Economia 2 Dicembre Dic 2014 1513 02 dicembre 2014

Twitter: perché i fondatori scappano

  • ...

Dick Costolo, numero uno di Twitter. Evan Williams, cofondatore di Twitter e maggiore investitore individuale del sito di microblogging, ha venduto per la prima volta titoli della società. Anche se la sua partecipazione resta di tutto rispetto, circa 54,6 milioni di titoli contro i 55,7 che aveva prima della cessione, la decisione solleva qualche perplessità sulla fiducia che il management ha nel gruppo. Tanto più che nelle scorse settimane anche l’amministratore delegato Dick Costolo e il cofondatore e presidente Jack Dorsey hanno cominciato a vendere azioni nell’ambito di piani fissati in precedenza (il primo ha ceduto titoli per 11,6 milioni di dollari, il secondo per 2,1 milioni). Se un portavoce di Twitter ha parlato di “strategia per diversificare gli investimenti nel corso del tempo”, ci si chiede cosa ci sia davvero dietro. EconomiaWeb.it ve lo spiega. PER WILLIAMS UN INCASSO DI 28,7 MILIONI Vediamo intanto cosa ha deciso di fare Williams. Stando alla documentazione presentata alla Securities and Exchange Commission, la Consob americana, il cofondatore ha venduto circa 719.000 titoli a un prezzo tra 39,83 e 40 dollari per azione, incassando circa 28,7 milioni di dollari. Se a questi si aggiungono i quasi 377.000 titoli donati ad altri investitori, il totale di cui Williams si è liberato sale a circa 1,1 milioni di azioni, il 2% della sua quota.A fine marzo il manager possedeva 55,7 milioni di azioni, quasi il 9,5% del totale. La partecipazione che resta in mano al 42enne cofondatore è valutata circa 2,3 miliardi di dollari. TITOLO SOTTO PRESSIONE: -38,6% NEL 2014 La vendita arriva in un momento delicato per Twitter, in particolare per quanto riguarda la sua posizione sul mercato. Il titolo è da qualche tempo sotto forte pressione, con gli investitori preoccupati per il rallentamento della crescita degli utenti (284 milioni nel terzo trimestre, il 4,8% in più rispetto ai tre mesi precedenti; nel secondo trimestre la crescita era stata del 6,3%) e per l’esodo di manager chiave (a fine ottobre avevano lasciato due manager chiave, Jeremy Gordon, alla guida del settore ingegneristico, e Adam Kinney, responsabile dell’area di analisi). Le azioni, che hanno ceduto il 6,4% il primo dicembre a Wall Street al ritorno dalla pausa del Thanksgiving, sono in ribasso del 38,6% nel 2014. Viaggiano comunque attorno ai 40 dollari, contro i 26 del collocamento di un anno circa fa. Va comunque detto che il 7 novembre 2013, primo giorno di scambi, il titolo aveva chiuso a 44,9 dollari, il 72,69% in più rispetto all’apertura. DUBBI SULLA STRATEGIA DEL CEO COSTOLO L’andamento del titolo e dei conti, con perdite salite nel terzo trimestre da 64,6 a 175,5 milioni di dollari, sollevano qualche dubbio sulla strategia dell’amministratore delegato Costolo. Gli investitori stanno perdendo fiducia dopo una serie di giri di poltrone e messaggi contrastanti. Il management della società recentemente ha tentato di convincere il mercato che le prospettive sono positive, ma senza grande successo. Non troppo convinte neppure le agenzie di rating: Standard & Poor’s ha assegnato a Twitter un rating “Bb-”, tre gradini sotto l’investment grade, con outlook stabile, nonostante gli investimenti e la convinzione che Twitter “continuerà a crescere”. Un upgrade ci potrà essere se la società aumenterà le sue fonti di ricavo attraverso un’espansione internazionale e il lancio di nuovi prodotti. IL TWEET SBAGLIATO DI ANTHONY NOTO Almeno quello di Williams non è stato un errore. A fine novembre il direttore finanziario Anthony Noto aveva inviato per errore a tutti i suoi follower un tweet, che era però pensato per essere un messaggio privato a un suo collaboratore. «Penso ancora che dovremmo comprarli. È sulla tua agenda per il 15 o 16 dicembre, dovremo vederlo. Ho un piano», ha scritto, innescando un turbinio di speculazioni sulla strategia e le possibili mire della società. In realtà si è anche alzato qualche sopracciglio per il fatto che il direttore finanziario, una delle cariche più alte della società, sbagliasse nell’usare uno strumento che dovrebbe conoscere a menadito, ma anche sull’assenza di misure che evitino agli utenti di commettere errori di questo tipo nell’invio di messaggi privati.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso