Economia 2 Dicembre Dic 2014 2111 02 dicembre 2014

Banca Profilo, sospesa la sentenza del Tar

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La sede di Banca Profilo a Milano Il Consiglio di Stato ha sospeso la sentenza del Tar del Lazio di venerdì scorso sul caso Banca Profilo e ribadisce la necessità che la Consob riveda il suo procedimento sanzionatorio per i casi penalmente rilevanti e lo allinei ai principi del giusto processo così come stabilito in primavera della Corte europea dei diritti umani. IL DECRETO DEL CONSIGLIO DI STATO. Con un decreto datato 2 dicembre 2014, i giudici di Appello amministrativo hanno accolto il ricorso di Banca Profilo e della controllante Arepo contro la sentenza del Tar di giovedì 27 novembre che aveva invece stabilito la correttezza dell’intera procedura, nonostante l’illegittimità del procedimento della Commissione e, quindi, riavviato l’iter sanzionatorio della stessa nei confronti del banchiere e del suo istituto. Il Consiglio di Stato, che nel decreto parla di “sufficienti elementi di fumus” sul “procedimento sanzionatorio qui in rilievo”, rilevando che “l’estrema urgenza e gravità del danno risulta evidente”, ha quindi sospeso l’efficacia della sentenza dei giudici amministrativi e ha fissato la camera di consiglio per la discussione per il prossimo 13 gennaio. L'ACCUSA DELLA CONSOB. Secondo la Consob Arpe, l'ad di Banca Profilo Fabio Candeli e due trader dell’istituto rischiano una multa fino a 5 milioni di euro per manipolazione operativa oltre all’interdizione che colpirebbe i vertici dell’istituto decapitandolo. Alla base dello scontro giudiziario ci sono gli acquisti di azioni della banca avvenuti tra il giugno del 2011 e il maggio del 2013 (che hanno riguardato l’8% del capitale dell’istituto) dopo averne avuto l’autorizzazione da Bankitalia e aver comunicato periodicamente gli acquisti alla stessa Consob. Senza per altro aver mai venduto i titoli comprati o aver effettuato operazioni in derivati connesse agli stessi. Consob, in sintesi, accusa Arpe di aver manipolato il valore di Borsa dell’istituto da lui controllato tramite Arepo, ma non ha trovato traccia né di un profitto economico da lui conseguito, né di altre prove schiaccianti. E questo nonostante l'ispezione presso gli uffici di Banca Profilo e Arepo datata maggio 2013. L'AUTORITA' ANTICIPA LE SENTENZE. Secondo l'autorità di vigilanza  però, il prezzo di Banca Profilo è stato sostenuto artificialmente per “salvaguardare la reputazione di Arpe” e “fornire un’apparenza di successo all’operazione di salvataggio” della stessa banca.  Stando a questo assioma, accompagnato dalla tesi che Arpe non poteva non sapere quello che facevano i trader visto il suo ruolo, a poco vale che il prezzo delle azioni dell’istituto nel corso degli acquisti analizzati da Consob sia passato da 0,32 a 0,24 euro senza produrre alcun tangibile guadagno agli indagati e che sia invece lievitato fino a 0,45 euro (0,318 euro le quotazioni attuali) solo dopo che l’operatività è cessata. Elementi ai quali si aggiunge un altro fatto rilevante: la curiosa anticipazione dell’esito della contestazione da parte della stessa Consob che, il 5 maggio 2014, prima ancora di aver deliberato definitivamente sul caso tuttora pendente, scriveva nella sua relazione annuale al ministro dell’Economia di aver “accertato” gli illeciti, con un chiaro riferimento a Banca Profilo.

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