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SCAMBI 16 Dicembre Dic 2014 2131 16 dicembre 2014

Borse, 16 dicembre in ottovolante con rimbalzo finale

Rublo e petrolio spaventano i mercati. Che sprintano in chiusura. Milano +3,27%.

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Borse in altalena a causa del continuo ribasso del petrolio e del rublo.

Il tanto atteso rimbalzo dopo la giornata nera del 15 dicembre è arrivato. Ma è stata più difficile di quanto possano far credere i numeri di fine seduta. Le Borse europee hanno continuato a soffrire per il crollo del rublo e la frenata del prezzo del petrolio, ma dopo un sali e scendi durato gran parte della giornata hanno chiuso con forti acquisti in vista anche di scadenze in calendario venerdì 19 dicembre sui derivati.
Ricoperture, come le chiamano gli addetti ai lavori, scattate anche dopo sei giorni di seguito in rosso.
INCERTEZZA SUL 17. Milano ha chiuso così la giornata con un robusto rialzo del 3,27%, mentre lo spread tra Btp e Bund ha segnato 141 punti base, con il rendimento del decennale del Tesoro al 2%, e anche gli altri listini europei hanno fatto rally convinti (Parigi +2,19%, Francoforte +2,46%, Londra +2,41%). Un vero paradosso visto il gelo del mattino, che ha gettato anche ombre su come possa andare la giornata del 17, con tale incertezza tra gli operatori.
In serata è prevista la riunione del comitato sulle politiche monetarie della Fed americana, osservato sempre con grande attenzione dai mercati. Mentre tensioni nell'area euro potrebbero arrivare ben prima dalla Grecia, in vista del primo voto al parlamento di Atene per l'elezione del presidente della Repubblica.
Sembra scontato che il candidato del premier Samaras non passi, ma senza un accordo tra i partiti nel corso di tre votazioni si rischia di andare a quelle elezioni politiche anticipate che tanto sembrano spaventare i mercati.
RUSSIA, CRISI SENZA FINE. Intanto la giornata dei mercati europei è stata dominata da un gelo siberiano: l'intervento estremo deciso dalla banca centrale di Mosca la notte del 15 dicembre, un rialzo dei tassi del 6,5% al 17%, si è rivelato inutile a frenare il tracollo della valuta russa: già nel mattino il rublo aveva sfondato i 100 sull'euro e quota 80 sul dollaro.
Il petrolio intanto aveva aggiornato i minimi dal 2009 con il brent sotto i 60 dollari e il Wti sotto i 55 dollari. Nel primo pomeriggio aleggiava tetro lo spettro del default russo del 1998, mitigato solo quando ore dopo il ministro dell'Economia Alexiei Uliukaiev ha annunciato iniziative di stabilizzazione, escludendo misure di controllo monetario.
Alla fine a Piazza Affari si è vista una rimonta a partire dalle banche e dai titoli dell'energia. Bper è salita del 6,64%. È andata bene Finmeccanica (+5,91%) in attesa dell'offerta cinese su AnsaldoBreda, con la notizia poi puntualmente arrivata a mercati chiusi.
DATI POSITIVI DALL'EUROZONA. È stata poi particolarmente tonica Cnh (+5,24%), mentre ha ripreso forza tutto il comparto energetico, con Eni in rialzo del 3,91%. A contribuire all'estrema confusione degli operatori erano intervenuti nel mattino anche alcuni dati europei migliori delle attese: l'indice Pmi che misura l'attività economia dell'Eurozona a dicembre è salito a 51,7 da 51,1 del mese precedente, e sopra le attese. Mentre l'indice Zew sulle aspettative degli investitori tedeschi è poi balzato a dicembre a 34,9 da 11,5 di novembre, ben oltre le previsioni.
A gettare benzina sul fuoco però ci aveva pensato il presidente della Bundesbank Jens Weidmann mettendo in guardia ancora una volta sulla Bce, giunta a suo dire ormai al confine del proprio mandato, e con strumenti convenzionali ormai «esauriti». Weidmann ha anche ammonito sul fatto che non c'è ancora una delibera del consiglio per attuare il quantitative easing, l'acquisto di titoli di Stato da parte della Bce.

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