Ilva 141201081900
AZIENDE 1 Dicembre Dic 2014 0815 01 dicembre 2014

Ilva, il piano Renzi per risanare e rivendere

Ipotesi di commissariamento per il colosso dell'acciaio. Più difficile l'intervento della Cdp.

  • ...

Una veduta dall'alto dell'Ilva.

C'è un piano B per rimettere in sesto l'Ilva, difendendone l'occupazione e, nel giro di due o tre anni, rivenderla.
La soluzione del governo, che ha tutta l'aria di una sorta di commissariamento straordinario, è stata studiata per salvare il colosso dell'acciaio anche se restano in piedi le ipotesi di acquisizione da parte di gruppi esteri o italiani.
RENZI INTERVIENE. A tracciare la road map è stato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che in un'intervista a La Repubblica ha spiegato: «A Taranto stiamo valutando se intervenire sull'Ilva con un soggetto pubblico: rimettere in sesto quell'azienda per due o tre anni, difendere l'occupazione, tutelare l'ambiente e poi rilanciarla sul mercato».
Il premier s'è schierato tra coloro che preferiscono che «l'acciaio sia gestito da privati», tuttavia «non tutto ciò che è pubblico va escluso», perché, ha sottolineato, «se devo far saltare Taranto preferisco intervenire direttamente per qualche anno e poi rimetterlo sul mercato».
INTERVENTO PUBBLICO. Da capire, quindi, quale possa essere la formula scelta per questo eventuale intervento pubblico.
Di recente si è parlato di un interessamento del gruppo siderurgico Arvedi che potrebbe godere di un sostegno da parte di Cassa depositi e prestiti: l'intervento pubblico, in questo caso, si limiterebbe però a un contributo di Cdp, e quindi non si configurerebbe come una vera e propria gestione statale.
Più probabile, allora, sarebbe l'arrivo di un vero e proprio commissario straordinario, con poteri ben più ampi di quelli attualmente in capo a Piero Gnudi, nominato in base a un decreto del 2013 per gestire l'azienda nel delicatissimo frangente dell'emergenza ambientale.
PRIVATI IN ATTESA. Con l'arrivo di un commissario straordinario vero e proprio, invece, lo Stato svolgerebbe un ruolo sostanzialmente di proprietario, con la possibilità di risanare e, poi, di rivendere.
Il problema è che la legge Marzano prevede una possibilità del genere solo per le grandi imprese insolventi e, quindi, se questo non fosse il caso dell'Ilva, per adottarla potrebbe rendersi necessaria una modifica normativa: una sorta di nuovo decreto ad hoc tutto per la martoriata acciaieria pugliese.
Sullo sfondo, comunque, resta l'offerta non vincolante inviata pochi giorni fa dal colosso Arcelor Mittal insieme con il gruppo italiano Marcegaglia.
SINDACATI SODDISFATTI. L'opzione pubblica, però, sembra quella più gettonata dai sindacati, da cui piovono commenti in maggioranza positivi.
La Fiom s'è detta felice che il governo cambi idea sulla nazionalizzazione, anche se avverte che «al di là delle parole, di merito non c'è ancora nulla». Contenta anche la Uil, che «da mesi aveva prospettato una soluzione pubblica di emergenza». La Fim Cisl, invece, ha accusato Renzi di fare «propaganda».
Fuori dal coro la voce dei Verdi, che con Angelo Bonelli hanno puntato sulla riconversione industriale sul modello di Bilbao.
SOSTEGNO AI CITTADINI. Per il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, invece, «sull'Ilva Renzi, con un approccio concreto, mette avanti a tutto l'ambiente e il lavoro» e, comunque, «non si tratta di rifare l'Italsider, come qualche nostalgico dell'acciaio pubblico vorrebbe, ma solo di intervenire per ridare serenità a una popolazione segnata da troppi danni ambientali e di assicurare efficienza e competitività a un'azienda strategica per il Paese».

Correlati

Potresti esserti perso