Economia 22 Dicembre Dic 2014 1900 22 dicembre 2014

Salari, Italia sotto media eurozona

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Italia sotto la media dell'eurozona sia in fatto di salari che di costo del lavoro in generale. A dirlo sono i numeri dell'Istat, che fotografa la situazione al 2012.  La retribuzione lorda per ora lavorata, la misura base del valore della prestazione, da noi è pari a 19,9 euro. Ciò significa che un lavoratore tipo viene pagato in Italia meno di 20 euro ogni 60 minuti, contro i 21,2 della media dell'unione monetaria. ITALIA BATTUTA DALLA FRANCIA. Quasi tutti i principali stati europei si mostrano più generosi, con in testa alla classifica la Danimarca (34,2 euro) e il Belgio (27,5). Appena fuori dal podio l'Irlanda, l'Olanda e la Germania. L'Italia viene anche superata dalla Francia. Ma non mancano paghe più leggere delle nostre: dal Regno Unito alla Spagna. In fondo alla graduatoria le 'economicissime' Bulgaria (2,9 euro) e Romania (3,2 euro). Grosso modo gli stessi divari si ritrovano guardando al costo del lavoro in senso lato (27,5 euro contro 28,4 di Eurolandia). Valore comprensivo non solo delle retribuzioni ma anche dei contributi sociali. Una voce quest'ultima che da sola in Italia si mangia oltre un quarto delle spese sostenute dal datore, imprenditore o ente pubblico che sia. I COSTI PER OGNI DIPENDENTE. Passando dai calcoli basati sulle ore lavorate a quelli che coprono un intero anno, l'Istat si ferma al 2012, emerge come ogni dipendente costi poco più di 41 mila euro. Tuttavia nelle tasche dei lavoratori ne arrivano 'solo' 29,9 mila. D'altra parte oltre un quarto, il 27,3%, va a finire nella voce 'contributi sociali', dove la fanno da padrone quelli obbligatori. Di certo non incidono sulla quota 'contributi', quota stavolta superiore alla media dell'eurozona, le spese per formazione, limitate allo 0,2%. Più consistente è invece la fetta destinata al Trattamento di fine rapporto (3,9%). L'Istat nel report sulla 'Struttura del costo del lavoro in Italia' fa anche sapere che una parte del Tfr, non maggioritaria ma neppure trascurabile, pari al 28,8%, sia versata in fondi di previdenza complementare, almeno stando al settore privato.

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