Economia 8 Dicembre Dic 2014 1048 08 dicembre 2014

S&P taglia il rating dell'Italia a BBB-

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Sede di Standard & Poor's Schiaffo di Standard & Poor's all'Italia. Ed è uno schiaffo che fa male, perché il downgrade deciso dall'agenzia finanziaria statunitense porta il rating del nostro Paese quasi al livello "spazzatura": BBB- da BBB. Solo un gradino più in alto del livello 'junk'. OUTLOOK STABILE. L'outlook sulle prospettive economiche è invece "stabile". Un colpo duro da incassare in un momento di massimo sforzo del governo Renzi sul fronte delle riforme. "Non è una bocciatura del Jobs Act", si appresta a commentare Palazzo Chigi: "Ci dicono che le riforme vanno bene, ma che bisogna andare più veloci", che ci sono "elementi buoni nelle riforme ma non tali da compensare il debito e risvegliare a breve l'economia". IL PREMIER RENZI AMAREGGIATO. Ma al di la' delle reazioni ufficiali, chi ha avuto modo di sentire Matteo Renzi dopo che la scure di S&P si è abbattuta sul nostro Paese parla di un premier amareggiato, che non avrebbe nascosto la sua delusione per il trattamento inflitto a un'Italia che sta tentando in tutti i modi di imboccare con decisione la strada del cambiamento. "Lo spread è sceso sotto i 120 - aveva detto il premier in giornata - ma essendo buona notizia, non va oltre i trafiletti. Solo per ricordare: eravamo a 200 nove mesi fa. Duecento". PESANO LA BASSA CRESCITA E DEBITO PUBBLICO ENORME. Standard & Poor's spiega come a pesare sulla sua decisione sia stato un mix di preoccupazioni tra una crescita molto bassa e un debito pubblico ancora enorme. "Secondo i nostri criteri - scrivono gli analisti dell'agenzia - un forte aumento del debito, accompagnato da una crescita perennemente debole e da una bassa competitività non è compatibile con un rating BBB". Certo, lo sforzo sul fronte delle riforme viene riconosciuto: "Prendiamo atto che il premier Renzi ha fatto passi avanti col Jobs Act", si spiega nel rapporto di S&P, in cui pero' si esprime un certo scetticismo: "Non crediamo che le misure previste creeranno occupazione nel breve termine''. E i "decreti attuativi" della riforma - si aggiunge - potrebbero "essere ammorbiditi", e ciò ''potrebbe accadere alla luce di una opposizione crescente''. PADOAN: IL NOSTRO DEBITO E' SOSTENIBILE. Dal Tesoro non arrivano commenti ufficiali. Ma in realta' il ministro Pier Carlo Padoan aveva gia' detto la sua in giornata: "Il nostro debito è sostenibile", e per capirne la sostenibilità "occorre guardare al surplus primario, che solo la Germania con l'Italia ha mantenuto positivo". E se il nostro debito dovesse salire - spiega Padoan - non è colpa dell'Italia. Se ci fosse un'inflazione in equilibrio all'1,8%, una crescita reale dell'1% e una crescita nominale di circa il 3%, il debito pubblico sarebbe in un sentiero di discesa rapidissimo".

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