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GRANDE FINANZA 3 Dicembre Dic 2014 1244 03 dicembre 2014

Milano, Mediobanca sul viale del tramonto

Rilancio che non decolla, internazionalizzazione al palo, integrazione con Unicredit abortita. Una crisi dovuta agli errori dei suoi vertici. 

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L'amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel.

Ma cosa sta accadendo a Mediobanca?
Per decenni l’istituto guidato da Enrico Cuccia è stato il perno attorno al quale si è costruita gran parte delle strategie dei gruppi industriali italiani.
Scomparso il fondatore, è iniziato il lento ma, a quanto pare inarrestabile, declino. Ormai il ruolo di Mediobanca è secondario se non imbarazzante (leggi vicenda Unipol-Sai) su tutte le partite che si stanno giocando sullo scacchiere nazionale. Certo, i tempi sono cambiati ma nessuno avrebbe scommesso su una agonia tanto amara.
GLI ERRORI DI NAGEL. La maggior responsabilità di questa débâcle spetta al vertice della banca e in particolare al suo Ceo, Alberto Nagel, che non è riuscito a dare una nuova missione all’istituto.
Come se non bastasse, forse anche stanco delle continue pressioni mediatiche e giudiziarie, il manager ha deciso di dividere il suo impegno tra Milano e Londra.
La giustificazione di questo comportamento è nota: cercare di internazionalizzare l’istituto di piazzetta Cuccia. Il risultato è però avvilente.
In Italia il business continua a calare e la pattuglia dei manager più fedeli si è sentita quasi abbandonata.
PAGLIARO È L'OMBRA DI SE STESSO. Alcuni, come Massimo Di Carlo, hanno lasciato, altri sono pronti a farlo. Stefano Mazzucchelli, da poco chiamato a guidare il Corporate e investment banking in terra inglese, si starebbe già interrogando sul da farsi (magari andandosene al Monte Paschi).
Un sostegno alla causa non viene neanche dal presidente. Renato Pagliaro, che negli anni passati aveva interpretato al meglio la storia dell’istituto, è ormai l’ombra di se stesso. Non decide nulla e non riesce neanche a dare un indirizzo politico.
In passato, per esempio, si era parlato di un cambio di strategia che avrebbe portato Mediobanca a entrare nel retail.
Qualche trattativa con il Banco Popolare c’è stata ma alla fine non si è portato a casa nulla. Anzi, si sono raffreddati i rapporti anche con il gruppo Mediolanum: non è un caso che due fondi che fanno riferimento al gruppo, controllato dalle famiglie Doris e Berlusconi, si siano astenuti all’ultima assemblea.
ABORTITA L'INTEGRAZIONE CON UNICREDIT. Per non parlare di Unicredit. Per anni il mercato ha pensato e scommesso che si potesse arrivare a un’integrazione tra le due banche. In questo modo si sarebbe consolidata l’attività di Mediobanca sia nelle operazioni di ristrutturazione del credito di imprese in crisi sia nel riordino delle partecipazioni.
Ma, viste le resistenze interne ed esterne, l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha deciso di seppellire definitivamente il progetto.
L’unico asset importante restano le Assicurazioni Generali, ma anche qui si sta profilando l’ennesima brutta figura.
I rapporti con Mario Greco, amministratore del Leone, si sono alquanto raffreddati. Il Ceo di Trieste, impegnato in un rilancio internazionale del gruppo, inizia a capire che la luna di miele con Mediobanca è finita.
Nagel ha infatti stretto un patto di ferro con Vincent Bolloré. Le basi dell’accordo sono semplici. Il francese, che controlla circa il 7% dell’istituto, lo tutela in Mediobanca ricevendo in cambio maggior spazio di manovra proprio a Trieste.
Philippe Donnet, uomo di Bolloré, è diventato, per esempio, il nuovo amministratore delegato di Generali Italia.
L’ufficialità descrive l’ex manager di Axa come uomo di Greco, ma nel settore tutti sanno che non è così e che la scelta era diversa. Il Ceo di Trieste ha dovuto però far buon viso a cattivo gioco. E le tensioni si potrebbero aggravare.
In consiglio al posto di Paolo Scaroni dovrebbe entrare Flavio Cattaneo, ex amministratore di Terna. Una scelta che certo non favorisce il processo di internazionalizzazione della compagnia.
Anzi, consolida il gruppo di potere italiano che in questo momento controlla il consiglio del Leone.
Una morsa che stringendosi ulteriormente potrebbe condizionare le sorti future di Greco.

(*Dietro lo pseudonimo di Albus Silente si nasconde un importante esponente del mondo finanziario italiano residente all’estero).

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