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FESTE & NATURA 14 Dicembre Dic 2014 0700 14 dicembre 2014

Alberi di Natale, consigli per la scelta

Il Wwf suggerisce le piante vive. Ma col certificato. A chilometro zero. E finite le feste si possono rimettere in giardino. Solo in Italia il business vale 140 milioni.

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Un albero di Natale addobbato: il Wwf consiglia di scegliere una pianta viva.

La scelta più classica è l'abete rosso, spesso venduto con tutte le radici. Ma i fattori da prendere in considerazione prima di comprare un albero da addobbare sono diversi. Vero o finto, innanzitutto? E come sceglierlo?
In modo forse controintuitivo, Wwf e Greenpeace, consigliano la pianta viva.
NO ALL'ALBERO FINTO. La ragione è evitare l'impatto ecologico dovuto alla produzione e allo smaltimento di un albero di plastica che impiega più di 200 anni a degradarsi naturalmente. E che tipicamente proviene da Cina o Polonia, con notevole inquinamento dovuto anche al trasporto. Un po' troppo per un oggetto che usiamo solo una manciata di giorni l'anno, a meno di non sfruttarlo al massimo nel corso dei decenni.
PIANTE AUTOCTONE. Tuttavia, anche se si opta per l'abete vivo, le regole per chi ha a cuore l'ambiente sono ferree: la pianta deve essere di specie autoctona, proveniente da un vivaio autorizzato e il più possibile a chilometro zero.
La maggior parte degli abeti che finiscono nelle nostre case è coltivata nelle zone attorno ad Arezzo e Pistoia e in Veneto. Solo in Toscana sono coltivati ad abeti 'natalizi' circa 800 ettari, collocati soprattutto in zone montuose che non consentirebbero uno sfruttamento differente.
SOSTEGNO ALLA NATURA. L'attività di messa a coltura consente un doppio beneficio: crea occupazione e combatte l'abbandono dei terreni, che vengono così tenuti in ordine e contribuiscono a frenare l'erosione del suolo.
Le piante di questi vivai hanno un'etichetta che consente il tracciamento e assicura la provenienza da una coltivazione autorizzata. Una parte minore, solitamente venduta senza radici, è invece il residuo degli interventi di sfoltimento del Corpo forestale dello Stato. Si tratta dei cosiddetti «cimali», in genere la parte terminale di alberi già destinati all'abbattimento, che rappresentano circa il 10% degli alberi di Natale venduti.

Un business da 140 milioni di euro l'anno

Due operai al lavoro per addobbare un albero di Natale.

I prezzi, secondo Coldiretti Toscana, sono tra i 15 e i 50 euro per un abete italiano di 160 centimetri comprato in vivaio con radici e terra e di 90 per piante di più di due metri.
In Italia si parla di circa 6,5 milioni di alberi venduti ogni anno e di un giro di affari di 140 milioni di euro, con acquisti comunque in calo di circa il 10% nel 2013 rispetto al 2012.
NO ALLE SPECIE ESTERE. Ci sono poi gli alberi importati dall'estero, in particolare dall'Europa dell'Est, dove i prezzi di coltivazione sono minori, oppure dalla Danimarca, il principale esportatore europeo.
Oltre che per il lungo trasposto, l'acquisto di una pianta non autoctona è sconsigliato soprattutto se si pensa di ripiantare l'albero: secondo il Corpo forestale dello Stato le specie estere potrebbero mescolarsi con quelle nostrane creando un danno ecologico.
SERVE LA CERTIFICAZIONE. Nel caso si scegliessero alberi non italiani è quindi fondamentale controllare che si tratti abeti rossi (Picea abies) o bianchi (Abies alba), tipici anche delle nostre zone, e bisogna evitare varietà come l'abete del Caucaso (Abies nordmanniana), l'abete nobile (Abies procera) e il pino silvestre (Pinus sylvestris).
Bisogna anche controllare che abbiano una certificazione Pefc (la Certificazione forestale europea), in modo da essere sicuri che non si tratti di alberi «di frodo».
SMALTIRE IN MODO CORRETTO. Ma cosa fare una volta passate le feste? Difficile far attecchire l'abete in giardino se non si vive in una zona almeno pedemontana, e vietatissimo gettarlo nei cassonetti: se colti sul fatto, si rischia una multa per smaltimento improprio dei rifiuti che può arrivare fino a 500 euro.
Da molto tempo i comuni di tutte le principali città organizzano raccolte straordinarie subito dopo l'Epifania, in modo da salvare gli alberi 'sopravvissuti' e trasformare in legname gli altri.
USARE PIANTE DEL LUOGO. Per il 2014 Wwf si è poi alleato con Ikea, che consente ai suoi clienti di restituire in negozio la pianta e di ricevere in cambio un buono d'acquisto.
La soluzione in assoluto più ecologica è, però, quella consigliata dal Corpo forestale dello Stato: utilizzare, al posto del classico abete, piante tipiche del luogo in cui si vive. Corbezzolo, viburno, leccio e alloro se si preferiscono i sempreverdi o in alternativa l'olivo o piante da frutta come limone, arancio e mandarino a seconda della fascia climatica. Belle da vedere, moderne, e ripiantabili senza problemi in giardino.

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