Islam Banche 141202192542
CREDITO 7 Dicembre Dic 2014 1000 07 dicembre 2014

Islam e banche, aumenta il mercato di prodotti e servizi

I bond si chiamano sukuk. Niente interessi. Ma molti affari. Si allarga il business finanziario nei Paesi dove vige la sharia: 2 mila miliardi. Corano permettendo.

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Tra il 2002 e il 2012 l'emissione di sukuk è aumentata del 35% annuo.

Offrire servizi bancari nel pieno rispetto della legge islamica - la sharia - si può.
E questa possibilità sembra interessare non solo chi si professa di fede musulmana. Ma anche, e soprattutto, un numero crescente di consumatori laici o di altre confessioni.
Non c'è solo chi mette da parte i soldi di una vita per il pellegrinaggio alla Mecca. In Malesia, per esempio, c'è chi si compra la macchina nuova e chi ottiene prestiti per comprarsi una casa in periferia: sempre più persone - specialmente di fede non musulmana - sono attratte dalla finanza islamica.
PROIBITO ESIGERE INTERESSI. Punti di forza del fare banca con “caratteristiche islamiche” sono prestiti e mutui.
La legge islamica permette ai fedeli di chiedere denaro a credito per finanziare la propria attività commerciale - a patto che non abbia a che vedere con pornografia o carne di maiale - o per acquistare beni durevoli.
A chi lo concede però, da Corano, è proibito esigere interessi.
Così a comprare il bene è la stessa banca, mentre chi ottiene il prestito può scegliere se pagare tutto a un prezzo maggiorato o pagare a rate con una quota fissa - detta murabahah - versata al creditore per l'acquisto del bene.
IL SUKUK, L'EQUIVALENTE DEL BOND. Lo stesso schema si applica al prodotto per eccellenza dell'Islam banking: il sukuk, l'equivalente del bond.
Chi possiede un sukuk tecnicamente non presta denaro a chi lo ha emesso, ma possiede una quota nominale del denaro speso per il suo acquisto. Il profitto arriva direttamente dall'asset o dalle quote “d'affitto” che l'emettitore del bond versa all'acquirente.
EMISSIONE AUMENTATA DEL 35% ANNUO. Tra il 2002 e il 2012 l'emissione di sukuk, ricordava a settembre del 2014 l'Economist, è aumentata del 35% annuo, in particolare da parte di Stati - tra cui la stessa Malesia che detiene il primato per emissione di sukuk sovrani - e gruppi aziendali. Il volume totale è passato da 4 a 83 miliardi di dollari.

L'Islam banking ha un giro d'affari che può arrivare a 3,5 miliardi di dollari

Entro il 2018 il mercato dei prodotti e servizi bancari in accordo con la legge islamica varrà quasi 3,5 mila miliardi di dollari.

Quello dell'Islamic banking è un settore che vale, secondo una stima recente, circa 2 mila miliardi di dollari.
Secondo una previsione citata, entro il 2018, il mercato dei prodotti e servizi bancari in accordo con la legge islamica varrà quasi 3,5 mila miliardi di dollari.
IL 2014 ANNO DI SVOLTA. L'agenzia Moody's, citata ancora dall'Economist, aveva definito il 2014 un anno «di svolta» per la finanza islamica. Ciò che a molti appare chiaro è che da fenomeno “esotico” essa si sta trasformando in un “fenomeno globale”.
Oggi gran parte della finanza islamica si fa in Iran, Arabia Saudita e Malesia. Tuttavia sempre più banche “tradizionali” stanno pensando di aprire interi rami d'azienda che si occupino di finanza islamica.
MITSUBISHI UFJ CI HA INVESTITO. È il caso per esempio del colosso giapponese Mitsubishi Ufj.
Accordatasi con Export-Import Bank of Malesia (Exim Bank) su un prestito in materie prime, Mitsubishi ha optato per una soluzione in murabahah, piuttosto che per un prestito tradizionale.
A riprova del successo del modello, il ramo malese di Mitsubishi ha oggi 30 impiegati nel suo dipartimento di finanza islamica, il triplo di quanti ne aveva cinque anni fa.
MALESIA LOCOMOTIVA DEL TREND. La Malesia - dove nel 1983 aprì la prima banca islamica - punta a essere locomotiva del cambiamento.
Il trend positivo del giro d'affari delle banche islamiche qui non è passato inosservato: la Banca centrale di Kuala Lumpur ha annunciato l'intenzione di portare gli asset delle banche islamiche dal 20 al 40% del totale nazionale entro il 2020.
PRONTA UNA MEGABANCA ISLAMICA. Basti pensare che il 40% delle operazioni di Malaybank - il primo gruppo bancario malese - sono di finanza islamica, scrive il magazine economico giapponese Nikkei Asian Review.
E già si parla della creazione di una “megabanca islamica” che unirebbe il secondo e il quarto istituto di credito nazionale.
Progetti ambiziosi, che provano a rispondere alle esigenze di accesso al credito in Paesi in via di sviluppo con una scarsa tradizione bancaria. E lanciare un modello utile anche negli Stati del Nord del mondo, dove da anni il sistema bancario è in crisi.

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