Economia 23 Dicembre Dic 2014 1631 23 dicembre 2014

Partite iva, Renzi fa marcia indietro

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Matteo Renzi Il presidente del Consiglio più giovane della storia repubblicana non poteva chiudere l’anno scontentando la parte più giovane dell’economia: l’esercito di professionisti, terzisti e prestatori d’opera tutti legati dal meccanismo delle partite Iva. Così il premier – e forse anche in chiave elettorale visto che parliamo almeno di un milione di persone – ha fatto marcia indietro. LA MARCIA INDIETRO. Eccolo, ai microfoni di Rtl 102,5 il 23 dicembre annunciare: «Non possiamo non inserire nei prossimi mesi un provvedimento ad hoc per i giovani professionisti che non hanno avuto vantaggi dalla legge di stabilità: un intervento correttivo è sacrosanto e mi assumo la responsabilità di farlo nei prossimi mesi». Quindi, entrando nello specifico, fa ammenda: «La legge di stabilità ha un punto problematico sui temi delle partite Iva: abbiamo ridotto al settore le tasse di circa 1 miliardo per 1 milione di destinatari ma il meccanismo ha un effetto che fa molto arrabbiare i giovani nella suddivisione di questi soldi. Il giovane avvocato o architetto ha qualche difficoltà in più essendo stato alzato il contributo sociale».

LE MISURE ALLO STUDIO. Sulla spinta dei centristi (alfaniani ed ex montiani) il governo correrà ai ripari. E qualcosa potrebbe già esserci nel Milleproroghe. L’idea che circola è quella di portare a 20mila euro (dagli attuali 15mila) il tetto minimo destinato alle nuove partite Iva per rientrare nel regime dei minimi. Ma questo potrebbe essere soltanto il primo passo. Dal suo profilo Facebook il presidente del Pd, Matteo Orfini, ha annunciato un provvedimento organico sul lavoro autonomo con diritti e tutele di quei lavoratori». L’uomo mandato da Renzi a ripulire i Democratici di Roma ha confermato l’intenzione di «estendere il regime dei minimi a una fascia più ampia e migliorare ancora la situazione. Per questo inizieremo da subito a incontrare il mondo del lavoro autonomo per ascoltare critiche, proposte e ragionare insieme sulle misure da assumere». Ma a quanto pare si starebbero studiando anche un secondo pilastro previdenziale integrativo per chi fa fatica a capitalizzare una pensione e una serie di misure di sgravi per servizi di welfare alternativi. RADIOGRAFIA DI UN SALASSO. A dirla tutta, qualcosa per le partite Iva la maggioranza ha provato anche a farla. Nell’ultimo passaggio a Senato il relatore alla manovra Giorgio Santini (Pd) ha inserito un credito d’imposta del 10% sull’Irap per le micro Pmi senza dipendenti. Ma secondo il servizio Bilancio della Camera il provvedimento potrebbe spingere l’Unione europea ad aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia per aiuti di stato, visto che il bonus viene concesso soltanto a una categoria. Per il resto il salasso è pieno. PER GLI UNDER 35 L'ALIQUOTA PASSA DA 5 AL 15%. Per quanto riguarda i minimi l’aliquota per le nuove partite Iva passa dal 5 al 15 per cento per gli under 35. Scendono anche gli scaglioni di reddito per ottenere un trattamento agevolato: si va dai 15.000 euro annui per consulenti e professionisti, fino ai 40.000 euro annui dei commercianti. Senza contare che di fatto non si possono più ammortizzare i costi in base ai ricavi. I calcoli sono presto fatti. Il deputato di Scelta Civica Giancarlo Librandi ha parlato di «un autentico pasticcio, un danno grave per molte centinaia di migliaia di partite Iva. L'aumento dell'aliquota al 15 per cento e la riduzione per molte categorie della soglia massima per accedere al regime agevolato a 15mila euro rischia di rendere questo nuovo sistema inutile, spesso peggiorativo». QUANTO COSTA LA MANOVRA ALLE PARTITE IVA. L’ex montiano ha fatto anche qualche calcolo: «Un giovane professionista che aprirà la partita Iva dal 2015, a fronte di un reddito pari a 30.000 euro, sarà tassato con il regime ordinario (non potendo entrare nel nuovo regime per il superamento della soglia) con una tassazione pari a circa 7.000 euro rispetto a una tassazione di circa 1.500 euro che avrebbe avuto con il vecchio regime dei minimi». RICCHI E VECCHI CONTRO POVERI E GIOCHI. A ben guardare sono stati penalizzati dalla manovra soprattutto quei soggetti – giovani - costretti a entrare nel mondo del lavoro come prestatori d’opera sotto partita Iva, pur di uscire dal sommerso. Anche perché l’ultima Legge di stabilità prevede l’aumento (dal 27,72 al 30,72 per cento) dell’aliquota della gestione separata dell’Inps, alla quale devono iscriversi free­lance e parasubordinati. Per tutto questo il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, ha calcolato un aumento dell’imposizione per queste categorie pari al 500 per cento. Amara la conclusione alla quale è arrivata l’associazione XX maggio: «I nuovi poveri a partita Iva oggi percepiscono un reddito lordo medio di 18.640 euro, un reddito netto da 8.670 euro annui, per 723 euro mensili. Dopo tasse e contributi, in tasca a questi lavo­ratori restano 515 euro».

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