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AGITAZIONE 19 Dicembre Dic 2014 1332 19 dicembre 2014

Legge di stabilità, sindacati pronti a occupare le province

I rappresentanti dei lavoratori delle Pa: «Proteste a oltranza in tutta Italia». Delrio rassicura.

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Sindacati e rappresentanrti del governo nell'incontro al ministero del Lavoro sulla legge di Stabilità.

Sindacati pronti all'occupazione delle Province a oltranza contro la legge di stabilità. Lo hanno annunciato in una nota unitaria i sindacati della Pubblica amministrazione.
«Oggi la mobilitazione si estende a tutte le province italiane, e senza un intervento del governo, un passo indietro su provvedimenti dannosi e insensati, non si fermerà».
DELRIO RASSICURA. Il sottosegretario Graziano Delrio ha provato a rassicurare: «Il personale delle province non rimarrà per strada ma verrà assorbito tramite blocco di tutte le assunzioni in tutte le amministrazioni dello Stato e affini».
L'esponente del governo ha sottolineato che nel maxi emendamento alla legge di Stabilità ci sarà un elemento di certezza e non d'incertezza come qualcuno ha erroneamente sottolineato».
«EVITARE IL PEGGIO». I segretari generali di Fp-Cgil, Rossana Dettori, di Cisl-Fp, Giovanni Faverin e di Uil-Fpl, Giovanni Torluccio hanno spiegato: «Chiediamo al parlamento di evitare il peggio, alle Regioni di fare la loro parte».
L'obiettivo è combattere «il rischio di esuberi per 20 mila lavoratori a tempo indeterminato e del licenziamento per oltre 2 mila precari».
La protesta si estende anche contro i «pesanti tagli previsti in legge di stabilità». Tagli che per i sindacati «mettono a rischio il funzionamento dei servizi di area vasta, dalla sicurezza scolastica alla tutela ambientale, passando per la viabilità e le politiche attive sul lavoro».
«APICE IN TUTTO IL PAESE». Insomma, hanno avvertito, «la mobilitazione che è cresciuta in queste settimane oggi raggiungerà il suo apice in tutto il Paese, dopo le prime occupazioni di ieri». E hanno assicurato: «Senza un dialogo vero la mobilitazione continua».
Le sigle del pubblico impiego hanno spiegato di volere «un riordino vero», ma, hanno aggiunto, «il governo abbandoni certi toni».

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