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ESTERI 5 Dicembre Dic 2014 1315 05 dicembre 2014

Ucraina, il mistero dell'oro scomparso di Kiev

Per la Banca centrale non ci sono più riserve auree. Ma nessuno sa dove siano. I vertici dell'istituto sono accusati di abuso di potere. E il Paese teme altri scontri.

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Un momento delle proteste in Ucraina.

Ucraina, aeroporto di Boryspil, notte fra il 7 e l’8 marzo. Il Paese era alle prese con la deposizione del presidente filorusso Viktor Yanukovich e con la liberazione dell’ex premier Yulia Timoshenko decisa dal parlamento.
L’ex Repubblica sovietica stava provando a riavvicinarsi all’Unione europea e agli Usa.
IL CARICO MISTERIOSO. Quella notte, nel primo scalo ucraino è successo qualcosa di molto strano. Come ha riportato il sito di informazione Iskra-news, è atterrato e decollato un aereo cargo non registrato.
Ad attenderlo, ha raccontato il personale dell'aeroporto, c’erano quattro autocarri e due furgoni, tutti senza targa.
IN VOLO VERSO GLI USA? A bordo c'erano 15 uomini in uniforme nera, mascherati e armati, che hanno caricato sul velivolo oltre 40 pesanti scatoloni.
Subito dopo, l’aereo è decollato con procedura di emergenza. Nessuno sa dove fosse diretto. Qualcuno ha ipotizzato che la destinazione finale fossero gli Stati Uniti.

L’annuncio ufficiale del governatore Gontareva: «L’oro è finito»

Di quella storia non si è saputo più nulla, ma oggi, forse, si inizia a capire che cosa sia successo.
Recentemente il governatore della Banca centrale Ucraina, Valeriya Gontareva, ha annunciato in tivù che tutte le riserve d’oro del Paese sono sparite o, meglio, «evaporate».
Una notizia che non poteva che spingere la popolazione ucraina a farsi delle domande e pretendere delle risposte.

  • L'annuncio ufficiale del governatore della Banca centrale Ucraina, Valeriya Gontareva sull'oro di Kiev «evaporato».

OMBRE SULLA GESTIONE POLITICA. Così a un anno dalle proteste di piazza che hanno portato un paio di mesi dopo alla caduta di Yanukovich, si addensa una nuova ombra anche sulla gestione del nuovo corso politico in Ucraina.
Come ha riportato l’agenia Interfax, a inizio dicembre la Corte distrettuale di Perchersk, a Kiev, ha aperto un fascicolo contro la Banca centrale del Paese, con l’ipotesi di abuso di potere da parte delle sue autorità.
L’ACCUSA: OPERAZIONI ILLECITE. L’istituto, infatti, è accusato di avere dato vita a operazioni poco chiare sul mercato valutario per ottenere profitti illeciti.
Il quotidiano ucraino Vesti ha spiegato che i fatti risalirebbero ad agosto quando, a inizio mese, l’istituto ordinò l’acquisto di dollari al tasso di cambio di 11,93 contro la valuta locale, la grivnia. Qualche giorno dopo, questi dollari furono rivenduti a un cambio di 12,26 ma, in seguito, l’istituto comprò il biglietto verde a un tasso di cambio di 12,45-12,46 accusando così perdite per 19 copeche a dollaro.
In pratica, la banca centrale ucraina avrebbe da un lato venduto la valuta Usa per 69 milioni e dall’altro l'avrebbe acquistata per 35 milioni a un cambio più sfavorevole.

L'allarme: le riserve non copriranno più di sei mesi

Il governatore della Banca centrale europea, Valeriya Gontareva.

Le riserve ucraine sono scese a quota 12,6 miliardi di dollari e sono capaci di coprire più o meno solo sei mesi di importazioni, mentre dopo la fine degli scontri della Maidan la valuta nazionale è crollata del 20% sul dollaro, perdendo metà del suo valore dall’inizio del 2014.
Con una moneta così debole, le aziende e le banche ucraine avranno sempre maggiori difficoltà a ripagare il debito estero di 60 miliardi di dollari che pesa sulle loro spalle.
L’ORO SCESO ALL’1% DELLE RISERVE. Come detto dal governatore della Banca centrale ucraina, l’istituto quasi non possiede più riserve di oro, che ora ammontano ad appena 123,6 milioni di dollari (l’1% delle intere riserve).
Una sorpresa per molti visto che solo a febbraio, stando alle statistiche internazionali, Kiev possedeva ancora riserve d’oro pari a 42,3 tonnellate, ossia circa il 12% del totale per un controvalore di 1,8 miliardi di dollari e a marzo erano scese a 21 tonnellate pari a 988 milioni di dollari di valore (l’8% delle riserve).
20 TONNELLATE EVAPORATE. Non sono in pochi ora a chiedersi cosa sia successo a tutto quest’oro e come sia stato possibile che, in così pochi mesi da quando è stato allontanato Yanukovich, oltre 20 tonnellate siano semplicemente sparite nel nulla.
C’è la possibilità che l’Ucraina l'abbia venduto per cercare di mitigare il crollo della moneta locale, ma si tratta di un’ipotesi poco probabile - o per lo meno anomala - visto che la Banca centrale ucraina avrebbe potuto piuttosto impiegare il 92% delle sue riserve in valuta straniera invece che intaccare le riserve d’oro nei mesi in cui il valore del metallo prezioso era calato.
LA PAURA DI UN’INVASIONE RUSSA. In molti hanno pensato che dietro l’apparente mistero potrebbe esserci la consapevolezza, da parte di chi tiene le fila del potere ucraino, che il Paese sia destinato all’implosione o magari a una probabile occupazione russa.
Un fatto simile era avvenuto dopo la Seconda Guerra mondiale quando gran parte dell’oro tedesco era stato trasferito in America, in Francia e nel Regno Unito, per timore che finisse nelle mani delle truppe sovietiche.
LE DIMISSIONI DI UNO DEI VERTICI. Intanto ad alimentare il sospetto che la «vaporizzazione» dell’oro ucraino sia una messinscena del neo esecutivo sono arrivate anche le dimissioni di Olena Shcherbakova, a capo della politica monetaria dell’istituto che, alla notizia dell’apertura delle indagini, si è ritirata dalla sua carica senza dare alcuna spiegazione.

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