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MERCATI 15 Dicembre Dic 2014 2125 15 dicembre 2014

Rublo e petrolio, crollano le Borse

La crisi russa e il calo del prezzo del greggio frenano gli scambi. Milano -2,8%. Spread a 137.

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Giovedì 1 agosto le aziende di Berlusconi hanno fatto segnare buone performance in Borsa.

Giornata nera per le Borse europee, che il 15 dicembre hanno sofferto i timori per la crisi russa e il calo del prezzo del petrolio, bruciando 200 miliardi di euro e segnando il nuovo minimo da fine ottobre.
L'Euro Stoxx 600 ha perso il 2,19% in particolare, hanno segnalato i gestori che operano sul mercato, dopo che i dati macro hanno mostrato un declino nella produzione per l'area di New York e la quotazione del greggio ha ripreso la discesa.
EURO-DOLLARO A 1,246. In chiusura dei mercati europei il cambio tra l'euro e il biglietto verde è stato quotato a 1,2460, mentre è proseguito e si è aggravato il crollo del rublo, che ha fatto registrare un altro record negativo nei confronti dell'euro e del dollaro. La moneta europea è arrivata a essere scambiata a 78,48 rubli, mentre la valuta americana a 63,03.
Il petrolio Wti è invece tornato in calo del 2% a 56,5 dollari al barile. Notizie meno tragiche sono arrivate invece dal fronte titoli di Stato con lo spread Btp/Bund sceso 137 punti e il rendimento del Btp decennale sotto al 2%.
Milano è stata maglia nera con un calo del 2,8% del Ftse Mib, ma hanno sofferto anche Parigi (-2,5%), Francoforte (-2,7%) e Atene (-2,48%). Poco meglio Londra che ha perso l'1,87%.
MOSCA: L'INDICE RTS PERDE IL 10,12%. A Mosca è stata una vera e propria giornata da dimenticare con l'indice Micex che ha chiuso in ribasso del 2,38% e l'indice Rts affondato a -10,12%.
A Wall Street il calo è rimasto più contenuto, ma lo S&P 500 è sceso sotto quota 2.000 punti per la prima volta da ottobre. Quanto al Vecchio Continente l'indice di riferimento dell'energia, in flessione del 3,06%, ha mostrato la tensione nel settore dove tra i big Total ha perso il 2,8% e Bp il 3,2%.
Pesanti anche le materie prime (-2,9%) e le banche (-2,7%).
ATTESA PER LA RIUNIONE DELLA FED. Il nervosismo sul mercato, che dopo la Grecia ora guarda alla Russia, è un segno di debolezza economica generale, hanno commentato gli osservatori che guardano già alla riunione di mercoledì 17 dicembre della Fed. Qualcuno ha agitato lo spauracchio della recessione anche a Mosca ma gli analisti lo ritengono prematuro.
L'andamento della divisa russa e quello delle quotazioni del greggio sono in stretta correlazione. La recente decisione da parte dell'Opec di mantenere le quote estrattive a quota 30 milioni di barili al giorno non è piaciuta e ha causato un ulteriore calo del prezzo del petrolio che negli ultimi mesi aveva già perso il 30% circa.

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