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CRISI 24 Dicembre Dic 2014 0600 24 dicembre 2014

Varoufakis: «L'Ue va salvata con un piano Merkel»

Troika alle porte. Rimedi sterili. Mentre gli Usa corrono, l'Unione teme il default. L'economista Varoufakis: «Flessibilità? Ridicola. Ci aiuti la Germania. O è finita».

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da Bruxelles

Ad Atene il programma di salvataggio europeo chiamato Troika si sta rivelando un cavallo di Troia.
Le condizioni imposte dai rappresentanti europei (Banca centrale, Commissione Ue e Fondo monetario internazionale) per il via libera all'uscita dal programma sono infatti ritenute inaccettabili dai greci.
Che in questi ultimi cinque anni hanno già sopportato sacrifici al limite della sopravvivenza: riduzioni della spesa in settori come sanità, scuola, ricerca.
ATENE VERSO IL VOTO ANTICIPATO. E ora la richiesta di un nuovo taglio del 20% delle pensioni (che erano già state ridotte per ben tre volte) suona, più che come l'ennesima misura per attuare il 'piano di risanamento', come il colpo di grazia finale per un Paese che, anche a livello politico, pare non avere la forza di uscire dalla palude dell'instabilità.
Il 22 dicembre s'è conclusa con un nulla di fatto la seconda tornata per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica. E l'ipotesi di una chiamata anticipata alle urne si fa, giorno dopo giorno, sempre più concreta.
IL BUIO PER SEMPRE? «Il buio più profondo è poco prima dell'alba», ha scritto il premier Antonis Samaras in un articolo sul quotidiano Ethnos.
La Troika rischia però di lasciare la Grecia al buio per sempre. E questa volta non da sola.
Nelle stesse condizioni potrebbe trovarsi ben presto anche l'Italia. Evocata da Matteo Renzi, la Troika è considerata più che uno spauracchio, «una possibilità reale», dice a Lettera43.it Yanis Varoufakis, economista greco-australiano, docente di Teoria economica all'università di Atene e alla Lyndon Johnson school of public affairs nel Texas.
VAROUFAKIS: «UE SI SVEGLI O DEFAULT INEVITABILE». Varoufakis, che è anche autore del libro Una proposta modesta per risolvere l'eurocrisi, non ha paura di prospettare scenari apocalittici, perché «se continuiamo a camminare come sonnambuli nel futuro, il default di tutta l'Eurozona, non solo della Grecia e dell'Italia, sarà inevitabile».

Yanis Varoufakis, economista greco-australiano.

DOMANDA. L'Italia rischia davvero di trovarsi nella stessa situazione della Grecia tra uno o due anni?
RISPOSTA.
L'economia italiana è molto diversa da quella greca. Voi avete un Nord industriale capace di stare ancora in equilibrio, ma la situazione è comunque insostenbile già ora.
D. Perché?
R.
È un Paese al centro dell'Eurozona, fa parte di un'unione monetaria che non è mai stata progettata per sostenere la crisi che ci troviamo ad affrontare. Anche se nel 2013 l’Italia ha avuto un buon export, un surplus primario di oltre il 2% e un deficit dentro i limiti di Maastricht, il rapporto debito/Pil è fuori controllo.
D. Quindi?
R.
Se non si fa qualcosa di concreto, entro un anno Matteo Renzi sarà fuori dal governo, come è successo a Mario Monti. Tutta l'Eurozona sta per ricadere nella crisi più nera.
D. Rischiamo un default globale?
R.
Sì. Se camminiamo come dei sonnambuli verso il futuro, finiremo con il collasso dell'Eurozona. Spero solo e prego che ci sia un processo politico che metta in atto tutte le misure necessarie prima che arriviamo a quel livello.
D. Che cosa suggerisce per evitare questo scenario?
R.
Abbiamo bisogno di tre mosse fondamentali, che si potrebbero fare in una settimana, se solo la politica volesse.
D. Quali?
R.
La prima: un massiccio piano di investimenti per invertire la recessione, rafforzare l'integrazione europea, ripristinare la fiducia del settore privato, rispettare l'impegno del trattato di Roma del 1957 sull'aumento del tenore di vita e l'Atto unico europeo del 1986 sulla coesione economica e sociale.
D. Ma c'è già il piano Juncker.
R.
Quello è un atto patetico di disperazione fatto per scampare alla bancarotta della classe dirigente di Bruxelles. Una barzelletta. Abbiamo bisogno di un vero piano che la Banca europea per gli investimenti (Bei) e il Fondo europeo per gli investimenti (Fei) devono finanziare emettendo Bei bond.
D. Quanti?
R.
Una grande quantità, 300 miliardi l'anno per i prossimi 5 anni.
D. E chi li compra?
R.
La Bce, che deve finalmente avviare quelle operazioni di quantitative easing consistenti nell’acquisto massiccio di titoli con denaro di nuova emissione. In questo modo Mario Draghi evita il problema di dover finanziare direttamente gli Stati.
D. Questa è la prima proposta. La seconda?
R.
Bisogna dividere il debito pubblico di ogni Stato membro in due parti e mettere quella che rientra nei parametri di Maastricht del 60% del rapporto debito-Pil a disposizione della Banca centrale europea (Bce) come union bond registrati come debito dell’Ue.
D. E la Bce come dovrebbe pagare questi bond?
R.
Potrebbe comprare bond emessi da parte dell’Esm o emettere bond da sola, come fa già la banca del Cile, del Messico.
D. E poi?
R. Far pagare gli interessi dovuti su questi debiti trasformati in bond fino a maturità agli Stati membri da cui sono stati trasferiti.
D. In pratica?
R. La Bce farebbe un ponte tra l'Italia e il mercato assicurando bassi tassi di interesse per la parte di debito italiano che l’Italia sarebbe autorizzata ad avere. Questa operazione abbasserebbe il debito di tutta l'Eurozona del 40% nei prossimi 20 anni.
D. La terza idea qual è?
R.
Una vera Unione bancaria, non la versione propagandistica che abbiamo ora. Se una banca spagnola, italiana o francese vuole essere ricapitalizzata fa richiesta all'Esm, che nomina un nuovo Consiglio di amministrazione.
D. E chi sceglie i consiglieri?
R.
Deve essere formato da persone che non sono della stessa nazionalità della banca, in modo da rompere questo terribile link relazionale tra banchieri e politici. Il nuovo board ripulisce poi la banca e la rivende al settore privato. In pratica europeizzi una banca, come hanno fatto gli Stati Uniti.
D. Sempre meglio che parlare solo di flessibilità...
R.
Non c'è nessuna flessibilità. Sono attonito dal vedere che a Bruxelles la Commissione è rimasta giorni, settimane, mesi a negoziare sui punti decimali delle leggi di bilancio degli Stati membri.
D. Come ha detto Renzi: «Basta con l'Europa che si cura solo dello zero virgola».
R.
Esatto. È assurdo, ridicolo. Se un domani gli storici dovessero raccontare quello che è successo nell’Ue negli ultimi 5 anni dovrebbero scrivere una storia molto deludente.
D. Servirebbe un altro Jacques Delors o un altro cancelliere tedesco?
R.
Le soluzioni che propongo per evitare il default non potranno mai essere realizzate senza il sostegno della Germania. Per questo dovrebbe essere chiamato: Merkel plan for Europe, un piano Marshall per salvare l'Ue.
D. E come convincere la cancelliera?
R.
La paura di un default dovrebbe bastare come effetto leva per fare davvero qualcosa. E se non basta propongo anche di costruire una statua di Merkel in ogni capitale europea (dice con ironia, ndr).
D. Insomma, come direbbe Draghi: «Whatever it takes»?
R.
Sì, qualsiasi cosa serva, basta che salviamo l’Europa.
D. Per ora non si riesce neanche a difendere la Grecia...
R.
Perchè sono state raccontate troppe bugie.
D. Quali?
R.
La logica del salvataggio in Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna è stata semplicemente quella di trasformare le perdite delle banche in tasse da far pagare ai cittadini. Non è stato un atto di solidarietà per i greci, ma per i banchieri.
D. E per il mercato, anche se il commissario Pierre Moscovici nel suo ultimo tour in Grecia ha detto che «non è il nostro capo».
R. Io penso che l’Europa sia abbastanza potente e ricca per comandare il mercato e non per farsi comandare, ma semplicemente non lo fa.
D. Perché?
R.
Quella di creare una bolla per risolvere i problemi politici è una scelta. In Grecia, anche dopo il secondo salvataggio, era chiaro che ne sarebbe servito un altro: è quello che accade se continui a dare denaro a chi è insolvente.
D. E infatti è arrivato il terzo salvataggio.
R.
Fatto con i soldi dei contribuenti di Francia, Germania e Italia. Allora per difenderlo i politici dicevano che la Troika era stata una storia di successo, che i bond delle banche greche stavano diventando un ottimo investimento. Hanno continuato a mentire per creare una bolla sul mercato.
D. Un bluff?
R.
Hanno voluto mentire semplicemente per prendere tempo. Nel 2013 Merkel aveva le elezioni ed è andata in campagna elettorale dicendo: guardate cosa abbiamo fatto, abbiamo salvato la Grecia e risolto la crisi. Invece volevano solo coprire un enorme fallimento politico.
D. Che ora i nuovi partiti come Syriza e Podemos stanno cercando di smascherare?
R.
Sì e spero che presto possano lavorare insieme per un programma europeo non solo spagnolo o greco. Bisogna rendere l’Eurozona di nuovo sostenibile a partire da una finanza pubblica più trasparente.
D. Un obiettivo che anche secondo il Financial Times - non certo un giornale di sinistra - oggi può essere perseguito solo dai partiti come Syriza e Podemos.
R.
Certo, perché quando hai un establishment come quello di centrodestra e centrosinistra che decide di nascondere la verità per sopravvivere, finisci col costringere i cittadini a diventare radicali. La sinistra è l’unica parte politica che oggi dice cose con un senso. In tempi come questi essere radicali è l’unica scelta ragionevole da fare.
D. In Italia c'è il Pd oppure il Movimento 5 stelle, che però chiede di uscire dall'euro.
R.
Renzi ha davvero la possibilità di fare quello che stanno facendo Syriza e Podemos. L’unico problema è che ha pochi mesi per farlo, vediamo se ci riesce.
D. Ha sprecato troppo tempo a parlare di flessibilità?
R.
Sì, ha fatto un grande errore. Per quanto condivido in pieno la sua battaglia per cambiare le regole antiquate che hanno messo in ginocchio l’Eurozona, Renzi ha fatto questa battaglia non da un punto di vista comunitario. E questo mi preoccupa.
D. Troppo egoismo nazionale?
R.
Sì, sta contrattando solo per portare a casa una promozione sulla propria legge di bilancio, ma non dice nulla sul resto d’Europa. Fare un accordo con Bruxelles per una maggiore libertà di azione nazionale è un errore. Siamo tutti sulla stessa barca. Renzi dovrebbe lottare per cambiare la situazione di tutta l’Ue, solo così l’Italia ha una chance.
D. Molti, non solo Renzi, preferiscono andare da soli: basta vedere la vittoria degli euroscettici in Gran Bretagna con l’Ukip e in Francia con il Front national.
R.
Il più grande alleato dell’euroscetticismo è il fallimento europeo. Se l’Ue inizia a creare una vera prospettiva di crescita, di prosperità, gli euroscettici si dissolveranno. Ma ora Bruxelles sta mettendo i cittadini all’angolo e questo non gioca a loro favore.
D. Dovrebbero smettere di parlare di Troika e austerity?
R.
Sì, dimostrare che l’Ue può funzionare, che non è una prigione dorata. Doveva essere la casa comune, ma ora per la maggior parte dei cittadini è diventata un campo di concentramento. Ed è su questa paura che l’euroscetticismo fa leva.

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