Standard Poor Rapporto 140712150850
FINANZA 5 Dicembre Dic 2014 1926 05 dicembre 2014

Standard & Poor's, rating Italia tagliato a BBB-

Roma aveva la tripla B. L'agenzia: «Jobs act un passo avanti, ma decreti a rischio».

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Solo 13 economie su 129 avevano un rating AAA a metà 2014 secondo Standard & Poor's.

Standard & Poor's ha tagliato il rating dell'Italia a BBB- da BBB, con outlook stabile.
Ma il giudizio, secondo fonti di Palazzo Chigi, «non è una bocciatura del Jobs act: dicono che le riforme vanno bene, ma bisogna andare più veloce». Di segno opposto il commento di Renato Brunetta: «Matteo Renzi e il suo ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan dovrebbero farsi un bell'esame di coscienza e spiegare al Paese i motivi di questi ripetuti disastri».
Per l'agenzia Fitch la valutazione dell'Italia è BBB+, mentre Moody's ha assegnato a Roma un Baa 2, sempre con outlook stabile.
«CRESCITA DEBOLE». «Un forte aumento del debito, accompagnato da una crescita perennemente debole e da bassa competitività, non sono compatibili con un rating BBB, secondo i nostri criteri», ha spiegato S&P dopo aver declassato l'Italia.
«ASPETTATIVE SULLE RIFORME». L'outlook stabile, invece, «riflette le nostre aspettative che il governo implementi riforme strutturali e di bilancio in grado di migliorare la crescita», ha spiegato l'agenzia, che ipotizza anche che la Banca centrale europea continui a supportare la normalizzazione dell’inflazione in Italia e nei suoi partner chiave dell’Eurozona.
JOBS ACT: «PASSO AVANTI, MA RISCHIO DECRETI ATTUATIVI». S&P ha poi «preso atto» che «il premier Renzi ha fatto passi avanti col Jobs Act», ma non crede «che le misure previste creeranno occupazione nel breve termine», sottolineando inoltre che i «decreti legislativi» della riforma potrebbero «essere ammorbiditi, alla luce di un'opposizione crescente».
NEL 2015 PREVISTO +0,2% DEL PIL. Standard & Poor's ha previsto inoltre che «l'economia italiana esca dalla recessione nei primi mesi del 2015», ma per il 2015 si aspetta solo «un modesto recupero del Pil, circa dello 0,2%. Al contrario», è scritto nel documento dell'agenzia, «il governo italiano ha previsto una crescita nominale del Pil dello 0,7%, e dell'1,9% nel periodo 2014-2017. Rispetto a queste cifre si prevede una ripresa più debole dei consumi privati e degli investimenti».
«A FINE 2017 DEBITI PER 2.265 MILIARDI». In termini assoluti, secondo S&P, «il debito pubblico italiano sarà di 2.265 miliardi di euro entro la fine dell'anno 2017», vale a dire «80 miliardi in più rispetto alla precedente previsione» della stessa agenzia.
SPENDING REVIEW PER RIDURRE IL CUNEO FISCALE. «A nostro avviso», prosegue il rapporto, «il successo del governo nel ridurre la pressione fiscale sul lavoro e sul capitale dipenderà da ulteriori tagli permanenti alla spesa pubblica, in linea con le misure proposte nel recente piano di spending review», quello messo a punto dal commissario Cottarelli.
«FLESSIBILITÀ FISCALE LIMITATA». Pur riconoscendo la «validità degli argomenti in favore di una manovra anticiclica», ha scritto ancora S&P, «riteniamo che la flessibilità fiscale dell'Italia sia sempre più limitata. Questo punto di vista tiene in considerazione le nostre previsioni di crescita debole del Pil nominale, e il fatto che l'Italia condivida la stessa moneta con la maggior parte dei suoi partner commerciali».
ALZATO IL RATING DELL'IRLANDA. Il rating dell'Irlanda è stato invece alzato: quello di lungo termine ora è A da A-, quello di breve termine A-1 da A-2. L'outlook è stabile anche in questo caso, per il miglioramento delle finanze pubbliche e della qualità degli asset nel sistema finanziario.

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