Economia 22 Dicembre Dic 2014 1951 22 dicembre 2014

La crisi russo-ucraina ci costa un miliardo

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La crisi russo-ucraina, con annesse sanzioni della comunità internazionale a Mosca e accelerazioni del rublo, presenta il conto al Made in Italy. Che a fine anno potrebbe superare il miliardo di euro. L’Istat ha comunicato che, tra il mese di ottobre e novembre, l'avanzo commerciale italiano con i paesi extra Ue ha registrato un avanzo destagionalizzato di 2.213 milioni. Dietro questo numero un calo delle esportazioni (-1,8%) e un aumento delle importazioni (+1,9%). E a pesare sono soprattutto i mancati affari verso la ex cortina di ferro, che in questi ultimi anni ha costantemente assorbito sempre più nostri prodotti. Soprattutto in settori con forte occupazione come alimentari, tessile e arredamento, tanto da portare nel 2013 il livello delle nostre esportazioni a una cifra superiore ai 10 miliardi. La cautela di Renzi L’export, si sa, è la maggiore leva di sviluppo del Belpaese. Soprattutto in un momento nel quale la domanda interna latita. E in quest’ottica il mercato russo è fondamentale: perché avere buoni rapporti con Mosca vuol dire sia strappare come contropartita migliori condizioni sulle forniture energetiche sia entrare in mercati (l’ex repubbliche sovietiche come l’est Europa) più legati di quanto si pensi al rublo. Anche per questo Matteo Renzi non ha mai seguito i partner europei che hanno chiesto a gran voce maggiori sanzioni contro Vladimir Putin e ha “ispirato” la missione dei giorni scorsi dell’ex premier Romano Prodi nella capitale russa. Perduti 1,2 miliardi Per capire quanto il Made in Italy sia più sensibile alle scosse che si registrano sui mercati in questi giorni, basti dire che l’interscambio con la Russia ha visto nell’ultimo mese un calo superiore al 20 per cento, quello con i Paesi Opec, mentre crolla il petrolio del 6%. A fare i conti di quanto l’Italia ci sta perdendo sul fronte moscovita è stata la Coldiretti. Secondo l’associazione «le esportazioni di prodotti Made in Italy in Russia sono crollate del 23,2%. Se il trend sarà mantenuto nel bilancio di fine anno l'Italia avrà perso nel 2014 almeno 1,2 miliardi di export in Russia per effetto del crollo del rublo, che ha reso meno convenienti gli acquisti ma anche per l'effetto dell'embargo e delle tensioni politiche che hanno frenato gli scambi». Alimentare e auto, i più colpiti Ma le cose potrebbero peggiorare anche dopo, visto che «la situazione si è progressivamente deteriorata nella seconda parte dell'anno a causa del crollo del rublo ma anche dell'embargo e del deterioramento dei rapporti politici che hanno ostacolato gli scambi». Spaventa anche la mappatura dei comparti più indeboliti. Ha segnalato la Coldiretti: «Se i settori più colpiti sono chiaramente quelli interessati dall'embargo che ha sancito il divieto all'ingresso di una lista di prodotti agroalimentari che comprende frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, perdite di quote di mercato considerevoli si registrano anche in altri importanti comparti. Nei primi dieci mesi rispetto allo scorso anno le esportazioni sono calate in media del 10,5%, con cali anche più pesanti che hanno interessato alcuni settori chiave, dall'agricoltura (-25,8%) alle automobili (-45,4%), dai mobili (-7,5%) all'abbigliamento e accessori (-15,2%) fino agli apparecchi elettrici (-5,2%). Nell'agroalimentare si sommano anche i danni indiretti dovuti alla perdita di immagine e di mercato provocata dalla diffusione in Russia di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy». C’erano una volta gli affari Negli ultimi anni i rapporti commerciali tra il nostro paese e la Federazione russa sono cresciuti in maniera costante ed esponenziale. Adesso gli ultimi dati confermano la previsione del presidente dell’Ici, Riccardo Monti, secondo il quale si rischia un calo vicino al punto di Pil nell’interscambio. Soltanto le merci sottoposte da Mosca a dazi (in testa gli alimentari) porteranno a una riduzione del business pari a 100 milioni di euro. A fine anno il saldo dovrebbe chiudersi sopra gli 8 miliardi complessivi. Con un calo molto forte per il Made in Italy, visto che la maggior parte di questi soldi viene da prodotti trasversali e acquistati da tutti i ceti della popolazione. L’export legato al tessile, nonostante la crisi, vale ancora 1,7 miliardi di euro, la meccanica 2,33 miliardi di euro, l’agroalimentare poco più di mezzo miliardo. Intanto cresce la defezione dei russi dalle località turistiche, che nel 2013 hanno speso per le loro vacanze in Italia 1,328 miliardi di euro.

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