Jens Weidmann Presidente 140704133750
ECONOMIA 13 Dicembre Dic 2014 0845 13 dicembre 2014

Weidmann dice 'no' a Draghi sui bond

«Sono un ulteriore invito a indebitarsi. Bene le riforme, ora bisogna agire».

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Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann.

In un'intervista esclusiva per l'Italia al quotidiano la Repubblica, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann ha parlato dell'euro, delle riforme italiane e soprattutto delle motivazioni della sua opposizione alla linea di Mario Draghi e della Bce in merito all'acquisto di titoli del debito pubblico.
«JOBS ACT PASSO MOLTO IMPORTANTE». Secondo Weidmann, il governo italiano si è mosso in maniera positiva sul piano delle riforme, considerando che il consolidamento del bilancio è prioritario a fronte di un debito molto alto. Quanto al Jobs Act, Weidmann lo ha definito un passo molto importante, ma la riforma ora deve essere messa in pratica: «Penso che il governo italiano sappia molto bene che cosa deve essere fatto, e giustamente ha preso alcune iniziative. A fronte dell'alto debito sovrano, naturalmente, il consolidamento del bilancio è di un'importanza speciale. Il Jobs Act? La riforma è un passo molto importante. Adesso deve essere anche tradotta in pratica».
«ATTENZIONE AL DEBITO PUBBLICO». Quanto al maggior spazio di manovra per gli investimenti chiesto da Roma, l'economista tedesco ha affermato: «L'Italia ha già un altissimo debito pubblico. L'acquisto dei bond di Stato sarebbe un ulteriore invito al'indebitamento. Un rinvio del consolidamento non farebbe che rinviare i problemi, che in tal modo non farebbero che crescere. In questo senso è decisivo varare una politica di consolidamento credibile. Se si ritiene necessario avere un maggior margine di manovra per investimenti, tale margine dovrebbe essere conseguito con una revisione delle priorità di bilancio».
«USCIRE DALL'EURO SCORCIATOIA PERICOLOSA». Sulla maggiore flessibilità chiesta da Matteo Renzi e François Hollande, Weidmann ha chiarito: «Se una regola viene interpretata in modo troppo flessibile, alla fine non è più vincolante». Quanto alla decisione della Commissione Ue di ammonire Italia e Francia, ma senza aprire procedure, l'economista si aspettava decisioni più chiare: «È sbagliato dare l'impressione che le regole sono sempre negoziabili e il consolidamento sempre rinviabile. Il nostro obiettivo deve essere restituire solidità alla fiducia nelle finanze pubbliche nell'eurozona. E una responsabilità speciale per la credibilità delle regole concordate insieme spetta ai paesi maggiori quali Italia, Francia o Germania. Se uno solo di questi Paesi non sarà all'altezza della propria responsabilità, avremo tutti un problema. L'ipotesi di un'uscita dall'euro? Mi sembra il tentativo d'imboccare una pericolosa scorciatoia, che alla fine conduce in un vicolo cieco».

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