Economia 23 Dicembre Dic 2014 1135 23 dicembre 2014

<em>The Interview</em>, il cinema scopre nuove strade

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The Interview con James Franco e Seth Rogen The Interview sì, The Interview no. Almeno per il momento vince il no e la pellicola satirica sull’assassinio del leader nordcoreano Kim Jong-Un firmata Sony Pictures Entertainment resta nel cassetto, anche se la casa di produzione cinematografica giura che non si sa ancora dove e quando, ma “il film sarà distribuito”. La pellicola sarà molto probabilmente distribuita in rete, con le ultime voci di corridoio che suggeriscono una diffusione gratuita attraverso Crackle , la piattaforma di contenuti video di proprietà della stessa Sony. L’appello più inaspettato arriva però da BitTorrent , il servizio di condivisione di dati ormai utilizzato a livello planetario soprattutto per la diffusione di file protetti da copyright come musica, videogiochi, libri, film e serie tv. L’azienda ha fatto sapere che «BitTorrent sarebbe il miglior modo per Sony di riprendere il controllo del proprio prodotto, evitando di sottostare alle minacce dei terroristi e assicurando alla pellicola un pubblico più che consistente». PER ORA VINCE PYONGYANG. Insomma per il momento vincono gli hacker nordcoreani, che hanno minacciato la major e ne hanno messo sottosopra i sistemi informatici (anche se Pyongyang continua a negare qualsiasi coinvolgimento e anzi chiede una commissione di inchiesta congiunta sulla vicenda). Mentre lo sdegno americano è tutt’altro che celato e il presidente americano Barack Obama non ha risparmiato condanne e accuse, la credibilità di Sony, che ha ceduto ai ricatti, traballa. Ecco tutto quello che bisogna sapere.

Un attacco dei Guardians of peace SONY SI È PIEGATA ALLE MINACCE. Da un punto di vista tecnico quanto successo a Sony non è molto diverso da quanto capitato di recente a colossi bancari e del retail americano, come Target e Home Depot: un gruppo di hacker che si identifica come Guardians of Peace, i guardiani della pace, è riuscito a entrare nel network interno di Sony Pictures, controllata americana della giapponese Sony e ha rubato tutto quello che è riuscito a trovare. Si parla di qualcosa come 100 terabyte di e-mail, film, password, informazioni personali dei dipendenti, comprese quelle sugli stipendi. A fare infuriare gli hacker, che sono arrivati a minacciare esplicitamente attacchi terroristici gravi come quelli dell’11 settembre 2001, è stato in   particolare The Interview, film satirico non ancora distribuito in cui James Franco e Seth Rogen assassinano il leader nordcoreano. Dopo l’attacco l’uscita del film è stata cancellata, gli Stati Uniti hanno puntato l’indice contro la Nord Corea, Obama ha comunque bollato come “un errore” la scelta di Sony e gli hacker, soddisfatti, hanno fatto sapere che finché la pellicola resterà in un cassetto la casa di produzione non dovrà temere altre ritorsioni.

Barack Obama OBAMA CONDANNA E SONY (IN PARTE) CI RIPENSA. Barack Obama come si suol dire non le ha mandate a dire né al Governo nordcoreano   né a Sony, che ha ricevuto comprensione e una dura strigliata: «Sono solidale con Sony, ma avrebbero dovuto consultarsi con me prima di cancellare la distribuzione del film. Gli Stati Uniti non cedono alle minacce. Ritirare la pellicola è stato un errore», ha detto il presidente americano. Obama, che ha spiegato che la Casa Bianca sta valutando possibili azioni contro la Corea del Nord, non ha comunque parlato di “un atto di guerra”,   ma di “un atto di vandalismo informatico”, usando toni più blandi di quelli scelti in   un primo momento. Detto questo, come ha spiegato David Boies, legale di Sony, la società sta cercando un modo per distribuire comunque il film, magari non nelle sale   cinematografiche. Si parla per esempio di un’uscita su Crackle, il servizio in streaming accessibile attraverso PlayStation, Xbox, Roku o smart tv. IL RETROSCENA: GLI USA CHIEDONO AIUTO ALLA CINA  Secondo il New York Times Washington in passato avrebbe chiesto più volte aiuto alla Cina per cercare di fermare gli hacker nordcoreani, senza però ricevere una risposta da Pechino. Altre fonti sostengono invece che Stati Uniti e Cina si siano scambiati informazioni sull’attacco e Pechino, che pure non ha una policy molto morbida per quanto riguarda quello che compare su internet, avrebbe condannato le azioni ai danni di Sony come una violazione. Già in passato la Casa Bianca aveva cercato di fare leva diplomatica sulla Cina per arrivare alla Corea del Nord, sempre senza successo.

SONY PICTURES RISCHIA DI PERDERE AUTONOMIA. Alla luce dei problemi avuti, Sony Pictures potrebbe perdere autonomia rispetto alla   capogruppo asiatica. Secondo indiscrezioni in Giappone i vertici della società stanno pensando a una più severa politica di supervisione e controllo dei rischi della controllata   americana e delle sue 1.300 divisioni. Dietro un possibile giro di vite sull’indipendenza di Sony Pictures, acquisita nel 1989 e da sempre lasciata ampiamente libera di agire secondo una propria strategia, ci sarebbe Kenichiro Yoshida, il nuovo direttore finanziario di Sony. Finora il colosso giapponese si è per lo più lavato le mani delle vicende americane, lasciando al management locale ampio potere decisionale, ma ora le cose sembrano essere cambiate: Yoshida ha rinnovato la fiducia ai vertici di Sony Pictures, ma starebbe già mettendo a punto un piano per limitarne i poteri.

Death of a Princess, film-documentario britannico LA CENSURA E HOLLYWOOD: NON È LA PRIMA VOLTA. Sebbene la modalità sia nuova, non è la prima volta che un governo straniero cerca   di censurare un film in uscita. Nel 1980 l’Arabia Saudita bloccò il film-documentario britannico Death of a Princess, che raccontava l’esecuzione del principe saudita e della sua amata. Riyad aveva minacciato Londra di chiudere i rapporti economici e le esportazioni di greggio e l’allora segretario di Stato americano, Warren Christopher,   aveva scritto al presidente di Pbs, Lawrence Grossman, per evitare la messa in onda della produzione e le emittenti del network decisero di fermare il film, sostenendo che i legami   con l’Arabia Saudita erano troppo forti per rischiare di perderli. Di recente Hollywood si è mostrata accondiscendente sulle richieste della Cina, il secondo maggiore finanziatore dell’industria cinematografica americana: film come Cloud Atlas e Skyfall sono stati ritoccati per l’uscita in Cina, mentre il regista James Cameron ha accettato di presentare   una versione diversa del suo Titanic 3D rendendo più pudiche alcune immagini della protagonista Kate Winslet.

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