Maria Carmela Lanzetta 141220145051
EDITORIALE 20 Dicembre Dic 2014 1445 20 dicembre 2014

Renzi, stai creando lavoratori di serie A e B

Il settore del pubblico è molto più tutelato del privato. E il trattamento riservato agli esodati delle Province addossa ai contribuenti i costi del suo corporativismo.

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Maria Carmela Lanzetta.

Maria Carmela Lanzetta, ce n'eravamo onestamente dimenticati, è il ministro degli Affari regionali.
A differenza delle sue colleghe Boschi o Madia, che appaiono costantemente sulle prime pagine dei giornali, la signora tiene un profilo molto basso.
Talmente basso che, appunto, ne ignoravamo la presenza.
Ora, complice un'intervista a Repubblica sui destini dei dipendenti in forza alle abolite Province, Lanzetta ci rammenta l'esistenza sua e del ministero che dirige.
Il tema è quello, appunto, di fare luce su che fine faranno i lavoratori di quegli enti che, allarmati dall'incerto futuro che li attende, hanno minacciato scioperi e occupazioni in ogni parte d'Italia.
RICOLLOCATI NELLA PA. E infatti la signora ministra premurosamente li rassicura. Intanto sul fatto che per due anni verranno ricollocati nella pubblica amministrazione, molto facilmente in Comuni e Regioni la cui esistenza non è stata messa in discussione. E si arriva così al 2017.
Dopodiché, per chi non troverà collocazione, scatta la mobilità con l'80% dello stipendio assicurato. Per quanto tempo? Nei piani per altri due anni, così che si arriva al 2019. A questo punto manca solo il vitalizio.
Insomma, se non una pacchia, un bel salvagente che non lascerà affogare nessuno. E i pochi che resteranno per strada verranno accompagnati con opportuni scivoli alla pensione.
UN DOSSIER LAVORO PASTICCIATO. Ora, lungi dal voler rinfocolare l'annosa diatriba di quanto siano tutelati i lavoratori del pubblico e quanto lo siano assai di meno quelli del privato, a nessuno sfugge che il modo con cui il governo Renzi sta mettendo mano all'intricato dossier lavoro è, oltre che pasticciato, fonte di evidenti sperequazioni.
Il trattamento riservato agli esodati delle Province si inserisce infatti nel piano della tradizione assistenzialistica e clientelare che attraversa impermeabile a ogni tentativo di cambiamento il succedersi delle Repubbliche, dalla prima all'attuale.
UNO STATO MADRE CHE DIVIDE I LAVORATORI. L'idea è sempre quella di uno Stato madre che non esita ad addossare ai contribuenti i costi del suo corporativismo, non importa se questo crea lavoratori di serie A tutelati e costantemente difesi nelle loro rendite di posizione (anche quando la spending review consiglierebbe regole almeno paritetiche) e lavoratori di serie B per i quali, come si sta discutendo in questi giorni a proposito dell'abolizione dell'Art. 18, le protezioni sono assai meno generose.
La pubblica amministrazione, uno dei capitoli che il premier si era proposto di riformare, ha subito un maquillage di facciata che non intacca minimamente i meccanismi di spesa che ne fanno un insostenibile ed elefantiaco apparato.
Stessa sorte per l'art. 18, con l'aggiunta della gravissima sperequazione che discrimina i giovani neo assunti (a cui le tutele vengono tolte) rispetto ai vecchi che invece continuano a dormire sonni tranquilli.
Forse occorrerà ricordare all'esecutivo che le riforme non si misurano sull'estetica con cui le leggi vengono riformulate, ma solla loro effettiva efficacia in termini di risparmi.
INVARIATO IL RAPPORTO COSTI/BENEFICI. Abolire le Province procedendo a un meri trasferimento dei loro dipendenti presso altri enti lascia invariato il saldo del rapporti costi/benefici. E, nel solco della miglior tradizione italica, rimanda la soluzione del problema negli anni a venire.
Quando ci si chiede come mai, nonostante tutte le iniziative messe in campo la spesa, e conseguentemente il debito pubblico, continuino a salire, la risposta sta in queste partite di giro che spostando le poste di bilancio da una parte all'altra alla fine ne fanno una partita a somma zero. Detto altrimenti, che i dipendenti delle abolite Province d'ora in avanti li paghino i Comuni o le Regioni è un mero problema di partite contabili. Se poi, non contenti, li si garantisca con ammortizzatori abnormi rispetto a quelli utilizzati nel privato, oltre al danno si aggiunge la beffa.

Twitter @paolomadron

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