Economia 2 Dicembre Dic 2014 1707 02 dicembre 2014

Protezione dati, danni per 11,2 miliardi

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L'informatica aiuta le imprese, ma può anche costare cara. Secondo un recente calcolo le aziende negli ultimi 12 mesi hanno perso 11,2 miliardi di euro tra guasti, interruzioni inattese dei sistemi informatici e perdite di dati sensibili. E' quanto emerge dalla ricerca è stata condotta da EMC Global Data Protection Index, studio condotto da Vanson Bourne, che ha interpellato 3.300 dirigenti IT di medie e grandi aziende in 24 Paesi, rilevando che a livello mondiale la perdita è stata di 1.700 miliardi di dollari. SOLO IL 10% DELLE AZIENDE E' ATTREZZATA. In Italia appena il 10% delle aziende può dirsi al passo coi tempi in materia di misure volte alla protezione dei propri dati sensibili. Questa cifra diventa 13% su base globale. Tutto questo, in uno scenario nazionale in cui l’80% delle aziende intervistate ha registrato –   negli ultimi dodici mesi – un blocco inaspettato nei propri sistemi informatici o una perdita di dati   sensibili, che hanno portato per il 38% a una perdita della produttività, per il 22% a un decremento   del fatturato e per il 36% al ritardo nello sviluppo di un prodotto. UN'AZIENDA SU DUE NON HA UN PIANO DI DISASTER RECOVERY. A livello mondiale, le tendenze in atto nelle aziende come Big Data, mobile e cloud stanno creando   nuove sfide in termini di protezione dei dati. Il 51% delle aziende, infatti, non possiede un piano di   disaster recovery per nessuno di questi ambienti e solo il 6% ha definito piani per tutti e tre. Il 62% ha classificato Big Data, mobile e cloud ibridi come ambienti "difficili" da proteggere e, con il 30%   di tutti i dati principali residenti in una qualche forma di cloud storage, questo potrebbe condurre a   perdite sostanziali.   Nello scacchiere mondiale, la Cina vanta il maggior numero di aziende all'avanguardia in termini di   protezione dei dati (30%), mentre in coda si trovano gli Emirati Arabi Uniti (0%). Le aziende molto   grandi con oltre 5.000 dipendenti hanno il doppio di possibilità (24%) di trovarsi in una categoria   d'avanguardia rispetto alle realtà più piccole con 250-449 dipendenti (12%). Le aziende statunitensi   e olandesi sono quelle con i punteggi più elevati al di fuori di Asia-Pacifico e Giappone (20% e   21% rispettivamente).

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