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TENSIONE 2 Dicembre Dic 2014 1725 02 dicembre 2014

South Stream, tre conseguenze dello stop russo

Saipem crolla in Borsa. L'Ue deve trovare nuovi fornitori. E la Bulgaria rischia il crac. Gli effetti del veto di Putin al progetto. Ma nello scontro pure Mosca perde.

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Sull’Ucraina, l’ex ministro degli Esteri Federica Mogherini bacchettava la Russia, ma salvava sempre il South Stream, considerato «un progetto molto importante per la sicurezza energetica del Paese e dell’intera Europa». Anche per questo negli Usa, un foglio influente come il Wall Street Journal stroncò (invano) la candidatura della titolare della Farnesina ad Alto rappresentate della Politica estera Ue: l’insistere dell’Italia sul South Stream significa «usare la presidenza europea per favorire i propri interessi, piuttosto che gli obblighi di sicurezza collettiva», era l'accusa arrivata da Oltreoceano.
RIPOSIZIONAMENTI A EST. Era luglio e la crisi ucraina militarizzava l’Est Europa, allontanando sempre più Mosca da Bruxelles.
I rapporti tra lo 'zar' Vladimir Putin e l’inquilino della Casa Bianca Barack Obama diventavano gelidi, con Gran Bretagna ed ex repubbliche sovietiche allineate con Washington. Italia e Germania, a esclusione di qualche timida apertura francese, restavano i soli governi a usare, di tanto in tanto, la carota in alternativa al bastone con il Cremlino.
TENSIONI CON L'OCCIDENTE. A un ex premier italiano ed 'europeo' come Romano Prodi, Putin confidava di non sapere più cosa pensare dell’Italia: «Un giorno sta con me, quello dopo contro di me».
Le telefonate tra il presidente russo con la cancelliera tedesca Angela Merkel si facevano sterili discussioni. E, dopo la sospensione da parte della Francia della consegna della nave da guerra Mistral alla Russia, Putin deve essersi scocciato.
STOP AL PROGETTO. Quindi ha rotto gli indugi: stop all’autostrada del gas, incagliata da mesi alla frontiera con la Bulgaria, che, attraverso il Mar Nero, avrebbe dovuto rifornire l’Europa continentale, aggirando l’Ucraina.
«Se per Bruxelles, come ribadito, non è una priorità, orienteremo il nostro gas verso altre regioni del mondo», ha spiazzato il presidente russo durante una visita strategica ad Ankara di lunedì 1 dicembre.
PUTIN VIRA SULL'ASIA. Altrove significa soprattutto Cina e Turchia, potenze crescenti con le quali il Cremlino ha firmato accordi di cooperazione.
A lungo termine, Mosca conta di rimpiazzare il bacino europeo con il mercato euro-asiatico. Ma ci vorrà del tempo per riequilibrare le entrate e, nel breve termine, la Russia deve ridimensionare i suoi introiti energetici.
Per l’Europa - in particolar modo per l’Italia - che punta a «diversificare le forniture», la perdita si prevede, invece, sia nel breve sia nel lungo termine.

1. Saipem (Eni) crolla in Borsa dopo il veto della Russia

Milano: Vladimir Putin, Matteo Renzi e Angela Merkel durante il vertice Asem in prefettura (17 ottobre 2014).

Nel cantiere di South Stream (un progetto da 16 miliardi di euro), l'Italia era in prima fila con Saipem, la controllata di Eni diventata il primo partner strategico dell'opera con il colosso russo Gazprom, seguito dai francesi di Edf e dai tedeschi di Wintershall.
Lunga quasi 2.400 chilometri per un potenziale massimo di 63 miliardi di metri cubi l'anno, la nuova autostrada del gas a Sud dell'Ucraina avrebbe dovuto diventare, per Roma, l'equivalente del North Stream che, attraverso il Baltico, porta miliardi di metri cubi di gas in Germania.
ENI, PRIMO SOCIO UE. Tant'è che, per la carica di presidente della società era stato più volte caldeggiato Prodi, rifiutatosi però di diventare il Gerhard Schröder del Sud Europa.
Tra il cane a sei zampe (socio al 20% di South Stream) e Gazprom sono stati firmati, nel 2007 e nel 2009, due memorandum d'intesa, a ribadire l'importanza della realizzazione - e anche dell'espansione - del progetto.
LE COMMESSE SAIPEM. Ma il ritiro di Putin dalla partita è, di fatto, la pietra tombale del gasdotto che avrebbe dovuto essere pronto per il 2018: il colosso russo ha, infatti, in mano il 50% delle azioni (Edf e Wintershall sono entrambe il 15%) e il gas arriva da Mosca.
Per la tratta del Mar Nero, Saipem ha in corso tre contratti d'appalto, il più sostanzioso dei quali, assegnato a marzo, per 2 miliardi di dollari. E, non a caso, alla notizia dell'alt russo la controllata di Eni è crollata in Borsa.

2. La Bulgaria rischia di indebitarsi come l'Ucraina

Uno stabilimento di gas in Russia.

Annunciando in pompa magna il nuovo gasdotto in Turchia («Verso i consumatori del Sud Europa), a risentirne è stata soprattutto la Bulgaria. Tanto che Putin ha invitato il Paese a «chiedere i danni all'Ue per i mancati guadagni che avrebbero avuto con South Stream, 400 milioni di euro all’anno per il transito del gas».
Esplosa la crisi ucraina, Sofia ha prestato il fianco al pressing di Bruxelles e degli Usa, negando al Cremlino il permesso per il passaggio delle condutture sul suo territorio, indispensabile per scavalcare gli attuali corridoi ucraini che, solo all'Italia, forniscono gran parte del fabbisogno di gas importato dalla Russia.
POCHI SOLDI PER L'EST. Come l'Ucraina, anche la Bulgaria, per quanto più protetta dall'appartenenza all'Ue, è destinata ad assistere per prima alle conseguenze della crisi del gas tra l'Europa e la Russia: ostile a Mosca come gli altri ex satelliti sovietici, il governo di Sofia dipende da Putin per le forniture energetiche che l'Europa non possiede.
«Diversificare» costerà a Bruxelles parecchio tempo e denaro: difficile che, alle spese, si aggiungano aiuti consistenti all'Est Europa. Nel frattempo, la Bulgaria sarà un Paese sempre più povero e isolato economicamente dalla Russia.
L'INCOGNITA NABUCCO. Per l'Ue, diventa poi un'incognita il progetto Nabucco, la pipeline europea mai decollata che, attraverso la penisola anatolica, avrebbe dovuto portare il gas dal Caucaso in Europa.
Il flop di South Stream apre certo lo spazio alla condutture alternative, ma se la Turchia ha detto sì al progetto russo, che bisogno avrebbe della pipeline dei rivali di Putin sul suo territorio?

3. L'Ue cerca nuovi fornitori e il rublo va a picco

Un addetto al lavoro sulla pipeline South Stream.

Se l'Europa soffre, però, Mosca certo non gode dalla nuova Cortina di ferro. Vale per le sanzioni come per la chiusura dei nuovi rubinetti.
«Una catastrofica caduta dei prezzi delle risorse energetiche è del tutto possibile, lo ammettiamo», ha dichiarato Putin prima di essere maltrattato all'ultimo G20.
Il rublo in effetti è a picco da quanto la Nato ha iniziato a ripiantare basi e unità nell'Est. Ma, più in generale, da quando è iniziato il ribasso dei prezzi petroliferi, per l'aumento, negli Usa, delle estrazioni da fracking, la tecnica della fratturazione idraulica.
PREZZI PETROLIFERI IN CALO. L'autonomia energetica che gli americani stanno conseguendo con petrolio e gas di scisto affossa gli introiti energetici dei fornitori non allineati come Russia e Venezuela.
E se difficilmente l'Ue, per il ritardo nella sperimentazione della fratturazione idraulica e per la mancanza di impianti, potrà attrezzarsi rapidamente per importare risorse dagli Usa o estrarre 'gas non convenzionale' in proprio, egualmente, Putin non potrà fare subito affidamento sui guadagni dalle partnership cinesi e turche.
ACCORDO STORICO CON PECHINO. Il gasdotto da 63 miliardi di metri cubi concordato con Ankara (inclusivo di uno sconto del 6% sulle forniture) è sulla carta. E anche lo storico accordo sul gas con Pechino (38 miliardi di metri cubi l'anno, per 400 miliardi di dollari in 30 anni) del 2014, partirà nel 2018, con una pipeline di 2.200 chilometri ancora da costruire.
L'uscita del Cremlino dal South Stream è una «scelta dei nostri amici europei», ha chiosato Putin.
Cambiano gli assetti mondiali, ma saranno dolori per tutti.

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