari (Crif) ha rivelato che nel 2013 ci sono state 26 mila frodi creditizie in Italia, con un giro di affari pari a 162 milioni di euro.
Il 'settore' è in crescita con il +8,3% rispetto all’anno precedente.
Negli Stati Uniti le dimensioni sono ancora più imponenti: il Bjs ha rivelato che nel 2012 oltre 16 milioni e mezzo di americani hanno avuto a che fare con un furto di identità con un business di 24,7 miliardi di dollari.
GERMANIA E GB SONO I PAESI PIÙ A RISCHIO. In Europa, la Germania e il Regno Unito sono particolarmente afflitte da questo tipo di crimine. Secondo lo United Kingdom Fraud Prevention Service, solo nella prima parte del 2013 in Gran Bretagna ci sono state 114 mila denunce, mentre i tedeschi godono di un terribile primato: la media di 28.666 euro per ogni truffa. La più alta dell'Ue.
Non se la passano meglio in Russia: un russo su cinque, nell'arco della propria vita, ha subito un furto di identità.
FINO A CINQUE ANNI ALL’OSCURO. Uno dei problemi maggiori in Italia è il tempo di scoperta: spesso i soggetti coinvolti vengono a conoscenza del fatto solo quando appurano di essere nel Registro dei protesti o, peggio, nel momento in cui viene notificata una denuncia.
L’Osservatorio Crif ha evidenziato che nel 2013 l’11,6% delle vittime è venuta a conoscenza del furto di identità dopo più di cinque anni. «Purtroppo in Italia non c’è ancora grande attenzione alla sicurezza dei dati. In molti pensano “perché dovrebbe capitare proprio a me?”», spiega Davide Bassani, computer forensic, la figura professionale che si occupa delle indagini sui reati informatici.
SERVER SPESSO COLLOCATI IN RUSSIA. I furti di identità sono studiati da organizzazioni strutturate. «Questi gruppi utilizzano server stranieri, spesso collocati in Russia, rendendo problematico il lavoro della polizia postale», evidenzia Bassani.
Il reato prevede pene da uno a sei anni, ma nove denunce su 10 vengono fatte verso ignoti. Dopo aver acquisito i dati, le centrali criminali provvedono alla falsificazione dei documenti da mostrare in banca per accedere a un finanziamento.

Dal trashing al phishing: le tecniche più diffuse

Un esempio di phishing.

L'operazione è possibile non solo per via digitale, ma anche con tecniche tradizionali. Il trashing è il furto di dati attraverso materiale cartaceo cestinato. Nella pattumiera c'è una miniera di informazioni: all'interno finiscono corrispondenze, resoconti bancari o scontrini emessi dopo il pagamento con il bancomat.
Il vishing è invece il furto dei dati mediante una telefonata: il truffatore finge di essere un operatore della banca, chiedendo i dati personali. Ma il pericolo si annida addirittura nella cassetta della posta, dove qualche truffatore potrebbe carpire preziose informazioni personali, sfruttando piccole ingenuità. Può accadere che una persona cambi domicilio e non avverta tempestivamente banche e assicurazioni con cui esistono dei rapporti. Così la corrispondenza potrebbe finire in mani sbagliate.
«FENOMENO IN ESPANSIONE». Il progetto europeo Me is mine, coordinato dall’associazione dei consumatori Adiconsum, ha studiato le pieghe del fenomeno, scoprendo che alcuni tipi furti di identità sono ignorati: la questione è associata esclusivamente al web.
Solo il 13,8% è a conoscenza della pratica del trashing, mentre poco più del 14% sa cosa sia il vishing. «Il fenomeno, seppur poco conosciuto, è in espansione», sintetizza il presidente di Adiconsum, Pietro Giordano.
OCCHIO AI DATABASE. Il crimine più noto è lo skimming, la clonazione delle carte di credito durante l'utilizzo, che è anche il più temuto per gli effetti economici immediati. Nel dossier emerge che il 33,5% delle persone derubate dell’identità è stato vittima di skimming. La parte del leone spetta alla richiesta di dati personali durante la navigazione su Internet che riguarda il 49% dei casi in Italia. Il web è meno sicuro di quanto si possa credere: le informazioni vengono rilasciate ovunque. Basti pensare a quando una persona inserisce un curriculum vitae in un database o quando avviene l'iscrizione a un servizio online. Se un sito è vulnerabile, si rischia di finire nel tritacarne del furto di identità.
RICHIESTE DI CODICI VIA MAIL. Il phishing, l'acquisizione fraudolenta di dati personali tramite e-mail, invece ha interessato il 22,9% delle vittime. In questo caso il truffatore adesca il soggetto sostenendo che alla banca servono codici di accesso al conto, minacciando la chiusura del conto stesso se non vengono forniti.
Ma il link inserito, nel corpo della mail, rimanda a un sito simile nella grafica a quello della banca, creato però per trafugare dati e password dell'utente.

Come difendersi: informazione e attenzione ai dettagli

Il vishing è il furto dei dati mediante una telefonata.

Per difendersi, l'Associazione bancaria italiana (Abi) suggerisce di osservare alcuni particolari. «Non bisogna rispondere alle mail inviate da presunti istituti di credito. Le banche non usano una mail per chiedere informazioni sulle password».
Inoltre è utile prestare attenzione alla stringa della url: «Le pagine sicure sono riconoscibili in quanto l’indirizzo che compare nella barra comincia con “https://” e non con “http://”». Infine, c'è il simbolo del lucchetto che conferma la protezione della pagina.
LA PRIMA ARMA? TUTELARE I DATI. Nonostante questo, il giudizio degli esperti è quasi unanime: non esistono precauzioni infallibili.
«La principale difesa contro il furto d’identità è l’informazione», sottolinea Giordano. La tutela dei dati è perciò la vera arma: è bene stracciare la corrispondenza ricevuta ed evitare di rendere pubbliche tutte le informazioni stampate sulla carta di identità.
Sul fronte digitale occorre ignorare le richieste di dati fatte da soggetti non certificati. «Internet è come il mondo reale. Non si dà a uno sconosciuto il codice Pin senza essere sicuri della sua identità», spiega l'Abi.
IN CASO DI TRUFFA, RIVOLGERSI ALLA CAMCOM. Se queste precauzioni dovessero rivelarsi insufficienti, e si cadesse nella trappola dei truffatori, allora bisognerebbe seguire alcune procedure. Nel caso più comune, quello del protesto, la vittima deve richiedere la cancellazione dal registro, compilando il modello disponibile alla Camera di Commercio, in cui viene attestata l'innocenza.
Infine è opportuno predisporre un provvedimento cautelare in sede civile per far accertare che la segnalazione è illegittima.

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