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BRUXELLES 18 Dicembre Dic 2014 2134 18 dicembre 2014

Vertice Ue, timido sostegno al piano di Juncker

Renzi: «Primo passo per la crescita». Merkel frena: «Flessibilità già esistente».

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Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi.

Timido sostegno dei leader Ue al piano per gli investimenti di Jean-Claude Juncker, considerato da Matteo Renzi «un primo passo nella nostra direzione».
Al vertice di Bruxelles è arrivato il via libera alla proposta del presidente della Commissione Ue di creare un fondo da 315 miliardi nel periodo 2015-17 ma all'interno della flessibilità già esistente.
PREVALE LA CAUTELA. Inoltre diversi leader hanno espresso dubbi riguardo ai contributi al nuovo fondo pensato per realizzare i grandi progetti europei. Per ora prevale la cautela e la distanza tra chi lo vorrebbe usare come strumento per allentare i vincoli europei sulla spesa pubblica e chi invece non vuole rischiare che diventi un aiuto eccessivo, a spese di pochi, ai Paesi che non riescono a fare i progetti da soli.
PLAUSO DI DRAGHI. Il presidente della Bce Mario Draghi ha fatto sapere di «accogliere con favore il piano Juncker» che può «contribuire ad aumentare la fiducia nella zona euro» e può essere «molto efficace» a tre condizioni: attuazione rapida, investimenti con elevato ritorno e opportunità per spingere le riforme strutturali.
FLESSIBILITÀ, PARTITA APERTA. Quanto alla flessibilità chiesta da Renzi, Juncker ha precisato: «Se a causa dei contributi al piano di investimenti un Paese violerà i vincoli del Patto di stabilità, questi non saranno presi in considerazione quando valuteremo la situazione delle finanze pubbliche italiane. Per gli investimenti pubblici su territorio italiano, che pesano sui conti italiani, la situazione è più complicata perché il Patto di stabilità non lo permette».
Quindi niente 'golden rule' o scorporo degli investimenti nazionali chiesto dall'Italia per ora. Non è detto, però, che anche questo non sia destinato a cambiare. Il discorso sulla flessibilità, ha confermato anche Renzi, è rinviato a gennaio, quando la Commissione presenterà una comunicazione per spiegare come sfruttare i margini che l'attuale disciplina di bilancio concede.
RENZI: «CRESCITA, NON SOLO AUSTERITY». Il premier ha quindi parlato del semestre di presidenza italiana della Ue. «Questi sei mesi per noi sono stati un grande momento, una nuova stagione per Europa, crescita e non solo austerità: è questa l'eredità che lasciamo. Crescita, crescita, crescita». E ha incassato l'appoggio di Juncker, che ha detto in conferenza stampa: «Ho fiducia in Renzi, sono certo che non mi deluderà».

Merkel: «Contributi all'interno delle regole del Patto»

La cancelliera tedesca, Angela Merkel.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha voluto sottolineare che i contributi nazionali al fondo di investimenti «devono avvenire nell'ambito delle regole del Patto di stabilità, con la flessibilità prevista».
Il ministro dell'Economia italiano Pier Carlo Padoan considera il piano Juncker «un buon punto di partenza, ma c'è ancora del lavoro da fare». In particolare, spiega Padoan, va chiarito in che modo le risorse del fondo strategico saranno distribuite e in che misura gli Stati membri contribuiranno con risorse proprie. Le capitali vorrebbero la garanzia di un 'ritorno' dei propri contributi su progetti che interessano loro, oltre ad un controllo sulla scelta dei progetti da realizzare con il fondo comune che il piano istituisce.
POCHE PROMESSE DI FONDI. Ma la Bei, a cui Juncker ha affidato la gestione e la scelta dei progetti (assieme alla Commissione), non ci sta a farsi tirare la giacca dagli Stati: «La scelta dei progetti non deve essere influenzata da pressioni politiche e i finanziamenti devono andare solo ai progetti sostenibili», ha detto il presidente della Bei Werner Hoyer.
Juncker ha ricevuto promesse di fondi solo dalla Francia e dalla Lituania. Gli altri, dalla Germania al Belgio, dalla Finlandia alla Svezia, all'Estonia, hanno invece espresso resistenze sulla loro partecipazione.
ANCHE RUSSIA E UCRAINA SUL TAVOLO. Ma non c'era solo l'economia sul tavolo del vertice di fine anno. La crisi russa, che per l'alto rappresentante della politica estera Federica Mogherini «non è una buona notizia per nessuno», costringe i leader a fare i conti con i rischi ad essa collegati. Se da una parte restano in piedi le sanzioni, dall'altra l'Ue deve valutare le prossime mosse considerato che la crisi pesa sull'Ucraina, che l'Europa si è impegnata a sostenere finanziariamente.

Investimenti a giugno 2015 e accordo Ttip entro fine anno

La sede della Commissione europea.

La Commissione presenterà una proposta a gennaio 2015, che il Consiglio è chiamato ad approvare entro giugno, «in modo che i nuovi investimenti del piano Juncker possano essere attivati al più presto a metà 2015», si legge nelle conclusioni del summit.
La Bei è «invitata a cominciare le attività utilizzando i suoi fondi da gennaio 2015».
Inoltre Unione europea e Stati Uniti «devono fare tutti gli sforzi per concludere il negoziato» sull'accordo di libero commercio Ttip «entro la fine del 2015» e si auspica che sia «ambizioso, completo e di mutuo beneficio».
OK FORMALE A RINVIO PAGAMENTO STATI NEL 2015. Ed è arrivato un via libera formale da parte del Consiglio europeo alla possibilità di posticipare sino al primo settembre 2015 il pagamento dei contributi extra al bilancio Ue dovuti dagli Stati membri dopo la revisione dei conti degli ultimi anni (Iva più reddito nazionale lordo) compiuta da Eurostat. A beneficiarne sarà in particolar modo la Gran Bretagna, che avrebbe dovuto altrimenti pagare entro lo scorso primo dicembre 2,1 mld di euro a Bruxelles.
PER L'ITALIA 340 MILIONI. Tra i Paesi che hanno visto al rialzo il loro contributo, perché cresciuti di più rispetto alle stime, anche l'Olanda (640 mln) e l'Italia (340 mln), mentre Germania e Francia si sono viste scontare i loro contributi rispettivamente di 779 mln e quasi 1 mld.
In base al nuovo regolamento Ue adottato, possono chiedere di pagare a rate o di postporre i pagamenti tutti i Paesi se il contributo extra complessivo dei 28 eccede un certo tetto, oppure quei Paesi con un aumento individuale importante. A chiedere alla Commissione Ue di dilazionare i pagamenti sono stati la Gran Bretagna, ma anche l'Italia, la Francia, la Bulgaria, Malta, Slovenia e Cipro.

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