Matteo Renzi 141216094053
MAMBO 16 Dicembre Dic 2014 1113 16 dicembre 2014

Ora all'Italia servirebbero Roosevelt e Di Vittorio

Per rinascere, al nostro Paese serve un patto tra Stato, imprese e lavoratori.

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Matteo Renzi.

Luciano Gallino, sociologo torinese e studioso dei conflitti di grande rango, scrive sulla Repubblica un articolo in cui si augura che in Italia nasca una formazione politica che assomigli alla spagnola Podemos o alla più famosa organizzazione di sinistra greca, Syriza, probabilmente prossima vincitrice delle future elezioni politiche , guidata dal giovane Tsipras.
L’analisi di Gallino parte da una diagnosi totalmente infausta sull’Italia, che lui vede avvicinarsi al punto di rottura con incalzanti pressioni della Trojka e scenari prossimi di rivolte sociali.
LA SINISTRA NON RIESCE A ESSERE UNITA. Il sociologo, con tutta evidenza, non solo non crede in Matteo Renzi, ma, come molti esponenti della sinistra più radicale, lo considera una vera sciagura. Da qui il suo appello a ricostituire una formazione politica di sinistra che non proponga l’uscita dall’euro - non la propone neppure Tsipras - e ricontratti i Trattati, che, dimostra Gallino, prevedono, come è ovvio, procedure per la loro revisione.
Lo studioso sostiene, infine, che le due formazioni politiche, quella greca e quella, più recente, spagnola, non sono formazioni estremist, ma andrebbero collocate nel solco della cultura socialdemocratica europea.
Perché allora in Italia no? Gallino pensa che tutto nasce dal fatto che la sinistra italiana soffre del mal di scissione, non riuscendo a unificarsi attorno a nulla. È vero. Probabilmente è più vero un altro fatto.
RENZI SEMPRE PIÙ ONDIVAGO. La sinistra italiana che si contrappone a Renzi non ha argomenti “positivi” per proporre un’altra linea. Il segretario Pd, come si è visto , procede un po’ alla cieca e alla giornata. Interviene sull’Ilva, abolisce l’articolo 18, insulta i sindacati ma fa marcia indietro sulla precettazione dei ferrovieri.
Non si era mai visto un politico così ondivago. Forse è anche per questo che l’accusa della segretaria Cigl Susanna Camusso al premier di essere come la Thathcher era sbagliata. La Lady di ferro non schiodava dalle sue convinzioni e posizioni.
Una sinistra moderna dovrebbe fondere assieme, mi è capitato di dirlo in tivù, l'ex presidente americano Franklin Delano Roosevelt e il sindacalista Giuseppe Di Vittorio, cioè offrire a una società in crisi drammatica un patto fra Stato, che riprenderebbe il ruolo di sollecitatore della spinta per risollevare un’economia declinante, impresa, invitando i datori di lavoro a rischiare in cambio di forti benefici fiscali, e lavoratori, a cui si garantirebbero anche lavori eccezionali pur di trarre dalla disoccupazione molte migliaia di giovani.
Il confronto con l’America del New Deal sta nel fatto che il presidente Usa dette vita ad Authority, alcune provvisorie, che intervennero pesantemente nell’economia attraverso una rete di lavori pubblici utili. Il riferimento a Di Vittorio sta nel fatto che un progetto sul lavoro, un patto si disse all’epoca, dovrebbe spingere i sindacati a collaborare invece di continuare con lo stillicidio di iniziative di puro sapore politico.
UN TSIPRAS ITALIANO? ORA NON C'È. Una formazione di sinistra di rango socialdemocratico - ma lasciamo stare i nomi, se questi possono creare diversioni di attenzione - avrebbe il compito in primo luogo di lanciare una campagna di coesione sociale, tutto il contrario dell’atteggiamento divisivo dell’attuale presidente del Consiglio, che dove vede una rissa si infila e se non la trova la provoca.
Una sinistra moderna non deve aver paura di chiedere allo Stato di riprendere il suo ruolo (certo non tornando a produrre panettoni), di indicare a imprenditori coraggiosi campi nuovi in cui possono essere tutelati, e di dare al sindacato nuove responsabilità non nella gestione della politica, ma delle politiche sociali.
Non so se ci sarà mai un Tsipras italiano.
Non verrà dai Pippo Civati, dai Nichi Vendola e Stefano Fassina.
Servono energie fresche e meno prime donne attempate.
Anche chi non appartiene culturalmente alla sinistra radicale, come il sottoscritto, guarderebbe con favore la scesa in campo di una forza di questo tipo per dare a Renzi la possibilità di giocare a due porte e non, come oggi, a una porta sola.

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