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BASSA MAREA 16 Dicembre Dic 2014 1050 16 dicembre 2014

Corruzione, piaga dell'Italia che non indigna più gli onesti

All'estero restiamo il Paese della mafia. Nel silenzio di chi è incapace di scandalizzarsi.

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Spaghetti e pistola: così ci vede il settimanale 'Der Spiegel'.

Quando Der Spiegel, quasi 40 anni fa, pubblicava la copertina con una pistola su un piatto di spaghetti noi eravamo, per il sofisticato settimanale di Amburgo, il Paese dei morti ammazzati e soprattutto dalla malavita organizzata (quanto a terrorismo anche i tedeschi avevano qualche problema). Poi la mafia, di cui comunque vantiamo un poco invidiabile primato, pur continuando eccome a fare i suoi sporchi affari e a inquinare l'Italia intera, ha ammazzato sempre meno.
CALANO I MORTI AMMAZZATI. Oggi è facile smentire un tedesco, un inglese o un francese che ci considera un Paese dal grilletto criminale facile.
Inglesi e francesi hanno, sia pure di poco, più 'morti intenzionali' di noi come dicono le statistiche delle Nazioni unite, uno ogni 100 mila abitanti per l’anno più recente (in genere il 2011 o il 2012 secondo i casi): l’Italia è allo 0,9, la Germania allo 0,8 - quindi non una categoria a parte - la Svizzera allo 0,6 e gli Stati Uniti - ma questa è un’altra storia - al 4,6.
CORROTTI FINO AL MIDOLLO. Ma come fa un italiano che non ama sentir parlar troppo male del proprio Paese dagli stranieri negare la validità di quanto ha scritto il New York Times, definendoci una terra corrotta fino al midollo?
L’articolo è ispirato allo sfacelo morale dell’amministrazione comunale romana, scandalo che ricorda, secondo il quotidiano Usa, come «nessun angolo d’Italia è immune dalla penetrazione criminale». Uno choc, «anche per un Paese dove la corruzione è data per scontata come parte della vita quotidiana».
Da loro, e parliamo sempre dei nostri vicini del Nord e del Nord Ovest soprattutto, non succede? Succede meno e c’è una diversa reazione da parte della maggior parte dei cittadini, e dello stesso sistema giudiziario.
LA PIAGA DELLE MAZZETTE. È difficile generalizzare, anche perché sarebbe facile gettare, ingiustamente, la croce addosso a tanti amministratori e funzionari onesti. Però è sufficiente aver vissuto all’estero per avveritre la differenza rispetto alle nostre amministrazioni, anche statali ma soprattutto locali, dove l’aria è spesso più appiccicosa e ciò che altrove è più raro ed episodico da noi sembra essere patologico.
Certamente è meno lontano dalla verità chi è convinto che nei Comuni d’Italia si paghi a grande maggioranza una tangente anche per poter fornire la cancelleria, rispetto a chi ritiene che questa sia un’eccezione ascrivibile a una, non infima - ma nemmeno troppo grande - minoranza.
MANI SUI SOLDI PUBBLICI. Storici, sociologi, scrittori e viaggiatori hanno dato da tempo molte risposte, ma una può riassumerle tutte: l’italiano medio spesso sente una forte tentazione ad allungare le mani sul denaro che non ha un padrone preciso, fisico, e tanto più su quello pubblico, che nella mentalità di molti non è di tutti, ma di nessuno.
Ladri? Purtroppo sì, ma di un tipo particolare, che difficilmente toglierebbe un euro dal borsellino altrui. Di un’altra persona fisica, s’intende.

Dopo Tangentopoli leggi sbagliate e inefficaci

Un'intercettazione dell'inchiesta 'Mafia Capitale'.

Non siamo più, se non in parte minore, al finanziamento della politica, come si pensava 20 anni fa.
Da quella stagione sono venute anche leggi rivelatesi sbagliate, come quella sugli enti locali che ha dato enormi poteri (licenze edilizie e simili) in modo esclusivo agli uffici tecnici togliendo da parte del Consiglio comunale (politici corrotti) ogni possibilità vera di intervento, e non inserendo nessun meccanismo di contropotere.
Negli uffici tecnici sono tutti di specchiata onestà? Senza veri controlli, se non quelli della magistratura, ne stanno succedendo di tutti i colori.
CITTADINI IN SILENZIO. È la lentezza e l’inadeguatezza della reazione dei cittadini a fare paura, al di là delle fiammate dopo i casi come quello di Roma, o il Mose veneziano o l’Expo milanese.
Gaetano Salvemini, un secolo fa, denunciava questo e altri mali, parlando soprattutto del suo Sud. E più vicino a noi Leonardo Sciascia ha scritto pagine chiarissime, parlando della Sicilia, o meglio, partendo dall'Isola e parlando dall’Italia.
IRRESPONSABILITÀ CIVILE. Dove Sciascia scriveva «siciliano» criticando l’irresponsabilità civica, basta ormai mettere «italiano» perché l’infezione si è diffusa, e tutto è chiaro.
«E ciò discendeva dal fatto, pensava il capitano», è Bellodi de Il giorno della civetta, «che la famiglia è l’unico istituto veramente vivo nella coscienza del siciliano… Lo Stato, quello che per noi è lo Stato, è fuori… Sarebbe troppo chiedergli di valicare il confine tra la famiglia e lo Stato. Magari si infiammerà all’idea dello Stato e salirà a dirigere il governo: ma la forma precisa e definitiva del suo diritto e del suo dovere sarà la famiglia…». Quindi, che furto? Se è per la famiglia…
SENZA CULTURA DELLA RICCHEZZA. Ci sono città, al centro (Siena) e al Nord (Genova) dove classe politica e amministratori hanno semidistrutto banche secolari e qualche manager ha rubato decine di milioni: passato lo choc iniziale, però, non sembra che lo scandalo sia stato memorabile. Eppure sono realtà che avevano un istituto di credito ricco e ora sono rimaste con un simulacro di banca.
Ci sarebbe molto da aggiungere, sul fatto, per esempio, che gli italiani sapevano essere poveri, ma non hanno imparato bene a essere ricchi e questo rischia di riportarli più rapidamente del previsto alla povertà. Forse per questo alcuni pensano convenga rubare, se si può.
CHI RUBA POI PATTEGGIA. Intanto i colletti bianchi stanno poco in prigione, e ce n’è dentro assai meno che negli altri Paesi europei, e patteggiano.
Fino a quando questo non cambia, fino a quando non ci scandalizzeremo davvero, e a lungo, continueranno a dirci non che siamo una nazione di ladri - questo è falso e offensivo - ma una nazione dai troppi ladri. Questo è vero. E ne paghiamo un caro prezzo.

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