Commissione Europea 141126095227
RICHIESTA 17 Dicembre Dic 2014 2025 17 dicembre 2014

Ue, Juncker agli Stati: «Finanziate il piano»

Vigilia dell'ultimo vertice Ue del 2014. Si annuncia battaglia sulla flessibilità.

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Jean Claude Juncker.

L'appuntamento in agenda per il 18 dicembre si annuncia tutt'altro che agevole. Sul tavolo dell'ultimo vertice europeo dell'anno e della presidenza italiana del semestre, è atteso il maxi-piano di investimenti. Con Jean-Claude Juncker che si aspetta denaro fresco e gli Stati membri non ancora pronti a metter mano al portafogli.
ASPETTATIVE DIVERSE. Accomunati solo dalla necessità di chiarezza sul progetto che dovrebbe rilanciare la crescita in Europa, i 28 Stati hanno aspettative molto diverse tra loro e difficilmente la Commissione riuscirà a soddisfarle tutte. Prima tra tutte, la flessibilità che chiede l'Italia, un passo troppo ampio per l'attuale andatura europea, escluso sia da Berlino che dalla Commissione, perché richiederebbe un cambio delle regole di bilancio. «Mi auguro che dal Consiglio di domani non arrivino solo parole. Abbiamo bisogno di soldi, spero che gli Stati membri diano il loro contributo», ha detto Juncker, lanciando il suo appello ai 28 durante la plenaria del parlamento europeo a Strasburgo.
COI CONTRIBUTI UN SEGNALE DI FIDUCIA. Il suo piano è pensato per funzionare anche senza contributi dai governi, ma se vi fossero accelererebbero il processo per attrarre capitali privati e darebbero un segnale di fiducia agli investitori, vero obiettivo del piano Juncker, il cui capitale è al momento tutto 'teorico'. Solo 21 dei 315 miliardi complessivi esistono già, tutto il resto arriverà una volta che i capitali privati (o degli Stati) attiveranno l'effetto 'leva' finanziaria sui 21 iniziali.
TUTTI I DUBBI DEGLI STATI. Ma gli Stati per il momento hanno molti dubbi. La Commissione ha previsto un fondo unico dove confluiranno anche i contributi dei Paesi, che finanzierà progetti scelti da Bei e Commissione. Alcuni Stati vorrebbero invece che venisse garantito un ritorno del loro eventuale contributo, ovvero che andassero in progetti segnalati da loro stessi. E vorrebbero quindi anche la sicurezza che saranno scelti i progetti a cui tengono. Altri Paesi, tra cui l'Italia, vogliono poi chiarire la questione di come calcolare i contributi ai fini del Patto di stabilità: la formula usata dalla Commissione («saranno considerati favorevolmente») è troppo vaga per chi invece vorrebbe un esplicito riferimento alla loro esclusione dal calcolo del debito e del deficit. «Non è ancora arrivato il momento di parlare dell'eventuale partecipazione del governo tedesco al fondo di investimenti europeo», ha detto una fonte del governo di Angela Merkel. Si dovrà «prima capire come verrà gestito il fondo e come verrà strutturato» e poi decidere di eventuali partecipazioni.
CHIARIMENTO A GENNAIO. Nessuno finora si è esposto, tanto che la Commissione ha fatto sapere di aver ricevuto solo «numerose telefonate interessate». E consapevole dei dubbi dei Paesi, Juncker provvederà a chiarire il piano a gennaio, dopo aver registrato le reazioni dei leader. Del resto la Commissione non può incentivare troppo i governi a spendere, soprattutto quelli con il debito troppo elevato che oggi mette in guardia nel rapporto sui conti pubblici 2014. «I governi riusciranno ad abbattere il debito solo se rispetteranno gli obiettivi fissati nei loro bilanci», ha scritto Bruxelles che dall'Italia si aspetta, entro marzo, uno sforzo in più per ridurre il deficit strutturale. Perché «abbiamo ancora bisogno di ulteriori sforzi verso il risanamento di bilancio: gli aggiustamenti significativi degli ultimi anni sono riusciti a ridurre i deficit e stabilizzare i livelli del debito nell'Ue. Ma esistono ancora livelli di debito troppo elevati», ha detto Juncker. Ed è anche per questo che lo scorporo degli investimenti dal calcolo del deficit, che il premier Matteo Renzi proverà a mettere sul tavolo, secondo fonti europee non farà breccia: bisognerebbe cambiare le regole del Patto di stabilità e non c'è alcuna volontà di farlo.

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