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RICERCA 10 Dicembre Dic 2014 1015 10 dicembre 2014

Cnel: Italia bocciata su tasse, Fisco e rispetto delle regole

Siamo i peggiori dell'Ocse per lettura e matematica. Si salva solo il sistema sanitario.

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Secondo il Cnel l'Italia è quartultima in Ocse per il rispetto delle regole.

Bocciata per il rispetto delle regole. Ma pure per il Fisco. E anche in lettura e matematica. È un quadro drammatico quello dell'Italia tratteggiato dalla Relazione del Cnel al parlamento sui servizi delle pubbliche amministrazioni.
Il nostro Paese, è l'allarme, è in fondo alla graduatoria dei Paesi Ocse per la capacità del sistema di far rispettare le regole con equità: l'Italia davanti solo a Grecia, Turchia e Messico con un indice di 0,56 (media Ocse 0,71).
MALE SULLA GIUSTIZIA. Riguardo, in particolare, alla giustizia civile, l'indice calcolato nell'ambito del World justice project che misura la capacità del sistema di consentire ai cittadini di risolvere le controversie in modo accessibile, efficiente ed effettivo, imparziale e indipendente, in assenza di discriminazioni e pratiche corruttive, la graduatoria vede ancora l'Italia in coda, al terz'ultimo posto, prima solo di Turchia e Messico.
PROCESSI TROPPO LUNGHI. «Emerge in tutta evidenza», ha scritto il Cnel, «l'enorme ritardo del sistema giudiziario italiano, le cui caratteristiche di onerosità e soprattutto di inefficienza contribuiscono sicuramente alla scarsa fiducia nello stesso che si è appena visto caratterizzare il nostro Paese».
Nel documenti è stato precisato che nel «2012 la durata media dei procedimenti (primo grado) è stata di 564 giorni, più del doppio di quella media per i Paesi Ocse (251) con un costo medio nell'anno pari a quasi il 30% del valore della fattispecie oggetto della controversia: una percentuale simile a quella osservata in Giappone dove, però, la durata media dei processi è minima (107 giorni), un quinto di quella italiana».
POSSIBILI MIGLIORAMENTI. Secondo il Cnel, quindi, «un sistema giudiziario efficiente è condizione essenziale per comprimere i costi economici dell'attività di impresa e i rischi connessi e, quindi, per favorire la propensione all'investimento».
Eppure ci sono buone notizie sulla giustizia, visto che la situazione sta lentamente migliorando: l'Italia è passata tra il 2013 e il 2014, dai 1.210 giorni di durata della causa a 1.185 giorni (per effetto della riduzione delle pendenze e dell'introduzione del processo civile e telematico) e che il numero delle procedure necessarie in un giudizio civile da 41 si sono ridotte a 37 (effetto delle semplificazioni introdotte negli ultimi anni).
L'incidenza del costo della procedura dal 29% - è stato spiegato dal Cnel - è passato al 23% come effetto della liberalizzazione delle tariffe legali.

Male sul prelievo fiscale: siamo al 138esimo posto nel mondo

L'Italia è l'unico Paese Ue al di sopra sia della pressione tributaria media sia del numero medio di ore richieste per gli adempimenti fiscali.

Le cattive notizie per l'Italia riguardano anche il Fisco: secondo il Cnel l'alto livello del prelievo si unisce al maggior numero di ore necessario per pagare le imposte, così che, in base al rapporto Doing Business 2014 il nostro Paese si colloca al 138esimo posto.
L'Italia risulta così l'unico Paese Ue al di sopra sia della pressione tributaria media, sia del numero medio di ore richieste per gli adempimenti fiscali.
PROBLEMI CON L'IVA. Per il Cnel «l'anomalia italiana risiederebbe soprattutto nei tempi di lavorazione dell'Iva».
Sempre citando il Rapporto Doing Business 2014 è stato sottolineato che per quanto riguarda gli obblighi di carattere fiscale «non solo il tax rate italiano risulta essere il più elevato nell'ambito dei Paesi considerati, ma sia il numero di ore legate al pagamento delle imposte sia il numero di procedure per singolo anno si collocano a notevole distanza dalle maggiori esperienze internazionali. Il risultato è che una posizione relativa già assai precaria (il 135esimo posto su scala mondiale) peggiora ulteriormente».
BOCCIATI A SCUOLA. Pessime, invece, sono le performance dell'Italia sulla scuola. Secondo il Cnel, il nostro Paese spende in media in istruzione per alunno più della media Ocse, ma con risultati in lettura e matematica inferiori alla media: una conferma che le prove «insufficienti»degli studenti «non sono dovute a un impegno inadeguato di risorse».
In particolare l'Italia spende molto più di alcuni Paesi «maggiormente performanti come la Francia o la Germania, per non menzionare i casi di Corea e Finlandia che, con una spesa significativamente più contenuta, sono al primo e al secondo posto nei punteggi di ambedue le discipline».
CALANO GLI INVESTIMENTI. Nel complesso comunque - ha segnalato il Cnel - rispetto al Prodotto interno lordo il valore della spesa pubblica italiana in Istruzione, che rappresentava nel 2001 una quota pari al 4,1%, è scesa al 3,7% nel 2012 a fronte di una popolazione scolastica complessiva, dalla scuola dell'infanzia all'università in lieve aumento.
C'è ancora una grande distanza, nonostante gli sforzi fatti negli ultimi anni, tra il livello medio di istruzione della popolazione adulta italiana (15-64 anni) e quello medio Ue: nel 2013 la quota di popolazione con un titolo di scuola secondaria superiore era pari a 56,5% in Italia rispetto al 71,8% nell'Europa a 27 e 69,5% nell'Europa a 15 Paesi (81,9% in Germania).
Tuttavia il Cnel ha evidenziato come l'evoluzione temporale è positiva: la percentuale italiana è cresciuta negli ultimi otto anni di sette punti, ma il ritmo è stato insufficiente a recuperare il gap essendo nel frattempo cresciuta nello stesso modo anche la media europea.
BENE SUL SISTEMA SANITARIO. Una nota positiva è il sistema sanitario che funziona bene e costa un po' meno della media Ocse.
Secondo il report del Cnel, infatti, la speranza di vita è superiore a 82 anni mentre la spesa media pro capite per servizi sanitari è di 3 mila euro (oltre 4 mila in Francia, quasi 9 mila negli Usa).
«Il sistema sanitario italiano», è scritto nel report, «nonostante le difficoltà legate alla fase di crisi economica e finanziaria attraversata da molti anni e le non poche aree di miglioramento su cui è possibile agire, è uno fra i sistemi più avanzati e capace di generare risultati apprezzabili, in alcuni casi eccellenti».
Il Cnel ha infine sottolineato che ci sono comunque differenze di risultato al Nord e al Sud con il Mezzogiorno che segnala dati meno buoni.

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