Economia 10 Dicembre Dic 2014 1652 10 dicembre 2014

Junker mette alle corde l'Italia

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Jean Claude Juncker Se l'Italia e la Francia non dovessero procedere con le riforme annunciate si arriverebbe «a un inasprimento della procedura sul deficit». E «se alle parole non seguiranno i fatti, per questi Paesi non sarà piacevole». Il presidente della commissione Ue, Jean-Claude Juncker, è tornato ad ammonire Roma e Parigi in un'intervista al quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung. RENZI INCONTRA LAGARDE. Un forte segnale all'indomani dell'approvazione del bilancio Ue. Il continente è sempre più diviso in due fronti: quello rigorista, che fa capo al Partito popolare, e quello che invoca la crescita, con Matteo Renzi che il 10 dicembre ha incontrato Christine Lagarde cercando la sponda del Fondo monetario internazionale. Nonostante la calma invocata dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, che ha più volte ribadito come l'Europa chieda una efficace attuazione di quanto già stabilito dal governo, e non misure aggiuntive, l'Italia continua a essere osservata speciale, e lo dimostrano anche le parole pronunciate negli ultimi giorni dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. FIDUCIA AI GOVERNI. «Dovremmo dare fiducia agli italiani e ai francesi. E poi vedremo, proprio a marzo, come sarà andata», ha aggiunto Juncker. «I governi ci hanno garantito che faranno quanto annunciato». Il presidente della Commissione Ue ha aggiunto: «Non ha idea della pressione che ultimamente è gravata sulle mie spalle strette, può immaginare che ci siano stati una serie di colloqui non proprio piacevoli con i governi». Concetto simile a quello espresso dal finlandese Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione con le deleghe a Crescita e Competitività, che ha affermato: «Senza riforme, il piano Juncker non serve». «NON VOGLIO CHE IL PIANO SIA UN FUOCO DI PAGLIA». Su questo punto, il presidente della Commissione è stato chiaro: «Non vogliamo accendere alcun fuoco di paglia, che dopo due o tre anni si estingua», ha detto Juncker riferendosi ai 315 miliardi di euro di investimenti stanziati. «Possiamo agire sull'economia solo con i soldi che abbiamo a disposizione, senza fare nuovi debiti e senza aumentarne il volume». Il piano «contribuisce»' a ridurre la distanza tra l'Ue e i cittadini e toglie spazio ai populisti, ha aggiunto il presidente della Commissione Ue. «Qui si tratta di crescita e posti di lavoro, una risposta forte agli euroscettici». I populisti non hanno inventato la distanza tra cittadini e istituzioni, «la sfruttano. Per questo non basta combattere il populismo. Si tratta di ridurre il solco».

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