Economia 10 Dicembre Dic 2014 1216 10 dicembre 2014

Turismo, perché in Italia non tira

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Il Colosseo a Roma L'Italia non ha più appeal. Almeno come 'marchio' turistico mondiale. A svelarlo è stata l'ultima edizione del Country Brand Index 2014-15 secondo cui il nostro Paese, in soli 10 anni, è passato dal primo al 18esimo posto della graduatoria stilata in base al giudizio di migliaia di opinion maker. A segnalare l'ennesimo segnale di crisi per l'Italia è stato il Corriere della Sera, che ha evidenziato come il nostro Paese sia ancora in cima ai pensieri di tutti per il suo fascino culturale, paesaggistico e culinario, ma tutto il resto allontana i turisti. TURISMO NON SFRUTTATO. Non a caso il capitolo dedicato all'Italia del Country Brand Index 2014-15 è intitolato «Nessun dorma», quasi un monito per un settore come il turismo che sta vivendo un enorme boom a livello mondiale e che potrebbe dare la spinta che serve al nostro Paese. Che, però, pare essersi dimenticato di quanto possano valere i turisti. Secondo il rapporto World travel & tourism council, infatti, l'Italia nel 2013 ha generato con il turismo un giro d'affari pari al 4,2% del Prodotto interno lordo che arriva a 10,3 considerando l'indotto. Che, tradotto, significa la metà di quanto promesso in passato dalla politica. MALE LA QUALITÀ-PREZZO. Il premier Matteo Renzi ha più volte spiegato che all'Italia «manca una adeguata strategia» e «non sappiamo raccontare nel modo giusto il nostro prodotto». Ecco perché il capo del governo ha chiesto una «rande campagna di comunicazione web, un'operazione di marketing in Rete per rilanciare il nostro turismo». Peccato, però, che le classifiche di Brand index svelino che i problemi per il nostro Paese sono altri e non solo legati al racconto dei nostri gioielli. Perché se nessuno mette in dubbio i nostri tesori artistici, sotto processo c'è il rapporto qualità-prezzo dove l'Italia è precipitata dal 28esimo al 57esimo posto. PESSIMA GESTIONE POLITICA. Lo stesso report precisa che il Paese è «penalizzato da una cattiva gestione politica (siamo 24esimi), con un sistema valori che si va opacizzando sempre più, poco attrattivo come destinazione per studi e investimenti (19esimo e 28esimo), con infrastrutture insoddisfacenti (23esimi), intolleranza (23esimi), scarsa tecnologia (29esimi) e una qualità della vita sempre più bassa (25esimi)». Niente male per l'Italia che nelle stesse classifiche del 2005 poteva vantare il primo posto come marchio.

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