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STORIA 24 Dicembre Dic 2014 1600 24 dicembre 2014

Petrolio, gli effetti negativi sui Paesi esportatori

Dall'Iraq alla Libia: quando l'oro nero porta solo guai.

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La mappa dei giacimenti petroliferi iracheni.

La scoperta di petrolio e gas nel Mar Mediterraneo al largo delle coste del Libano e di Israele potrebbe essere, a prima vista, una grande occasione per i due Paesi.
Gli esponenti politici libanesi parlano, prima ancora di avviare le perforazioni, della creazione di posti di lavoro e dell’avvio di progetti di sviluppo della sanità, dell’istruzione e delle attività economiche.
Un ottimismo diffuso, ma che rischia di essere smentito dalla storia.
Nel corso dell’ultimo secolo in quasi tutti i Paesi in via di sviluppo ricchi di idrocarburi i sogni di benessere si sono rivelati illusioni, quando non si sono trasformati in incubi fatti da ingerenze internazionali, occupazioni militari e guerre etniche.
OLANDA AZZOPPATA DALL'INFLAZIONE. Anche in alcuni Stati più avanzati gli effetti negativi del petrolio e del gas si sono fatti sentire Il caso più noto è quello dei Paesi Bassi, dove lo sfruttamento del gas naturale scoperto a Groningen nel 1960 portò un rapido afflusso di soldi. Questo causò inflazione, declino delle attività economiche tradizionali e altri danni all’economia. Un fenomeno ormai noto come Dutch Desease (sindrome olandese).
In un Paese europeo questa sindrome è stata affrontata e risolta rapidamente, come una brutta influenza. In molti altri in via di sviluppo, invece, s'è rivelata un’epidemia mortale.
IL PETROLIO NON ALIMENTA IL REDDITO PRO CAPITE. Negli ultimi tre anni i membri dell’Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio), hanno avuto ricavi dal greggio pari a circa 1.200 miliardi di euro l’anno. Una cifra con cui avrebbero potuto facilmente diversificare le loro economie e superare nel Pil le “tigri' asiatiche”. Invece, il loro reddito medio pro capite nel 2012 non andava oltre i 7.811 dollari, un terzo di quello della Corea del Sud, 22.580 dollari, o della Slovenia, 22.350 dollari.
Anche in Arabia Saudita, il più grande esportatore di oro nero al mondo, il reddito pro capite di 25.120 dollari è inferiore a quello di Paesi come la Spagna, 29.748 dollari, e l'Italia, 33.185 dollari, che non hanno né petrolio né gas naturale.
L'ESEMPIO IRACHENO. In questi stessi anni i Paesi arabi produttori stanno affrontando un crescente deficit alimentare e alla fine del 2010 avevano accumulato un debito estero pari a 179,9 miliardi di euro, mentre i patrimoni privati dei loro cittadini detenuti all’estero sono stimati in oltre 1.300 miliardi di euro.
L’Iraq, quinto esportatore al mondo, è l’esempio emblematico degli effetti devastanti che il petrolio può avere sullo sviluppo degli Stati produttori. Dopo più di 80 anni di sfruttamento delle risorse gli iracheni si ritrovano con un Paese devastato, con un reddito pro capite di 4.100 dollari l'anno e un debito di 92,3 miliardi dollari (115,3% del Pil). Secondo la Banca centrale, già prima della guerra con Isis, la grande maggioranza della popolazione doveva quotidianamente affrontare la carenza di cibo, acqua potabile, cure mediche e persino di prodotti derivati dal petrolio.
L'ORO NERO SOPPIANTA IL GRANO. Prima di diventare una potenza dell'oro nero l’Iraq era un grande esportatore di grano. Con l’inizio dello sfruttamento dei giacimenti la produzione agricola ha iniziato a restringersi, le terre fertili si sono trasformate in deserto o paludi malsane. Tanto che nel 2012 il totale delle esportazioni irachene è stato di 94,31 miliardi di dollari, con solo 0,280 milioni (0,29% del totale) di esportazioni non petrolifere. Questa terra, un tempo considerata il granaio del Medio Oriente, è stata ridotta a importare dall’estero quasi tutti i prodotti alimentari che consuma. Inoltre, la ricchezza petrolifera è anche la ragione delle tante guerre che da più di 30 anni devastano il Paese.
LA PROFEZIA DEL MINISTRO PÉREZ. Molti altri Stati come Venezuela, Messico, Libia e Algeria hanno avuto un andamento più o meno simile a quello iracheno. In Medio Oriente, invece, quelli slegati dal petrolio (Marocco, Libano e Giordania), hanno avuto generalmente uno sviluppo economico migliore, a volte con buona crescita dell’industria, dell’agricoltura e del turismo.
Nel 1975 Juan Alfonso Pérez, ministro del Petrolio di Caracas, disse a una riunione dei Paesi produttori: «L'oro nero è lo sterco del diavolo. Porta rifiuti, corruzione, sprechi e debito, questo debito». A 40 anni di distanza i fatti sembrano dargli ancora ragione.

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