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INTERESSI GEOPOLITICI 14 Dicembre Dic 2014 1300 14 dicembre 2014

Libia, la guerra civile si gioca sul petrolio

Il porto di El Sider è stato chiuso e il gasdotto che porta in Italia è a rischio.

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Tripoli: fumo da alcuni edifici lungo una strada che conduce all'aeroporto.

Non sono bastati tre anni alla Libia per voltare pagina. Alla dittatura è seguito il caos e un vero post-Gheddafi non è mai iniziato. La morte del rais incombe ormai come una maledizione sulla testa dei cittadini libici e degli stranieri (tanti) che lavorano qui.
La guerra civile è esplosa su tutto il territorio libico rendendo evidenti le divisioni tribali ed etniche, rese 'dormienti' dal governo a una dimensione di Gheddafi. L'espansione degli islamisti - sulla scorta dell'esempio dell'Isis - ha fatto il resto. Ma, al di là di tutto, a rendere esplosivo il conflitto libico sono gli interessi economici, quelli legati al petrolio.
LA PARTITA DEL PETROLIO. Non è perciò un caso - come riportato da Repubblica.it - che il più importante porto-terminale di carico del petrolio, quello di El Sider, sia stato chiuso il 13 dicembre. E non si sa quando la situazione potrà mutare. A decidere il blocco i miliziani della Petroleum protection guard, alleati del governo di Tobruk guidato dal premier Al Thinni e dall'ex generale gheddafiano Haftar, impegnati in aspri combattimenti con gli islamisti di Misurata.
Allo stesso tempo è a rischio il rifornimento di gas per l'Italia e l'Europa. I capi tribali di Zwara sono pronti a bloccare il gasdotto e la stazione di Mellita per ritorsione agli attacchi aerei del governo di Tobruk.

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