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BUSINESS 12 Dicembre Dic 2014 1701 12 dicembre 2014

Publi Addict, la start up che ti paga per venderti la pubblicità

In Francia nasce una start up che ti paga per guardare gli spot. E tracciare i tuoi dati personali. Fino a un massimo di 300 euro al mese. Ma la vita online di un europeo vale già oggi il doppio.

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L'home page della start up francese.

Trecento euro al mese, dieci euro al giorno, per guardare video pubblicitari e rispondere a dei questionari. È il 'salario' mensile che la start up Publi Addict propone ai propri utenti per guardare 30 spot al giorno, della durata di 30 secondi l'uno.
Ogni visione viene remunerata 25 centesimi:15 minuti della nostra attenzione si trasformano in 10 euro al giorno, pagati direttamente sul conto corrente.
«VOI AVETE UN VALORE». Lanciata a novembre, con lo slogan 'Voi avete un valore' e con una grafica tutta anni 50, la società francese ha già raccolto 50 mila iscritti. Un piccolo esercito disposto a entrare in una community di volontari consumatori di pubblicità. E soprattutto a 'vendere' il proprio profilo agli inserzionisti pubblicitari clienti della start up.
L'idea di base è semplice. La massa di dati che gli internauti riversano sulla rete è oro, ma finora è stata messa a disposizione gratuitamente ai colossi dei social come Facebook, a motori di ricerca come Google, a siti di ecommerce come Amazon o a società di data broking sconosciute ai più.
VENDERE LA PROPRIA PRIVACY. E quando il 50% dei francesi ha dichiarato di essere disponibile a vendere la propria privacy per 500 euro all'anno, secondo un sondaggio di Le Figaro, a Publi Addict hanno pensato: che cosa succederebbe se iniziassimo a pagarli anche di più?

All'utente tra il 25 e il 35% dei profitti nati dai suoi dati

Il calcolatore del valore personale del Financial Times.

Le pubblicità che appaiono online sembrano basate sulla stesso modello delle tivù commerciali o della free press: pubblicità in cambio di servizi gratuiti. Amazon per esempio ha lanciato nel 2014 la sua nuova offerta: il lettore kindle 59 euro al posto di 79 euro se il lettore accetta la pubblicità. Altre società di telecomunicazioni come Verizon, coinvolta in numerosi scandali sul trattamento dati, offrono ricariche gratuite in cambio della visione di spot. E però attraverso la Rete lo scambio è differente. Perché gli spot possono essere mirati sulle nostre abitudini, di lettura, di movimento o di acquisto. Publi Addict fondata con un capitale iniziale di 520 mila euro promette di offrire all'utente tra il 25 e il 35% dei profitti generati dalla pubblicità.
UN PROFILO DA 0,2891 EURO. Nel 2013 il Financial Times ha provato a calcolare quanto valgono le nostre informazioni personali per gli inserzionisti. Ha pubblicato un questionario di ventuno domande diviso in cinque ambiti - informazioni demografiche sanitarie, beni di proprietà, attività e consumi - e ha fissato per ogni risposta un valore monetario in base al profitto che possono ricavare gli inserzionisti pubblicitari.
I dati di base: indirizzo, codice postale, età, genere, etnia e livello di educazione valgono 0,00005 dollari. Il resto dipende dalle nostre patologie, dal fatto se siamo single o meno, dalla professione che facciamo e da un'altra infinità di fattori. Il profilo di chi scrive viene valutato 0,2891 dollari. Non proprio una ricchezza. Ma più sono raffinati i dati, più il valore delle informazioni aumenta.
E su questo Jack Melki, il proprietario della start up ha fondato il suo business.
LINK A BRAND E QUESTIONARI. Le regole sul trattamento dei dati di Publi Addict sono spiegate in sette paginette caricate sul sito. Per entrare nella community, l'utente deve compilare un formulario iniziale. Il sito offre gli spot da visualizzare, i link ai portali dei brand pubblicizzati, una newsletter sui suoi servizi e un questionario settimanale. «Proporre dei link ai siti degli inserzionisti scelti sul profilo dell'utente, non corrisponde assolutamente a vendere dati a terzi», è spiegato nel documento. E i membri della community non sono obbligati a rispondere ai questionari. Come al solito, tutto avviene su base volontaria. Ma le proposte dei video, e quindi la remunerazione, sono legate alle risposte. Che vengono registrate e incrociate per permettere di presentare al membro della community le pubblicità più vicine ai suoi interessi. Se non si risponde a nessun questionario dopo due anni il profilo viene cancellato.

Un'alternativa onesta agli algoritmi di Facebook?

I 'servizi' di PubliAddict.

PubliAddict fa quello che fanno altre aziende di data brocking, ma sconosciute alla maggioranza dei cittadini. Il New York Times ha dedicato un'inchiesta sulla Acxiom, una delle maggiori società del settore con un database su 500 milioni di consumatori. E ha scoperto come riesce a raccogliere le informazioni. Nel 2010 durante una presentazione ai suoi investitori, Acxiom utilizzò un personaggio inventato, Mr Hughes, per raccontare cosa poteva ricavare dalle sue attività online.
IL DATA BROCKING. Un amico su Facebook di Mr Hughes diventa fan di una società di elettronica cliente di Acxiom? Gli viene inviato un invito a diventare fan a sua volta e pubblicità mirate sulle stampanti. Se poi Hughes segue il link viene tracciato come possibile acquirente. E anche quando entra in un portale sportivo viene individuato e torna bersaglio di messaggi promozionali. Considerando le sue attività online, la Acxiom riesce a inserirlo in un cluster di clienti, per esempio quello dei single della classe media che fanno acquisti online e sono sensibili ai prezzi. E a questo punto per convincerlo gli spot si trasformano in sconti. Ma è solo l'inizio. Poi si passa alle pubblicità di carta e inchiostro sul telefono cellulare e anche a meccanismi per ottenere ulteriori informazioni: per esempio il suggerimento, da accettare via mail, a donare la vecchia stampante a una scuola vicino. Il sistema, raccontavano i cronisti americani, è pensato per fare in modo che Mr Hughes offra volontariamente il maggior numero di informazioni possibili su se stesso «volontariamente», ma senza di fatto renderlo consapevole.
«UN'ALTERNATIVA ONESTA». PubliAddict promette invece di basarsi solo sui questionari dell'utente e di non utilizzare altre informazioni tracciate sul web. «Un'alternativa onesta agli algoritmi di Facebook e Google... che vi profilano in maniera intrusiva e recuperano i vostri dati», ripete Melki a portali tech specializzati e magazine d'Oltralpe. La start up assicura inoltre di registrare i dati su un profilo consultabile dallo stesso utente. Per ora sembra più una provocazione. O un business destinato a fare breccia su chi ha bisogno di arrotondare a fine mese. Ma intanto il margine di guadagno promette di ampliarsi. Secondo il Boston Consulting group, tra le maggiori società di consulenza a livello globale, il valore della vita di un intenauta europeo è di circa 600 euro all'anno. Ma è destinato a triplicare entro il 2020.
Di fronte a questi dati, il compenso di 300 euro al mese sembra essere più di quello che offre Facebook al quale regaliamo dati gratuitamente, ma meno di quanto varrebbero le nostre informazioni.

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