Economia 2 Dicembre Dic 2014 1612 02 dicembre 2014

South stream, Saipem paga il conto

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Saipem Saipem viene stritolata nel braccio di ferro tra Russia ed Europa. L'azienda di esplorazione petrolifera non riesce a fare prezzo in avvio di seduta dopo lo stop di Mosca alla costruzione del gasdotto South Stream. Il titolo, che non è riuscito a entrare negli scambi nelle prime fasi di contrattazione, è rimasto in fase di pre-apertura con un ribasso teorico di quasi sette punti percentuali. Quando è entrato agli scambi, si è confermato il netto calo (il titolo). Il crollo si spiega con l'annuncio di Vladimir Putin, il presidente russo, che in una conferenza stampa ha decretato la fine del progetto del gasdotto South Stream. LA RUSSIA ABBANDONA L'UCRAINA PER LA TURCHIA. Il gruppo pubblico russo Gazprom, ha spiegato il numero uno Alexei Miller, costruirà un nuovo oleodotto in Turchia, con una capacità di 63 miliardi di metri cubi, di cui 14 miliardi di metri cubi per sostituire il transito attraverso l'Ucraina. Il nuovo gasdotto, ha spiegato Miller, permetterebbe di trasportare circa 50 miliardi di metri cubi al confine con la Grecia. Il punto di partenza sarà il "Russkaya" compressor station, inizialmente prevista per il South Stream. Gazprom creerà un nuovo organismo giuridico in Russia per il gasdotto in Turchia. Nel progetto South Stream sono soci anche proprio Eni, la francese Edf e il gruppo Wintershall. SAIPEM: NON SIAMO STATI INFORMATI. La posizione della società: "Con riferimento al contratto per la realizzazione del gasdotto South Stream, Saipem, si legge in una nota, "apprende dai media le dichiarazioni delle autorità russe e del presidente di Gazprom". Inoltre, Saipem "dichiara di non aver ricevuto alcuna comunicazione di formale interruzione del contratto dal cliente South Stream Transport BV. L'attività operativa è pertanto in corso. Le modalità di interruzione dei lavori e di eventuale cancellazione sono disciplinate contrattualmente", conclude la nota. LA BULGARIA BLOCCA L'OLEODOTTO. Il South Stream dovrebbe passare dal Mar Nero, collegando Crimea e Bulgaria, poi arrivare nell'Europa centro-meridionale. A scatenare la reazione di Putin è l'atteggiamento del governo di Sofia che non ha ancora dato il via libera al passaggio del metanodotto sul territorio nazionale: "Tenendo conto del fatto che finora noi non abbiamo ricevuto autorizzazioni dalla Bulgaria, noi crediamo che nelle condizioni attuali la Russia non possa continuare con la realizzazione del progetto", ha detto. In realtà, il cantiere per il South Stream è già partito. Ad aggiudicarsi la prima delle due linee dell'infrastrttura è stata, tra l'altro, proprio Saipem, la società di ingegneria controllata da Eni. Due navi posatubi sono già al lavoro nel Mar Nero. Ma è chiaro che senza poter passare per la Bulgaria prima, Romania e Serbia poi, continuare nelle opere non avrebbe senso.

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