Economia 18 Dicembre Dic 2014 1724 18 dicembre 2014

I fondi vanno in Borsa, ecco come funziona

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Dal 2015 si possono acquistare fondi in Borsa Niente richieste allo sportello o suggerimenti più o meno interessati da parte di un “consulente” della banca, sempre pronto a piazzare nel portafoglio dei clienti i prodotti della casa. Chi vuole sottoscrivere un fondo d'investimento, nei prossimi mesi potrà optare per il fai da te e comprarselo autonomamente in Borsa. All'inizio del 2015, probabilmente tra gennaio e febbraio, a Piazza Affari arriverà infatti una novità che molti addetti ai lavori considerano una svolta di portata storica: assieme alle azioni, alle obbligazioni e ai prodotti derivati, gli investitori piccoli e grandi potranno negoziare sul listino (seppur con delle procedure un po' particolari) anche le quote dei “vecchi e cari” fondi comuni aperti, che in Italia hanno ormai 30 anni di vita e una storia non sempre gloriosa alle spalle. Ecco, di seguito, una panoramica sui cambiamenti che si profilano all'orizzonte, con l'approdo sul listino di questi prodotti finanziari, in cui i nostri connazionali oggi tengono investiti più di 650 miliardi di euro. 1. Una rivoluzione a piccoli passi. Secondo molti osservatori, lo sbarco in borsa dei fondi   comuni potrebbe comportare una vera e propria rivoluzione nel mondo del risparmio gestito. Ma ci vorranno diversi anni, forse almeno 4 o 5, prima di vederne realmente gli effetti.   Per adesso, infatti, le case di investimento che hanno deciso di quotare sul listino i propri   prodotti non sono molte e sono per lo più società di gestione del risparmio (sgr) di piccola e   media dimensione, seppur con una storia consolidata alle spalle. Anthilia, Nextam, Zenit e   AcomeA: sono questi i nomi delle sgr che per prime consentiranno di sottoscrivere le quote dei loro fondi a Piazza Affari. I big del mercato come Eurizon (gruppo IntesaSanpaolo) e Pioneer (che ruota nell'orbita di Unicredit anche se sta per essere venduta), restano per il   momento a guardare. E non è difficile capire il perché di questa scelta attendista: tutte le sgr più grandi, infatti, sono legate a doppio filo alle reti di vendita delle banche e dei promotori finanziari, con cui vogliono mantenere ben saldi i propri rapporti. Le società di gestione   più piccole, invece, non hanno nulla da perdere e hanno tutto da guadagnare dallo sbarco in   borsa dei loro fondi, poiché possono avvalersi di un nuovo e promettente canale distributivo, allo scopo di ritagliarsi maggiore spazio sul mercato. 2. Negoziazioni di prima mattina. La compravendita dei prodotti del risparmio gestito a Piazza Affari seguirà però delle regole molto particolari, ben diverse da quelle previste   invece per le azioni o per gli altri prodotti finanziari quotati, i cui prezzi fluttuano continuamente in un sistema di scambi che si protraggono per tutta la seduta di borsa. Le negoziazioni dei fondi, invece, si concentreranno nella fase iniziale della giornata, fino alle 11 della mattina, in un segmento particolare di Borsa Italiana che si chiama EtfPuls. Entro quell'ora, l'investitore potrà acquistare o liquidare le quote dei fondi a un prezzo che viene determinato giornalmente in base al valore del patrimonio netto (net   asset value) del prodotto scelto. Il prezzo di negoziazione, dunque, non dipenderà dalla domanda e dall'offerta che arriva dal mercato, come avviene per le azioni, ma solo dalle performance realizzate dal fondo e dal valore dei titoli che ha nel portafoglio. Su ogni operazione di compravendita, ovviamente, bisognerà pagare una commissione alla banca o all'intermediario che consente di accedere al listino di Piazza Affari, versando almeno lo   0,2-0,5% del capitale investito. 3. Risparmio sui costi. Nonostante la presenza di questo balzello, è probabile che l'acquisto   dei fondi in borsa con il fai da te permetta comunque agli investitori di ottenere un vantaggio   significativo in termini di costi. Oggi, infatti, i prodotti del risparmio gestito sono soggetti   a salatissime commissioni di gestione che in media, secondo i calcoli dell'associazione   Altroconsumo, ammontano ogni anno all'1,4% del loro patrimonio . Oltre il 60% di questi   oneri, però, finisce in tasca ai collocatori, cioè alle banche e ai promotori finanziari che   vendono i fondi al pubblico. Con la quotazione in borsa, dunque, le reti di vendita verranno bypassate e una bella fetta dei costi dei prodotti (c'è chi stima oltre la metà) potrebbe   scomparire del tutto, avvantaggiando dunque gli investitori. Inoltre, lo sbarco sul listino dei fondi dovrebbe anche agevolare, almeno in teoria, la concorrenza nel settore del risparmio   gestito. Molti investitori saranno infatti spinti a scegliere direttamente sul mercato i fondi   migliori, senza farsi rifilare dalla banca i prodotti della casa, cioè quelli delle sgr controllate   dallo stesso istituto di credito che li vende. 4. Gli svantaggi e i pericoli del fai da te. Non manca però l'altra faccia della medaglia, perché   l'acquisto dei fondi con il fai da te nasconde anche qualche insidia e qualche svantaggio.   Innanzitutto, chi sceglie di comprare i prodotti del risparmio gestito in borsa non potrà   mettere in atto i piani di accumulo del capitale (pac), cioè quei programmi di risparmio   che permettono di sottoscrivere le quote del fondo “a rate”, con tanti piccoli versamenti   mensili che partono da un minimo di 50 o 100 euro. Inoltre, non sarà possibile svolgere   neppure le lo switch, cioè di trasferimento del capitale tra un fondo e l'altro della stessa sgr,   un'operazione che gli investitori eseguono spesso quando vogliono modificare le proprie   strategie. Chi vuole effettuare lo switch in borsa, infatti, dovrà farsi prima liquidare le quote   del prodotto posseduto e poi acquistare sul listino quelle del nuovo fondo, pagando così   due volte le relative commissioni di negoziazione. Infine, non va dimenticato un particolare   importante: per scegliere un fondo d'investimento, spesso gli investitori hanno bisogno del   supporto di un esperto, capace di dosare bene l'esposizione al rischio e valutare attentamente   la qualità dei prodotti. Chi non si sente in grado di ricorrere al fai da te, dunque, è bene che si faccia aiutare da un consulente, purché operi senza conflitti di interesse. Molti osservatori   auspicano infatti che la quotazione dei fondi in borsa dia finalmente impulso proprio alla   consulenza indipendente, erogata da professionisti della finanza che non hanno alcun tipo di   rapporto con le banche o con le società di gestione. I consulenti indipendenti vengono infatti   pagati soltanto con una parcella (fee) versata dal cliente come corrispettivo per il servizio   offerto, al pari di quanto avviene quando si va da un commercialista, da un avvocato, da un   medico o da qualsiasi altro professionista.

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