Economia 9 Dicembre Dic 2014 1907 09 dicembre 2014

Rientro capitali, ecco perché è a rischio flop

  • ...

Far rientrare i capitali può essere carissimo: in alcuni casi fino a oltre il 96,8% del capitale. Cioè il gioco non varrebbe la candela e dunque la voluntary disclosure appena varata dal Parlamento sarebbe a rischio flop. Il costo - come emerge da una simulazione effettuata su tre diverse ipotesi dalla Fondazione nazionale dei commercialisti «è estremamente variabile da caso a caso. Rispetto al valore finale dell'investimento, il costo andrà infatti da un minimo del 5%, particolarmente conveniente, ad un massimo del 97% che di fatto dell'investimento azzera l'importo. Per come è stata concepita», afferma Luigi Mandolesi, consigliere nazionale dei commercialisti, «la norma sulla disclosure rischia di non raggiungere i risultati sperati. E' troppo complessa e molto spesso troppo onerosa. Avevamo chiesto, inascoltati, di mantenere l'anonimato nella prima fase di accesso alla procedura e l'introduzione dell'obbligo del contraddittorio preventivo. Il nostro timore è che ora possano risultare pregiudicati sia la riemersione delle attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute all'estero, sia l'effettivo raggiungimento degli obiettivi di gettito fissati dal Governo». Le principali variabili che influenzano il costo dell'operazione, spiegano i commercialisti, sono rappresentate dal Paese e dalla "stagionatura" dell'investimento nonché dalla tipologia di evasione eventualmente commessa. Ecco tre casi: - INVESTIMENTO IN WHITE O BLACK LIST. investimenti effettuati da soggetti non imprenditori in Paesi White list o Black List, che dovessero stipulare un accordo con l'Italia entro 60 giorni (ad esempio la Svizzera). Si sosterrebbe un costo per il rientro dei capitali pari al 4,61%. In questa ipotesi, indipendentemente dal periodo in cui l'investimento è stato effettuato, i periodi accertabili non possono essere più di cinque (tranne in caso di rilevanza penale) per cui la disclosure si risolve nel pagamento delle imposte sostitutive sui rendimenti finanziari dell'investimento e delle corrispondenti sanzioni in misura ridotta oltre a quelle, parimenti ridotte, relative all'omessa o incompleta compilazione. - SENZA ACCORDO. Per gli investimenti effettuati da soggetti non imprenditori in Paesi Black List che non stipuleranno un accordo con l'Italia il costo diventa decisamente più consistente, arrivando al 67,29%, nei casi in cui l'investimento, ferme restando le altre condizioni, sia stato effettuato invece in un Paese appartenente alla Black list che non abbia stipulato con l'Italia un accordo sullo scambio di informazioni. In tali ipotesi, i periodi accertabili possono estendersi fino al doppio e quindi anche per gli investimenti più "stagionati". - EVASIONE IVA-IRAP. Per gli investimenti effettuati da un imprenditore individuale che evade imposte sui redditi, Irap e Iva la disclosure può infine comportare il pressoché totale azzeramento del capitale nei casi in cui l'investimento sia stato effettuato invece da un imprenditore individuale in evasione non solo delle imposte sui redditi, ma anche dell'Irap e dell'Iva, oltre ai contributi previdenziali. In questa ipotesi il costo complessivo dell'operazione di rientro sfiora infatti il 100% (96,80). In queste circostanze, l'unico motivo che, quindi, potrebbe spingere all'adesione alla procedura di collaborazione volontaria potrebbe essere costituito dai benefici sotto il profilo penale della stessa, ossia dal fatto di volersi avvalere delle cause di non punibilità previste per i reati "coperti" dalla disclosure.

Correlati

Potresti esserti perso