Giorgio Rita 141206092409
EDITORIALE 6 Dicembre Dic 2014 0915 06 dicembre 2014

Di padre in figlio. Così il Censis si rivela una monarchia

L'istituto di analisi sociologiche è una fondazione dinastica. Lo storico fondatore Giuseppe De Rita ha passato la mano al figlio Giorgio. Ma sarà una finzione per attirare l'attenzione del Paese sui guasti del nepotismo?

  • ...

Giorgio De Rita.

Ma chi l'avrebbe mai detto, ma chi lo poteva immaginare.
Il Censis, l'istituto di analisi sociologiche che monitorizza vezzi, vizi e propensioni degli italiani (una specie di bibbia che ogni anno puntualmente ci dice dove siamo e dove stiamo per andare) è una fondazione dinastica.
A governarla da tempo immemore c'era Giuseppe De Rita che nel lontano 1964 ne fu anche il fondatore.
DA GIUSEPPE A GIORGIO. Da qualche settimana il professore, superata pur in pieno vigore la soglia degli 82 anni, ha pensato bene di passare la mano. A chi? Ma al figlio Giorgio naturalmente, che è appena stato incoronato dal consiglio direttivo a suo successore.
Insomma, il Centro studi investimenti sociali, universalmente noto con il suo acronimo Censis, è un istituto che obbedisce a un regime monarchico. Basta saperlo e ci mettiamo il cuore in pace. Anche perché, essendo una fondazione privata, non possiamo biasimare che si sia proceduto per cooptazione.
OTTIMO CURRICULUM. Naturalmente, come premurosamente informa il padre e come abbiamo motivo di credere, il figlio non è lì perché si chiama come lui, ma perché forte di un curriculum di tutto rispetto che ne fa di gran lunga il candidato ideale (e unico) per quella posizione. E poi se lo ha nominato un consiglio d'amministrazione dove siedono fior di istituzioni e aziende orgoglio del nostro capitalismo, potremmo mai adombrare il famigliar inciucio?
Certo, uno potrebbe eccepire che magari c'era una questione di opportunità, che non è proprio elegante passare così il testimone, visto poi che il Censis in ogni suo fatidico rapporto annuale sulla salute del malato Italia non manca mai di sottolineare come l'ascensore sociale sia bloccato e la meritocrazia uno dei criteri più disattesi.
LO SPETTRO DEL NEPOTISMO. Visto poi che, e lo riportava proprio una sua recente ricerca, oltre la metà dei giovani trova lavoro grazie alla raccomandazione di parenti e amici. Ma sulla nomina di Giorgio figlio di Giuseppe c'è un'altra più rassicurante interpretazione.
Ovvero che il Censis abbia voluto apposta riprodurre in casa sua una delle storture che da anni denuncia, e che sono un suo cavallo di battaglia, giusto per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla poco commendevole pratica del nepotismo.
Infatti presto, tempo qualche mese, Giorgio farà il bel gesto di lasciare e il padre Giuseppe annuncerà compunto: «Avete visto, abbiamo voluto con questa messa in scena attirare la vostra attenzione su una pratica che contribuisce a rendere il Paese meno competitivo». Succederà sicuramente così, ne siamo sicuri. E a quel punto ringrazieremo tutti Giuseppe e Giorgio per averci mostrato sulla loro pelle i guasti di un metodo che non bisogna seguire.

Correlati

Potresti esserti perso